Colombia, la sinistra vince le elezioni: scatto di Gustavo Petro nella corsa alla presidenza
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoCon una storica vittoria alle legislative in Colombia la sinistra ha ottime possibilità di far eleggere il suo candidato Gustavo Petro come presidente il prossimo 29 maggio. Confermando i sondaggi che lo davano in vetta, l'ex guerrigliero del M-19, già sindaco di Bogotà, il leader della coalizione Pacto Histórico ottiene l'80 per cento dei consensi che si traducono in 5,7 milioni di voti. Soltanto il suo partito conquista 16 dei 108 scranni al Senato, gli stessi dei conservatori e uno in più dei liberali che ne ottengono 15. Successo anche dell'altra forza alternativa, la Coalizione Centro Esperanza, che raggruppa i Verdi di Íngrid Betancourt: conquistano 14 seggi, gli stessi del Centro Democratico, la storica formazione di destra fondata dall'ex presidente Álvaro Uribe.
Combattuto fino all'ultimo, il risultato di domenica conferma la frammentazione di un Congresso tra sedici partiti obbligati a unirsi in fronti per…
Con una storica vittoria alle legislative in Colombia la sinistra ha ottime possibilità di far eleggere il suo candidato Gustavo Petro come presidente il prossimo 29 maggio. Confermando i sondaggi che lo davano in vetta, l'ex guerrigliero del M-19, già sindaco di Bogotà, il leader della coalizione Pacto Histórico ottiene l'80 per cento dei consensi che si traducono in 5,7 milioni di voti. Soltanto il suo partito conquista 16 dei 108 scranni al Senato, gli stessi dei conservatori e uno in più dei liberali che ne ottengono 15. Successo anche dell'altra forza alternativa, la Coalizione Centro Esperanza, che raggruppa i Verdi di Íngrid Betancourt: conquistano 14 seggi, gli stessi del Centro Democratico, la storica formazione di destra fondata dall'ex presidente Álvaro Uribe.
Combattuto fino all'ultimo, il risultato di domenica conferma la frammentazione di un Congresso tra sedici partiti obbligati a unirsi in fronti per poter vedere eletti i loro rappresentanti. Tre le coalizioni che sono emerse e che si presenteranno all'appuntamento di fine maggio con altrettanti aspiranti presidenti. Oltre a Petro ci saranno Federico Gutiérrez, detto "Fico" della destra di Equipo por Colombia che è riuscito a raccogliere il 54 per cento dei voti (4,1 milioni) e il centrista Sergio Fajardo della Coalición Centro Esperanza con il 32 (2,3 milioni). Difficile immaginare per quest'ultimo un passaggio al ballottaggio. La sfida finale sarà dunque tra una destra orfana di Uribe che non ha aderito alla coalizione e una sinistra che non ha mai governato in un paese profondamente conservatore e segnato da oltre mezzo secolo di lotta armata da parte della guerriglia.
Tra i 96 candidati alla presidenza, oggi ridotti a meno di 10, restano in sella due nomi di spicco: Íngrid Betancourt e Rodolfo Hernández. Gustavo Petro punta al successo del primo turno, memore della cocente sconfitta della volta scorsa quando al ballottaggio, con la chiamata al voto di tutto il centro e la destra, Iván Duque fu eletto presidente. Occorrono oltre 10 milioni di voti. Non è facile. Se nessuno dei candidati raggiungerà il 50+1 dei consensi si ricorrerà a ballottaggio fissato per il 19 giugno.
L'altra sorpresa di queste elezioni è il successo della leader ambientalista, l'indigena Francia Márquez. Nata 40 anni fa a La Toma, un paese formato da discendenti africani della regione del Cauca, questa vera combattente, studentessa di Legge e Agricoltra, si fece conoscere con una marcia a piedi di 350 chilometri che percorse con altre 80 donne per dieci giorni fino a raggiungere Bogotà. Qui si accampò con il suo seguito davanti al Parlamento e venne ricevuta. Spiegò il disastro ambientale che stava vivendo la Colombia e rivendicò l'urgenza di un piano di difesa nei confronti degli attivisti presi di mira dai sicari. Nel 2018 aveva ottenuto il Premio Goldman Environmental, noto come il Nobel per l'ambiente.
Fu l'inizio di una mobilitazione che trascinò decine di migliaia di persone raccolte attorno al movimento da lei fondato, Soy porque Somos. Ha ottenuto il 15 per cento dei voti della coalizione, seconda solo al leader, e il suo appoggio a Gustavo Petro è stato determinante. La metà dei consensi li ha conquistati a Bogotà. Era stata indicata come probabile vicepresidente ma il gioco delle alleanze, soprattutto con i liberali sempre essenziali nella sfida alla destra, hanno fatto optare per un altro nome ancora da decidere.