Zelensky al Congresso Usa: "Da noi è l'11 settembre ogni giorno". Putin in contemporanea da Mosca: "Non abbiamo intenzione di occupare il Paese"
di Anna Lombardi , di Anna Lombardi"Da noi è l'11 settembre, è Pearl Harbour ogni giorno: da 20 giorni. Siamo sotto le bombe continuamente. Ma non molliamo". Video-collegato col Congresso americano riunitosi straordinariamente alle 8.30 del mattino nel Capitol Visitor Center Congressional Auditorium, proprio per ascoltare gli aggiornamenti da Kiev assediata, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non poteva scegliere paragone più efficace.
"La Russia non attacca solo noi. Ma i nostri valori condivisi di base. Quanto accade oggi nel mio paese è accaduto nel vostro in passato. Ecco perché abbiamo bisogno di voi americani". Forse anche per questo cita il pur americanissimo monte Rushmore (quello dove sono rappresentati i volti di quattro grandi presidenti degli Stati Uniti, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln: a ricordare che anche gli ucraini amino il "diritto alla liberta', all'indipendenza, alla democr…
"Da noi è l'11 settembre, è Pearl Harbour ogni giorno: da 20 giorni. Siamo sotto le bombe continuamente. Ma non molliamo". Video-collegato col Congresso americano riunitosi straordinariamente alle 8.30 del mattino nel Capitol Visitor Center Congressional Auditorium, proprio per ascoltare gli aggiornamenti da Kiev assediata, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non poteva scegliere paragone più efficace.
"La Russia non attacca solo noi. Ma i nostri valori condivisi di base. Quanto accade oggi nel mio paese è accaduto nel vostro in passato. Ecco perché abbiamo bisogno di voi americani". Forse anche per questo cita il pur americanissimo monte Rushmore (quello dove sono rappresentati i volti di quattro grandi presidenti degli Stati Uniti, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln: a ricordare che anche gli ucraini amino il "diritto alla liberta', all'indipendenza, alla democrazia", messe "sotto attacco da Mosca".
Il discorso integrale
Per farsi comprendere ancora meglio dai politici d'oltreoceano, e dai loro elettori così restii a lasciarsi coinvolgere in una nuova guerra lontana, Zelensky parafrasa addirittura Martin Luther King: "I have a dream" dice infatti il leader ucraino (dimenticando forse che quello del reverendo nero parlava di convivenza e fratellanza) "Ho un sogno. Tre parole che voi conoscete bene. Il mio sogno è proteggere il nostro cielo. Dunque io oggi dico anche I have a need, ho un bisogno: dichiarate la no-fly zone. E se non è possibile almeno dateci i caccia già a disposizione degli Usa" ovvero i Mig29 offerti dalla Polonia che però vorrebbe passassero da mani americane. "Quegli aerei possono aiutare l'Ucraina e l'Europa. Esistono, li avete. Ma sono a terra, non a difendono il mio popolo". Un'accusa che è anche un appello: "Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vi chiedo di fare di più".
Zelensky, che nel corso dell'intervento ha mostrato anche un video-documento con immagini terribili - volti di bambini in lacrime, morti, feriti, corpi gettati nelle fosse - commuovendo più di un membro del Congresso, ha d'altronde chiamato in causa direttamente il presidente Joe Biden (che proprio oggi annucia l'invio di armi e munizioni in Ucraina per 800 milioni di dollari, da aggiungere ai 550 stanziati a febbraio): "Ti auguro di essere leader del mondo. Leader del mondo significa leader della pace". E fa un discorso tanto efficace quanto appassionato, d'altronde salutato con una standing ovation: "Ho 45 anni ma il mio cuore si è fermato insieme a quello dei 100 bambini uccisi, per me non ha più senso vivere se non fermo la morte, mio compito principale come leader" dice. Per poi chiedere, audace: "Varate nuovi pacchetti di sanzioni ogni settimana. Fate lasciare il mercato russo a tutte le società americane. Non fategli arrivare più un centesimo, solti usati per uccidere il mio popolo: per far scorrere il nostro sangue". Fino a sfiorare l'utopia: "Sarebbe bello che tutto finisse in 24 ore e il male venisse punito. Creiamo una nuova unione di Paesi che abbia la forza di fermare questi conflitti, se necessario anche con le armi. Un'alleanza di 24 Paesi, che potremmo chiamare U24, United for Peace, in grado di mettere fine rapidamente a ogni conflitto nel mondo".
Mentre Zelensky arringava Washington, quasi in contemporanea, dall'altra parte del mondo, anche il presidente russo Vladimir Putin da Mosca ha detto la sua, parlando al suo governo nel corso di una riunione sulle misure di sostegno socio-economico per le regioni. Di fatto ribadendo quel che ripete da tempo: "Quella in Ucraina non è un'azione di guerra ma una missione militare speciale. Il vero genocidio avviene da otto anni in Donbass. La mattina del 24 febbraio ho citato pubblicamente i motivi e l'obiettivo principale della Russia, ossia aiutare il nostro popolo". A dispetto di quanto ripetono gli ucraini e le intelligence di mezzo mondo, d'altronde, secondo Putin l'avanzata sta andando benissimo: "Tutto secondo i piani. Le truppe russe non hanno intenzione di occupare il Paese ma non avevamo altra scelta. Non c'era altro modo in cui la Russia potesse garantire la propria sicurezza. Abbiamo dovuto avviare un'operazione militare specialeperché non aveva più modi diplomatici per risolvere i problemi posti alla nostra sicurezza".
Ancora una volta punta il dito contro l'Occidente, accusandolo di "aver provato a smembrare la Russia". Senza però esserci riuscito: "Il blitzkrieg" - come lo definisce - "la guerra lampo occidentale fatta di sanzioni contro di noi è fallito. Sanzioni che hanno tutte le caratteristiche di un'aggressione" dice, per poi aggiungere sinistro: "Il blocco dei beni detenuti all'estero rappresenta una lezione per gli imprenditori russi: non c'è niente di più sicuro che investire nel proprio Paese". Poi concludere minaccioso: "L'Occidente ha gettato la maschera della decenza e ha iniziato a comportarsi in modo ripugnante. Ci sono evidenti parallelismi con i pogrom antisemiti. Ma se pensano che la Russia si farà da parte non capiscono Mosca".
Potranno parole così diverse e pronunciate a latitudini opposte, tradursi a breve in colloqui di pace? Le trattative in quel senso proseguono: "Non ci sono ostacoli a un incontro tra i presidenti russo e ucrainao, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ma questo dovrebbe servire a consolidare accordi tangibili tra le parti" ha ripetuto anche oggi il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, sottolineando che dovrà essere "un incontro non per il gusto di farlo ma per consolidare accordi raggiunti, sui quali si sta attualmente lavorando tra le due delegazioni". Il mondo resta in attesa.