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Un condominio di 9 piani a Kiev, nel distretto di Oblon (zona nord-ovest), colpito dai bombardamenti russi (ansa)

Otto domande e risposte per smontare la propaganda di Mosca

L'azione della Nato e dell'Unione europea, la guerra in Crimea, i "neonazisti" da cacciare, un "genocidio" ai danni dei russi. Cosa c'è dietro la lettura che il Cremlino dà della guerra
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La Nato vuole invadere la Russia. L’Ucraina stava compiendo un genocidio contro la minoranza russa della sua popolazione. Al potere a Kiev ci sono i neonazisti. Sono tre delle accuse che Vladimir Putin usa per giustificare la guerra, riprese e rilanciate dai putiniani d’Italia di destra e di sinistra. Ma le cose stanno davvero così? Ecco qualche risposta alla propaganda del Cremlino.

È vero che la Nato ha accerchiato la Russia, minacciandone la sicurezza? 

 

Dal crollo del muro di Berlino nel 1989 e dell’Urss nel 1991, la Nato ha accolto 11 paesi dell’Europa orientale e tre ex-repubbliche sovietiche. Alcuni affermano che l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov ricevette garanzie che l’Alleanza Atlantica non si sarebbe allargata a est dopo la riunificazione della Germania nel 1990, ma non vi furono mai accordi scritti al riguardo. La Russia ricorda le invasioni di Napoleone e Hitler, ma nessun analista e storico s…

La Nato vuole invadere la Russia. L’Ucraina stava compiendo un genocidio contro la minoranza russa della sua popolazione. Al potere a Kiev ci sono i neonazisti. Sono tre delle accuse che Vladimir Putin usa per giustificare la guerra, riprese e rilanciate dai putiniani d’Italia di destra e di sinistra. Ma le cose stanno davvero così? Ecco qualche risposta alla propaganda del Cremlino.

È vero che la Nato ha accerchiato la Russia, minacciandone la sicurezza? 

 

Dal crollo del muro di Berlino nel 1989 e dell’Urss nel 1991, la Nato ha accolto 11 paesi dell’Europa orientale e tre ex-repubbliche sovietiche. Alcuni affermano che l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov ricevette garanzie che l’Alleanza Atlantica non si sarebbe allargata a est dopo la riunificazione della Germania nel 1990, ma non vi furono mai accordi scritti al riguardo. La Russia ricorda le invasioni di Napoleone e Hitler, ma nessun analista e storico serio contemporaneo giudica immaginabile che la Nato, un’alleanza con scopi difensivi, invada la Russia. L’unico intervento della Nato non per proteggere uno dei suoi paesi membri è stato durante la guerra nella ex-Jugoslavia, ma solo per proteggere i musulmani bosniaci dai massacri dei serbi bosniaci e quell’intervento portò alla pace nella regione.

Nel caso dell’espansione a est, inoltre, non si è trattato di volontà della Nato di allargarsi quanto della richiesta di nazioni diventate democratiche e indipendenti dopo decenni di controllo sovietico che bussavano alla porta dell’Alleanza atlantica per entrare, avendo buone ragioni per temere la Russia. Si può immaginare in che situazione sarebbero oggi Lituania, Lettonia ed Estonia, le tre ex-repubbliche sovietiche entrate nella Nato, o Polonia e Romania, se fossero fuori dall’Alleanza atlantica.

La Russia ha qualche ragione nel preoccuparsi di un ingresso dell’Ucraina nella Nato?

 

No. Una richiesta formale di adesione non è mai stata presentata. L’appoggio della popolazione ucraina a una simile iniziativa è sempre stato sotto il 50 per cento, crescendo solo dopo l’invasione russa del 2014 in Crimea e nel Donbass, e dopo l’invasione di questi giorni. In ogni caso la Nato ha ripetutamente affermato che un ingresso dell’Ucraina non sarebbe possibile per molto tempo. E nei giorni scorsi il presidente ucraino Zelensky ha annunciato che, vista l’improbabilità che l’Ucraina sia mai ammessa alla Nato, il governo di Kiev non intende considerare questo progetto, chiedendo invece garanzie internazionali sulla sicurezza del proprio paese, garanzie a cui peraltro si erano già impegnati gli Stati Uniti e – ironia della sorte – la Russia, quando dopo il crollo dell’Urss l’Ucraina accettò di consegnare a Mosca centinaia di testate nucleari dislocate sul suo territorio.

 

Ma l’Ucraina potrebbe chiedere di entrare nell’Unione Europea?


Sì, anche se la Ue nel recente summit dei suoi capi di governo ha rifiutato di accelerare una richiesta simile se venisse ufficialmente presentata. Comunque, il processo di adesione, come ben sanno altri paesi che si sono candidati a entrare nella Ue, dalla Turchia all’Albania, prende molti anni e non garantisce di concludersi con un’accettazione. Peraltro, la Ue non è un’alleanza militare e alcuni suoi membri, come Svezia e Finlandia, non fanno parte della Nato. Detto questo, la Russia si oppone anche all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, senza alcuna giustificazione logica, in barba all’autodeterminazione dei popoli: perché è l’aspirazione ucraina di unirsi all’Occidente, di fare parte dell’Europa democratica, che non piace a Mosca. Perciò, invece di cercare di avere buoni rapporti con il suo “popolo fratello”, Putin cerca di mantenerlo suo con la forza bruta.


L’intervento russo nel Donbass e in Crimea nel 2014, come quello odierno in tutta l’Ucraina, era necessario per salvare la minoranza russa della popolazione ucraina (circa il 27 per cento del totale di 41 milioni di abitanti) da discriminazioni così gravi da indurre Putin a dire nel 2015 che “odorano di genocidio”?

 

No. Non esiste la minima prova di un’accusa simile. Nella guerra civile scoppiata nel 2014 ci sono stati 13 mila morti, ma le vittime sono state da entrambe le parti e da anni gli scontri a fuoco erano diventate rari. In Crimea come in Donbass, regioni abitate prevalentemente da ucraini di origine russa, la popolazione locale aveva gli stessi diritti indifferentemente dalle proprie origini o dalla propria lingua, per cui la maggioranza russofona poteva eleggere i propri rappresentanti al governo delle autorità locali e lo faceva. La tesi spesso ripetuta da Putin e dai suoi sostenitori, in Russia come in Italia, secondo cui ai russi era proibito di parlare russo è altrettanto falsa. In Ucraina tutti parlano russo, che è del resto molto simile all’ucraino. Una legge del 2019 ha introdotto l’uso obbligatorio dell’ucraino nella vita pubblica e nelle scuole secondarie, ma dopo settant’anni di intensa russificazione in era sovietica è comprensibile che una nazione che ha conquistato l’indipendenza richieda l’uso della lingua nazionale in simili circostanze. E a parte il fatto che la lingua russa rimane come possibile alternativa nelle scuole elementari, il provvedimento, benché non giudicato positivamente da tutti in Ucraina, può essere oggetto di contestazioni ma non è una ragione ammissibile per invadere un intero paese.


È vero, come ha detto Putin, che Kiev è governata da “neonazisti e drogati”, e che dunque è stato necessario invaderla per “denazificarla”?

 

Questa accusa, anch’essa ripetuta incessantemente dai putiniani d’Italia, è talmente priva di fondamento da sfiorare il ridicolo: come ha detto l’ex-ministro degli Esteri polacco Sikorwski, in genere tutte le accuse lanciate dalla Russia in questa guerra sono “così bizzarre da non avere efficacia”, come dire che bisogna essere matti o in malafede per crederci. Ci sono neo-nazisti in Ucraina, come ce ne sono in altri paesi europei, ma certamente non sono al potere: alle ultime elezioni l’estrema destra ha ottenuto l’1 per cento dei seggi al parlamento di Kiev, molto meno di quanto ne abbia in Germania. Senza contare che il presidente Zelensky è ebreo e vari membri della sua famiglia sono stati sterminati nell’Olocausto. Quanto all’accusa che al governo ci siano dei “drogati”, le statistiche dell’Onu indicano che il numero dei tossicodipendenti in Ucraina non è più alto che… in Russia.

 

Sono stati gli ucraini a fare fallire i cosiddetti “accordi di Minsk”, dal nome della capitale bielorussa in cui furono firmati, che dovevano mettere fine alla guerra civile del 2014, come sostiene Mosca?

 

No. Entrambe le parti hanno violato gli accordi. Il cui problema di fondo si può riassumere in poche parole: l’Ucraina era pronta a riconoscere più autonomia al Donbass occupato, ma voleva che prima si ritirassero le forze russe; la Russia prometteva di ritirare le proprie forze, ma prima voleva che il Donbass ricevesse più autonomia. La logica delle due posizioni è facilmente comprensibile: Kiev pretendeva che il territorio le fosse restituito, prima di indire nuove elezioni locali con cui legiferare maggiore autonomia; Mosca pretendeva che le elezioni si svolgessero sotto la canna dei propri fucili, evidentemente nella speranza che dopo il voto non fosse necessario ritirarli.

 

A scatenare l’invasione russa del 2014 è stato un “golpe” contro il legittimo presidente ucraino che era amico di Mosca?

 

A quest’altra tesi cara a Putin e ai suoi sostenitori abbiamo dedicato un articolo di “domande & risposte” a parte, ma si può riassumere con il parere di Gustav Gressel, un esperto dello European Council of Foreign Relations: “Le manifestazioni di protesta” contro il presidente Yanukovich poi diventate noto come Euromaidan dal nome della piazza di Kiev in cui sono iniziate “non erano né un’assemblea di nazisti, né organizzate dalla Cia, bensì una spontanea rivolta popolare cominciata da studenti ucraini” contro la repressione e la svolta anti-europea di Yanukovich.

 

Per concludere, con che diritto l’Occidente condanna l’invasione russa dell’Ucraina, dopo avere invaso a sua volta l’Iraq, come ha detto il ministro degli Esteri russo Lavrov?

 

Tra le due guerre ci sono somiglianze: invasione di un paese sovrano, giustificazioni pretestuose e largo numero di civili uccisi. Ma ci sono anche differenze: a differenza di Saddam Hussein, il presidente ucraino Zelensky è stato eletto democraticamente e non ha commesso abusi dei diritti umani. Inoltre, gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno mai affermato che l’Iraq non esiste, mentre “l’Ucraina non esiste” è una delle affermazioni di Putin per giustificare la guerra.