✕

Bozza di accordo in 15 punti ai negoziati tra Ucraina e Russia: "Ritiro, ma niente basi straniere"

Il terzo giorno del quarto round segna una svolta: possibile un accordo sulla sicurezza. Il Financial Times parla di una intesa articolata. Kiev vorrebbe Stati Uniti, Gran Bretagna e Turchia come garanti. Restano aperti i problemi dell'assegnazione di Crimea e Donbass. Putin ha paura della pace, ma la sua delegazione dice: "Possiamo lasciare ai vicini l'esercito e la forza navale"
6 minuti di lettura

LEOPOLI - Lo si capiva da due giorni, un primo accordo sulla tregua era possibile. I negoziati tra Russia e Ucraina hanno messo al centro due questioni centrali: lo status neutrale di Kiev e le garanzie di sicurezza per il Paese oggi invaso. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha detto: "Questi due aspetti stanno per essere concordati". La delegazione russa si è sbilanciata: "L'Ucraina può essere un Paese neutrale, ma con un proprio esercito sul modello Svezia o Austria". Il consigliere presidenziale ucraino, Mikhail Podolyak, ha respinto questa offerta: "L'Ucraina rifiuta l'idea di una sua neutralità basata sul modello austriaco o svedese. Vogliamo garanzie di sicurezza assolute. Oggi siamo in uno stato di guerra diretta con la Russia, pertanto il modello di pace può essere solo ucraino". Kiev chiede che Paesi terzi (o l'Unione europea) firmino l'accordo e si impegnino a intervenire a fianco dell…

LEOPOLI - Lo si capiva da due giorni, un primo accordo sulla tregua era possibile. I negoziati tra Russia e Ucraina hanno messo al centro due questioni centrali: lo status neutrale di Kiev e le garanzie di sicurezza per il Paese oggi invaso. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha detto: "Questi due aspetti stanno per essere concordati". La delegazione russa si è sbilanciata: "L'Ucraina può essere un Paese neutrale, ma con un proprio esercito sul modello Svezia o Austria". Il consigliere presidenziale ucraino, Mikhail Podolyak, ha respinto questa offerta: "L'Ucraina rifiuta l'idea di una sua neutralità basata sul modello austriaco o svedese. Vogliamo garanzie di sicurezza assolute. Oggi siamo in uno stato di guerra diretta con la Russia, pertanto il modello di pace può essere solo ucraino". Kiev chiede che Paesi terzi (o l'Unione europea) firmino l'accordo e si impegnino a intervenire a fianco dell'Ucraina in caso di aggressione russa.

Il Financial Times aggiunge: c'è una bozza di tregua in quindici punti e prevede il ritiro dei russi in cambio di "no" a basi straniere sul territorio ucraino. Un documento che Kiev commenta con il tweet del consigliere del presidente Zelensky,  Podoliak: "E' una bozza e rappresenta soltanto le richieste della Russia". I punti fermi, per l'Ucraina, sono: "il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza da un certo numero di Paesi". Che sarebbero, sempre secondo il testo anticipato, Usa, Gran Bretagna e Turchia.

E', comunque, il più importante passo in avanti fin qui registrato: arriva al ventunesimo giorno di guerra e al terzo giorno del round 4, le trattative in videochiamata. Non è un caso che le Borse europee accelerino la ripresa e il petrolio scenda sotto i cento dollari al barile.

 

Che cosa è la neutralità ucraina sul modello svedese e austriaco

Il capo negoziatore di Mosca, Vladimir Medinsky, sostiene che ci si potrebbe accordare su "una versione austriaca e svedese" di neutralità per l'Ucraina. Ha detto Medinsky a Ria Novosti: "Si discutono una serie di questioni relative alle dimensioni dell'esercito ucraino, lo sviluppo dello status neutrale del Paese e la sua smilitarizzazione. L'Ucraina offre una versione austriaca e svedese di Stato neutrale demilitarizzato, ma allo stesso tempo uno Stato che ha un proprio esercito e forze navali".

In verità, vista l'immediata reazione di Kiev, questa formula è nella testa della Russia. Va ricordato che l'Ucraina ha già uno status neutrale, dal 1991. E' scritto nella Dichiarazione di sovranità del Paese.

Da questo punto di vista il piano di pace in 15 punti anticipato dal Financial Times prevede il cessate il fuoco e un ritiro russo se Kiev dichiarerà la sua neutralità e accetterà limiti alle forze armate: il quotidiano cita tre fonti impegnate nei negoziati. L'accordo proposto, che è comparso sul tavolo nella sua interezza per la prima volta lunedì, prevederebbe che Kiev rinunci alla Nato e non ospiti basi militari straniere in cambio della protezione di alleati quali Usa, Regno Unito o Turchia.

Ci sono le condizioni per una tregua vera?

Sì, le condizioni per una tregua ci sono davvero tutte. Il "blietzkrieg" dell'esercito russo è fallito, questo si è capito. Vladimir Putin sperava in un'insurrezione della popolazione filo-russa in Ucraina, ma ha clamorosamente sbagliato il giudizio. Trentun anni di indipendenza hanno trasformato questa parte dell'ex Urss in uno Stato unito con una gioventù di stampo europeo che non è per nulla attratta dai miti ad Est. C'è stata un'insurrezione, sì, immediata, ed è stata quella del popolo ucraino, che per combattere è rientrato dall'estero e quando non serve il fronte offre il suo lavoro nelle retrovie.

 

Gli assedi delle città come stanno andando?

Dopo ventun giorni di combattimenti i russi continuano a non prendere le città più grandi, a partire dalla capitale Kiev. Alzano la potenza di fuoco, avanzano di alcuni metri, ma perdono altri fronti, altre strade. Dopo Kherson e Melitopol (oltre ad alcune aree del Donbass), la conquista di oggi - lo dicono gli stessi ucraini - è Ivankiv, ottanta chilometri a nord-ovest di Kiev, la città dove nei primi giorni è stato bruciato il museo con le opere naif di Maria Primachenko, la città dove si dava per nascosto in uno scantinato il terribile leader ceceno Ramzan Kadyrov (tutto falso, è a Grozny). Ma Mariupol resiste, in un martirio estenuante. Il famigerato battaglione Azov ha appena diffuso la notizia dell'uccisione di un generale russo. Kharkhiv resiste. Sumy resiste. Dnipro resiste. I russi sono tornati a bombardare Odessa dal mare, ma non riescono a svuotarla dalla resistenza.

 

La Russia potrà ricevere altri aiuti esterni?

No. La Cina ha smentito il suo aiuto militare e la popolazione e l’esercito bielorusso stanno frenando l’ingresso di questo Paese, la Bielorussia, nella guerra. Il presidente Aleksandr Lukashenko viene tirato dentro il conflitto da Putin, ai confini con l’Ucraina ci sono sempre manovre ambigue e qualche traiettoria di missili provocatoria, ma l’armata da Nord non sta scendendo. Per opporsi alla decisione di un intervento diretto della Bielorussia si è dimesso il capo di Stato maggiore, Viktor Gulevic, e le forze dell’opposizione mostrano sondaggi per i quali il 97 per cento dei cittadini bielorussi è contrario a partecipare al conflitto. Nel video mostrato due giorni fa, con i camion militari con la lettera V in discesa dall’autostrada di Gomel, in verità si vedevano tanti carri-cucine e solo quattro carri armati. Tra l’altro, l’esercito russo sta portando e seppellendo in Bielorussia i corpi dei soldati morti che non vuole far vedere in patria.

 

In che condizioni è l'Ucraina dopo ventun giorni di bombardamenti?

L'ultima stima della distruzione bellica, fatta dal ministero dell'Economia insediato a Kiev, parla di 120 miliardi di dollari di danni, cifra destinata a crescere. Ci sono 3.500 strutture primarie - centrali elettriche, aeroporti, autostrade, ponti - abbattute. I russi hanno fin qui lanciato sul Paese 900 missili. Il governo polacco parla di un piano straordinario da 100 miliardi di euro. La possibilità dello shock economico per l'Ucraina è molto alta, con un Pil negativo per anni.

 

Qual è lo stato d'animo del popolo ucraino?

Lo ha detto la vicepremier Iryna Vereschchuk, lo conferma il vicesindaco di Leopoli, Andriy Moshkalenko: continueremo a combattere, con l'esercito e con le persone. Lo dicono tutte le persone che interpelliamo a Leopoli. Il popolo non si accontenterà di alcun accordo che preveda un'Ucraina violata nei suoi confini storici: il Paese vuole mantenere a sé la Crimea e le due regioni del Donbass (Donetsk e Lugansk).

 

Su quali basi la tregua potrà, allora, essere sancita?

Il presidente ucraino Zelensky sta offrendo alla Russia diversi compromessi. L'ultimo, "abbiamo capito, non entreremo nella Nato", è un segnale chiaro: l'Ucraina non vuole rappresentare un pericolo militare al confine Ovest della Russia. Da qui l'ipotesi "neutralità con esercito". Come ha già detto la vicepremier Vereshchuk in interviste italiane, la dichiarazione di neutralità è presente nella dichiarazione di indipendenza del 1991 e "non ci ha aiutato quando Putin ha cercato di annettere una parte del nostro territorio, un’isola, nel 2003, e soltanto la posizione del nostro presidente di allora e del nostro esercito hanno aiutato a resistere e mantenere i propri territori. Ciò che non è successo nel 2014, per colpa della debolezza di un governo successivo, quando Putin è riuscito ad annettere la Crimea dopo che gli è stato permesso di attaccare l’Ucraina. La neutralità non dà garanzia di sicurezza, noi chiediamo che ci siano tali garanzie di sicurezza per rimanere uno Stato indipendente". Kiev ha bisogno della certezza di potersi difendere: un esercito e una forza navale vera, ecco. E un pezzo di carta che sostenga che, di fronte a un'aggressione esterna, "una coalizione di Paesi" sia pronta a difendere l'Ucraina. Il Financial Times parla - abbiamo visto - di Usa, Gran Bretagna o Turchia.

 

Che cosa risponderà Putin?

E' tutto nella testa di Putin, dice l'ambasciata italiana in Ucraina, che ha trasferito la sua sede a Leopoli e mantiene un contatto quotidiano con il governo ucraino. La possibile tregua passa per le intenzioni del presidente della Federazione russa. Che non vuole la pace e in questo momento è in forte difficoltà nell'uscire da una guerra che non sta andando come preventivava. Il leader russo è a sua volta assediato dalle quattro ondate di sanzioni economiche, a cui dice di poter rispondere autarchicamente. Da una contestazione interna che sale, e che la polizia fatica a reprimere. E da un isolamento mondiale che ha portato anche Turchia e Corea del Nord a prendere le distanze. Non cederà mai sulla Crimea, che ormai considera territorio annesso. E alzerà il tiro sulle due regioni del Donbass, Donetsk e Lugansk, che vuole tornare a controllare. Il capo della delegazione russa ai negoziati, Medinsky, lo ha detto chiaramente: "La questione chiave per noi è lo status della Crimea e del Donbass, così come una serie di questioni umanitarie, i diritti della popolazione russofona, lo status della lingua russa".

Il primo target per Putin è la vittoria militare, ma il presidente russo si rende conto che un'affermazione chiara sul campo è diventata impossibile. Potrebbe accontentarsi di prendere Mariupol - città della regione del Donetsk che prima della distruzione era un'area di forte impresa industriale e militare - e così creare un collegamento con la madre Russia a sud. Putin, ecco, non può accettare di essere sconfitto da una nazione con un esercito decisamente inferiore e che ha sempre trattato con paternalismo. Il centro dell'accordo è questo: la volontà di Vladimir Putin e il suo destino, che oggi, con la devastante guerra che ha scatenato, è per la prima volta messo in discussione. "Vogliamo che questo sia un accordo per generazioni, in modo che anche i nostri figli vivano in un mondo le cui fondamenta sono poste da questo processo negoziale", ha detto Medinsky. Parole mai ascoltate, fin qui.

 

Le sanzioni e i crimini di guerra faranno parte della trattativa?

Il tema delle richieste di sanzioni reciproche è una delle "questioni chiave" in ogni round negoziale tra Russia e Ucraina. Lo ha affermato il capo della delegazione russa. "Tutta questa folle situazione legata a sanzioni economiche, che somiglia più a una guerra economica contro la Russia, su vasta scala e senza precedenti, è uno degli argomenti chiave nei negoziati in ognuno dei nostri incontri". Le sanzioni hanno colpito. In questa trattativa, ma qui bisogna coinvolege l'Unione europa, potebbe rientarre la questione dei "crimini di guerra". La procuratrice generale ucraina, Iryna Veneditkova, ha già avviato duemila procedimenti sul tema.