Roulette russa a Kiev: i missili balistici piombano sul centro
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciKIEV - Gli arabeschi bianchi preannunciano morte a caso. Sembrano le tracce lasciate sul ghiaccio da un pattinatore indeciso. Gli inseguimenti tra missili sono così, disegnano parabole imperfette a duecento metri di altezza sopra la testa degli abitanti di Kiev. Ore 11.04, quartiere storico di Kurenivka, che dista un quarto d'ora di macchina da Maidan. La giornata è tiepida, le mamme coi bambini sono uscite dalle cantine per prendere una boccata d'aria e fare scorta di cibo, le sirene antiaereo sono mute da un paio d'ore, si sente il cinguettare degli uccelli. Qualcuno sta comprando del formaggio al chiosco davanti al Bar Grim, civico 115 di Kyrylivska street. Irina e Valentina sono all'incrocio dove due autobus verdi messi di traverso compongono uno dei mille check-point della città. Un uomo coi capelli grigi e la giacca bianca supera il chiosco, assorto nei pensieri. Nel cielo appaiono gli arabeschi.
Il boato è terrificante. Un pezz…
KIEV - Gli arabeschi bianchi preannunciano morte a caso. Sembrano le tracce lasciate sul ghiaccio da un pattinatore indeciso. Gli inseguimenti tra missili sono così, disegnano parabole imperfette a duecento metri di altezza sopra la testa degli abitanti di Kiev. Ore 11.04, quartiere storico di Kurenivka, che dista un quarto d'ora di macchina da Maidan. La giornata è tiepida, le mamme coi bambini sono uscite dalle cantine per prendere una boccata d'aria e fare scorta di cibo, le sirene antiaereo sono mute da un paio d'ore, si sente il cinguettare degli uccelli. Qualcuno sta comprando del formaggio al chiosco davanti al Bar Grim, civico 115 di Kyrylivska street. Irina e Valentina sono all'incrocio dove due autobus verdi messi di traverso compongono uno dei mille check-point della città. Un uomo coi capelli grigi e la giacca bianca supera il chiosco, assorto nei pensieri. Nel cielo appaiono gli arabeschi.
Il boato è terrificante. Un pezzo del missile russo che la contraerea ucraina ha parzialmente intercettato precipita su Kyrylivska street. Non è solo ferraglia che cade dall'alto, è ferraglia piena di esplosivo. La fiammata investe il check-point, devasta quattro piani del palazzo d'angolo, sventra i locali chiusi, manda in frantumi le vetrate e il tetto del chiosco. Sull'asfalto, un cratere fumante. La scena è ripresa da una telecamera di sorveglianza e l'orologio digitale segna le 11.04. Alle 11.06 la macchina su cui stiamo viaggiando insieme all'autista di nome Sasha e Stanislav, il traduttore ucraino, svolta in quella strada.
KIEV, LA MAPPA DEL CONFLITTO
L'intenzione era di raggiungere il quartiere Oblon dove un razzo all'alba ha centrato un condominio 9 piani, uccidendo due persone e ferendone dieci. Solo per sorte non ci siamo trovati nei pressi del Bar Grim due minuti prima, al momento dell'impatto. Sasha si era confuso, doveva andare a sinistra e invece è andato a destra, quindi abbiamo perso tempo. Sono le sliding doors di Kiev, da quando gli invasori, snervati da un assedio che stringe ma non stritola (il comandante della Guardia nazionale russa Victor Zolotov ha ammesso che "non tutto sta andando alla velocità che volevamo"), hanno deciso di lanciare missili balistici per terrorizzare la popolazione. È stata colpita anche la fabbrica degli aerei Antonov.
Sapere dove pioverà il prossimo è impossibile, non è più questione di trovarsi vicini a una base militare o un'antenna televisiva. Il conflitto è diventato più feroce e cieco, mentre giunge notizia di una colonna di mezzi bielorussi che si è avvicinata al confine ucraino. Il giornalista britannico della Fox News ferito ieri, Benjamin Hall, era a sud di Kiev, lontano da obiettivi sensibili. Si vive e si lavora cercando di non pescare la carta dell'imprevisto. Un attimo prima Sasha, calzolaio di 37 anni con un passato da dentista a Danzica, ascoltava "My Way" di Frank Sinatra in macchina, ora corre come un forsennato verso Irina e Valentina ricoperte di sangue.
I superstiti entrano nel palazzo in fiamme per salvare gli altri. Si cammina su vetri infranti, calcinacci, schegge deformate dal calore. L'uomo coi capelli grigi è riverso a terra, nella polvere. Attorno a lui un capannello di volontari della Difesa territoriale. "È ancora vivo", "è morto", "sì è morto, il cuore non batte, ho provato a rianimarlo", "almeno copriamolo". I cavi tranciati della luce penzolano come liane di una giungla metropolitana. Il fumo penetra nei polmoni grattando la gola. Sasha tampona con una garza la tempia destra di Valentina, ma i frammenti le hanno perforato anche la mascella. Valentina ha una settantina di anni e con un fazzoletto intriso di rosso cerca invano di pulire la giacca imbrattata del suo stesso sangue. Anche Irina è ferita al volto. L'ambulanza sta arrivando. Le sirene dell'allarme aereo attaccano a suonare adesso, troppo tardi.
Nel marasma assistiamo alla scena di una signora che, al chiosco del formaggio semidistrutto, compra due chili di caciotte e paga in contanti. "Per favore dite al mondo di fermare questa guerra, siamo cittadini pacifici, non siamo nazisti!", supplica in lacrime la proprietaria del chiosco. Gli scaffali sono crollati ma il banco di vetro è miracolosamente intatto. Valentina perde ancora sangue. Gli autobus inceneriti erano vuoti. "Due dei nostri avevano dormito lì, però stamattina li abbiamo fatti spostare", racconta Alexander, la mimetica addosso, la fascia gialla al braccio. Dal portone della clinica psichiatrica in fondo alla strada sono usciti in quindici e vagano tra le macerie. "Voi chi siete? Identificatevi!". Non proferiscono parola, osservano attoniti. "Fermi, sono malati!". Per un attimo li hanno scambiati per sabotatori russi, potevano ritrovarsi legati mani e piedi a un palo. "Ieri abbiamo visto dei sospetti che lasciavano segni sul terreno per gli aerei nemici", spiega Alexander. Ma il destino non legge quei segni, se mai ci sono stati davvero. I resti del missile potevano cadere ovunque. È la roulette russa di Putin, che si fa precedere da arabeschi bianchi nel cielo.