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La guerra ai confini della Nato: missili sulla base d’addestramento di Yavoriv

A venti chilometri dal varco di Krakovets, Polonia, l'attacco dell'esercito russo. Un passo dai confini dell'Ue e dalle truppe della Nato
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YAVORIV - Lungo l'autostrada M10, che collega l'Ovest Ucraina a Leopoli, scende l'ambulanza numero diciotto. Poi diciannove, venti. È una processione a sirene spiegate che risaliamo per cinquanta chilometri: porta con sé i feriti del bombardamento del sito militare di Yavoriv. Dietro le ambulanze scendono altri mezzi con nuovi feriti nel retro, furgoni dell'esercito, van civili.
L'avevano appena detto i russi, ai massimi livelli: colpiremo le armi che entrano dall'Occidente in Ucraina, i mezzi che le trasportano. "Saranno un legittimo obiettivo militare". E così all'alba di ieri si sono levati gli aerei e, ancora buio, come ormai è prassi, hanno sganciato 30 missili sull'International peacekeeping and security center di Yavoriv. Le 5,45, ieri. I vicini dei villaggi inglobati dalla base militare fotografano cumuli di macerie allargate tra l'erba tosata dei giardini e il bosco, sul campo dell'alzabandie…
YAVORIV - Lungo l'autostrada M10, che collega l'Ovest Ucraina a Leopoli, scende l'ambulanza numero diciotto. Poi diciannove, venti. È una processione a sirene spiegate che risaliamo per cinquanta chilometri: porta con sé i feriti del bombardamento del sito militare di Yavoriv. Dietro le ambulanze scendono altri mezzi con nuovi feriti nel retro, furgoni dell'esercito, van civili.
L'avevano appena detto i russi, ai massimi livelli: colpiremo le armi che entrano dall'Occidente in Ucraina, i mezzi che le trasportano. "Saranno un legittimo obiettivo militare". E così all'alba di ieri si sono levati gli aerei e, ancora buio, come ormai è prassi, hanno sganciato 30 missili sull'International peacekeeping and security center di Yavoriv. Le 5,45, ieri. I vicini dei villaggi inglobati dalla base militare fotografano cumuli di macerie allargate tra l'erba tosata dei giardini e il bosco, sul campo dell'alzabandiera e i laghetti che si addentrano nel parco naturale: 134 feriti, sono quelli delle ambulanze verso Leopoli, e 35 morti.
 
Il disastro di giornata, tutto a Ovest, in una guerra che ogni 24 ore mostra un orrore più largo e una sfida più alta. Siamo arrivati a venti chilometri dal varco di Krakovets, Polonia. Un passo, davvero un passo, dai confini dell'Ue e dalle truppe della Nato.
 
Chi c'era dentro quelle venti palazzine con i tetti rossi e l'intonaco bianco, giallo, arancione? Soldati ucraini, sicuramente. Giovani e di mezza età. Si vedranno zoppicare, a metà pomeriggio, fuori dal pronto soccorso dell'ospedale Voyennyy di Leopoli, le bende sugli occhi, le divise macchiate di sangue. C'erano, poi, militari olandesi, presumibilmente istruttori di quei soldati. Lo racconta il coordinatore nazionale dei combattenti orange, Gert Snitselaar.
 
È un'ipotesi largamente verosimile che esperti combattenti di Paesi della Nato stessero insegnando ai volontari della Brigata internazionale, ma anche alle nuove leve dell'esercito ucraino, a disinnescare bombe, alzare un ospedale da campo, ma anche maneggiare mortai Stinger e lanciarazzi Javelin, quelli che bucano i carri dell'armata nemica. In queste ore sono entrati nel territorio ucraino volontari canadesi, ed è dal 2015 che addestratori di quel territorio guidano al centro di peacekeeping le esercitazioni (anche con carri armati) delle 92esime Brigate meccanizzate ucraine.
 
 
Gli americani - che qui nel 2015 festeggiarono i vent'anni di amicizia con l'esercito ucraino e che si erano impegnati a insegnargli la guerra fino al 2020 - , ora dicono che non hanno "militari coinvolti" nel territorio ucraino e che non li manderanno. L'Ambasciata Usa a Kiev, però, corregge Washington con un tweet che saluta "i soldati eroici di Usa, Polonia, Lituania, Regno Unito, Canada e altri che addestravano le forze ucraine".
 
Lo trovi su Google Maps, il "Centro di mantenimento della pace", ora raso al suolo. Con le foto del coffee shop, i cingolati nei depositi, i tendoni bianchi dove dormivano le truppe, la sauna e il poligono di tiro. Non si vedono loghi della Nato, all'interno di un'area militare che si estende per 400 km quadrati, ma i colonnelli dell'Ovest qui erano graditi maestri senza troppi segreti. Dirà sprezzante il ministro della Difesa russo, Igor Konashenkov: "Abbiamo ucciso mercenari stranieri".
 

"Il sito militare è bloccato", ti ferma la giovane guardia ucraina al varco d'ingresso 3 chilometri lontano. Ogni strada, in quest'area, ha un checkpoint e i controlli sono lunghi e nervosi: "Parli russo, vero?", è la domanda ricorrente alla ricerca dei sabotatori infiltrati. Qui, regione di Leopoli, le statue di Cristo hanno le bandiere nazionali a proteggerle e le fermate dei bus sono colorate di giallo e blu. L'Ovest patriottico è entrato in guerra.

Colpi di contraerea si sono sentiti, ieri, anche alla periferia di Leopoli, forse andati a vuoto contro gli aerei che pochi secondi dopo avrebbero distrutto Yavoriv. I russi sono tornati a bombardare, 100 chilometri a sud, l'aeroporto di Ivano Frankvisk. Il ministro della Difesa ucraino, Oleksij Reznikov, vaticina: "Colpiranno anche Leopoli". E il presidente polacco Andrzej Duda dice: "Se la Russia userà armi chimiche, la Nato potrebbe riconsiderare la sua decisione di non intervenire direttamente". Potrebbero averle già usate, nell'assedio a Popasna: munizioni al fosforo.