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I droni russi in battaglia, sfida con i piccoli Bayraktar TB2 turchi che continuano a distruggere i mezzi degli invasori

I filmati degli Orion in azione mostrati come strumento di propaganda. Ai cinesi sarebbero stati chiesti i Wing Loong capaci di competere con i mezzi forniti a Kiev da Ankara
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All’inizio erano rimasti invisibili, nel timore della contraerea ucraina. Poi dalla seconda settimana di guerra i droni di Mosca sono entrati nella battaglia e la propaganda di Putin li mostra sempre più spesso per convincere il suo popolo della superiorità tecnologica russa. Un modo anche di rispondere ai successi messi a segno dai piccoli bombardieri telecomandati turchi Bayraktar TB2 che continuano a distruggere i mezzi degli invasori. 

Il primo a essere rivelato è stato il video del raid di un Orion che distrugge una postazione ucraina nel Donbass. L’Orion è uno dei più grandi aerei robot russi e somiglia molto al celebre Predator americano. Dopo averlo provato nei combattimenti in Siria al fianco del regime di Assad, due anni fa ne è stata decisa la produzione e oggi trenta Orion sarebbero in servizio con le forze russe. Possono restare in volo per ventiquattro ore di fila e lanciare quattro piccoli missili controc…

All’inizio erano rimasti invisibili, nel timore della contraerea ucraina. Poi dalla seconda settimana di guerra i droni di Mosca sono entrati nella battaglia e la propaganda di Putin li mostra sempre più spesso per convincere il suo popolo della superiorità tecnologica russa. Un modo anche di rispondere ai successi messi a segno dai piccoli bombardieri telecomandati turchi Bayraktar TB2 che continuano a distruggere i mezzi degli invasori. 

Il primo a essere rivelato è stato il video del raid di un Orion che distrugge una postazione ucraina nel Donbass. L’Orion è uno dei più grandi aerei robot russi e somiglia molto al celebre Predator americano. Dopo averlo provato nei combattimenti in Siria al fianco del regime di Assad, due anni fa ne è stata decisa la produzione e oggi trenta Orion sarebbero in servizio con le forze russe. Possono restare in volo per ventiquattro ore di fila e lanciare quattro piccoli missili controcarro volando a 200 chilometri all’ora. Il filmato fa vedere lo schermo usato per guidare il razzo fino al bersaglio e colpire “un centro di comando del battaglione Aidar ucraino nel territorio della Repubblica di Donetsk”. 

Nei giorni scorsi sono stati segnalati alcuni attacchi messi a segno dagli Orion sempre nella zona del Donbass, dove almeno uno di questi droni sarebbe stato abbattuto. I velivoli come l’Orion sono grandi, hanno ali di 16 metri, lenti e poco manovrabili: se vengono avvistati possono essere abbattuti anche dalle mitragliere della fanteria. Inoltre c’è il rischio che il collegamento radio che lo guida venga disturbato dalle contromisure acquistate dall’Ucraina. Spiega Pietro Batacchi, direttore di Rivista Italiana Difesa: “Si vedono militari ucraini con apparati che credo siano cinesi in grado di disturbare il segnale di controllo dei droni”. 

Ucraina, i droni turchi bombardano e distruggono il sistema russo per il controllo radio a Kiev 

Proprio Batacchi, uno dei più autorevoli analisti militari italiani, sottolinea però una differenza di dottrina: “Quella russa si basa molto sul fuoco dell’artiglieria: l’impiego del drone è asservito al controllo del tiro di cannoni e razzi. In Siria ad esempio hanno usato per lo più in questo modo gli aerei senza pilota. Il concetto di statunitense di ‘targeting killing’ prevede che i Reaper teleguidati scoprano i terroristi e poi li uccidano. Nel caso di un terrorista invece i russi usano il drone per individuarlo, ma per ucciderlo o prendono a cannonate la casa o mandano le forze speciali”.

E’ proprio quello che si vede negli ultimi giorni. Da Kiev a Mariupol, i media russi mostrano decine di video dei droni ricognitori che localizzano i bersagli poi centrati dai colpi dell’artiglieria. Nell’assedio della capitale, l’esercito di Mosca adesso ha schierato semoventi dotati di proiettili a guida laser, che si dirigono con alta precisione sulle posizioni segnalate dalle spie volanti senza pilota.  

In più nel centro della capitale è precipitato un “drone kamikaze” – tecnicamente chiamato “loitering munition” – costruito dalla Kalashnikov, la fabbrica dei mitragliatori Ak47. E’ un aeroplanino silenzioso che orbita in volo aspettando di trovare un bersaglio e poi si lancia contro l’obiettivo, come i piloti suicidi nipponici, facendolo saltare in aria.

Quella di Mosca insomma è un’altra idea di guerra: “Anche con la diminuzione della contraerea ucraina credo useranno per gli attacchi più gli aerei pilotati che i droni”, conclude Batacchi.

Molto diverse le prestazioni dei droni Bayraktar TB2 forniti a Kiev dalla Turchia che hanno realizzato molti raid contro i tank russi e sono ritenuti più piccoli e agili dei mezzi russi. La fabbrica costruita in Ucraina per realizzarli è stata bombardata all’inizio della guerra, ma questi aerei telecomandati continuano ad alzarsi in volo: sono stati usati nel sud e nel nord del Paese invaso. In alcuni casi avrebbero distrutto attrezzature russe molto più costose del loro prezzo, pari a circa 5 milioni di dollari. 

L’arsenale di Putin non ha nulla del genere e non riesce a fermarli. Gli Orion sono stati testati per dare la caccia ad altri droni: hanno il primato di essere stati i primi a realizzare un abbattimento tra aerei robot. Questa prestazione però sembra solo un record da poligono, non ripetibile in una vera battaglia. E si è sparsa la voce che l’aiuto militare chiesto da Mosca a Pechino riguardasse proprio droni simili a quelli turchi: i Wing Loong, esportati dai cinesi in numerosi Paesi.