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La guerra raccontata dal vlogger Wang Jixian: l'altra Cina "che sta dalla parte della vita"

Da Odessa, dove vive per lavoro da un anno, continua a postare video che raccontano la resistenza della popolazione. A Pechino si chiede che venga processato per tradimento
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PECHINO - E' uno degli ultimi cinesi rimasti in Ucraina. Non è voluto scappare. Ogni giorno continua a prendere il suo telefonino e a postare video da Odessa, la città dove si è trasferito per lavoro un anno fa. Per filmare e raccontare come le sirene risuonino la notte e il giorno, per raccontare come vivono e resistono gli ucraini, per raccontare ai suoi connazionali che qui, nonostante i media di stato cinesi propinino la stessa propaganda russa a tutte le ore e nonostante il web mandarino sia infarcito di sostenitori di Mosca e di Putin, qui in questo Paese c'è la guerra, si muore sotto le bombe. "Posso rispondere a quei cinesi solo usando il cinese, la mia lingua, sperando di svegliarli. Prima o poi, gli ucraini sentiranno che non tutte le voci cinesi sono allineate con i russi". 

"Sono Wang Jixian, questa è Odessa e io sono ancora vivo". Si aprono sempre così i brevi video che questo 37enne di Pech…

PECHINO - E' uno degli ultimi cinesi rimasti in Ucraina. Non è voluto scappare. Ogni giorno continua a prendere il suo telefonino e a postare video da Odessa, la città dove si è trasferito per lavoro un anno fa. Per filmare e raccontare come le sirene risuonino la notte e il giorno, per raccontare come vivono e resistono gli ucraini, per raccontare ai suoi connazionali che qui, nonostante i media di stato cinesi propinino la stessa propaganda russa a tutte le ore e nonostante il web mandarino sia infarcito di sostenitori di Mosca e di Putin, qui in questo Paese c'è la guerra, si muore sotto le bombe. "Posso rispondere a quei cinesi solo usando il cinese, la mia lingua, sperando di svegliarli. Prima o poi, gli ucraini sentiranno che non tutte le voci cinesi sono allineate con i russi". 

"Sono Wang Jixian, questa è Odessa e io sono ancora vivo". Si aprono sempre così i brevi video che questo 37enne di Pechino, programmatore informatico per un'azienda americana, carica ogni giorno sul suo canale YouTube e su WeChat. Nel giro di poche settimane Wang è diventato una delle voci più audaci a sfidare la narrazione dominante in Cina, seguito da decine di migliaia di persone. Video che gli hanno attirato, però, anche le minacce dei soliti odiatori da tastiera: il suo account WeChat è stato prima sospeso e poi parzialmente riattivato, gruppetti di nazionalisti chiedono che venga riportato in Cina e processato per tradimento. Alcuni, pure, si spingono ad augurargli la morte. "Perché avete tanta paura che io possa parlare?", dice in uno degli ultimi video. "Tutto quello che faccio è un appello affinché la gente rispetti la vita e ponga fine a questa guerra. Perché avete così paura che la gente sappia cosa sta realmente accadendo? Perché si possono diffondere solo le voci che applaudono a questo percorso pieno di sangue? Alcuni dicono che oggi viviamo in una società dove il forte divora il debole, dove il potere viene dalla canna di una pistola. Chi l'ha detto? Dove sta il senso di tutto ciò?".

Invasione russa in Ucraina, la timeline della guerra

Di video Wang, dal giorno dell'invasione russa, ne ha già girati più di 50. Su YouTube ha 52.700 iscritti al suo canale. Su Douyin, la versione cinese di TikTok, le riprese dall'interno del suo appartamento e i racconti che fa per le strade della città sono già state viste da centinaia di migliaia di persone. 

Un fermo immagine di Wang Jixian da un video caricato sul suo canale di YouTube 

"Indipendentemente da quale parte sostieni, spero che tu stia dalla parte della vita. La gente comune non vuole la guerra. Uno dei miei colleghi, un programmatore come me, il mio avvocato e gli insegnanti, sono tutti partiti per unirsi alle forze di difesa ucraine".

A raccontare la sua storia per primo, su ChinaFile, è stato uno dei maggiori sinologi contemporanei, Geremie R. Barmé. Che scrive: "Anche se i video che Wang Jixian posta sono registrati a Odessa, lui sta parlando da un posto che io chiamo L'altra Cina. Non è la Cina del patriottismo stereotipato e delle esibizioni pubbliche esagerate; non è la Cina degli stereotipi rozzi e del rancore senza fondo. È una Cina di umanità e decenza, di tranquilla dignità e imperturbabile perseveranza. È una Cina che trova espressione in una miriade di modi in un paese dominato da un partito politico che vorrebbe piegare tutti alla sua volontà".