MOSCA - C'è una timida rassicurazione: "La comparsa delle truppe russe nei pressi di Kiev e di altre città non vuol dire che vogliamo occupare l'Ucraina. Non abbiamo un tale obiettivo". Ma è annegata in un profluvio di retorica bellicosa, di ultimatum e minacce. Se è vero, come sostengono diversi analisti, che oramai si trovi davanti a un bivio - cercare una via d'uscita in un accordo o passare alle tattiche adottate a Groznyj o in Siria - Vladimir Putin fa di tutto per non darlo a vedere. Ma nel suo primo discorso alla nazione a quasi tre settimane dall'inizio di quella che chiama "operazione militare speciale" in Ucraina, il leader del Cremlino suona a tratti disperato. E quindi pronto a tutto.
L'occasione è un incontro a sostegno dei territori della Federazione russa. In videocollegamento ci sono anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov e il sindaco di Mosca Serghej Sobjanin. Il presidente russo appare tra due bandiere, il tricolore e il vessillo del presidente, sullo sfondo di una parete giallo paglierino. Assicura che "l'operazione si sta sviluppando con successo, in stretta conformità con i piani pre-approvati". Non avevamo altre opzioni, torna a sottolineare. E lo ripete più volte. Un attacco da parte di Kiev sarebbe stato solo questione di tempo. E il "genocidio" nel Donbass non poteva più essere tollerato. Tutto quello che sta accadendo però, insiste, è colpa del governo ucraino che si è rifiutato di ritirare le truppe dal Donbass. "È stata una loro decisione". Ma se le truppe avessero agito solo nel territorio delle Repubbliche autoproclamate di Donetsk e di Lugansk, avrebbero soltanto spostato la linea di contatto più in là, senza eliminare la minaccia alla radice. L'obiettivo, anche dei negoziati, per Putin resta sempre lo stesso: "garantire la sicurezza della Russia". E, di conseguenza: "lo status neutrale dell'Ucraina, la smilitarizzazione e la denazificazione".
Putin però non si rivolge soltanto a Kiev. Parla anche ai "mecenati occidentali" che spingono l'Ucraina a continuare lo spargimento di sangue. Parla ai cittadini occidentali: "Mi rivolgo a voi. Cercano di convincervi che le vostre difficoltà siano il risultato di azioni ostili della Russia, ma è una bugia". Parla infine ai suoi connazionali ammettendo "il duro colpo" inferto all'economia. Ma, ancora una volta, se la prende con quello che chiama "l'Impero della Menzogna". Scarica tutta la colpa delle ristrettezze economiche sulla politica occidentale di contenimento e indebolimento che cerca di "cancellare" la Russia arrivando a paragonarla ai "pogrom antisemiti".
Poi lancia un messaggio: "Certo, proveranno a scommettere sulla cosiddetta quinta colonna, sui traditori nazionali, su chi guadagna qua, con noi", ma con la coscienza vive "lì e non qui". L'Occidente collettivo, continua, sta cercando di dividere la nostra società, speculando sulle perdite militari, sulle conseguenze socio-economiche delle sanzioni, "per provocare uno scontro civile in Russia". E, insiste, ha solo un obiettivo: "la distruzione della Russia".
"Ma qualsiasi popolo - continua - e ancor di più il popolo russo, sarà sempre in grado di distinguere i veri patrioti dalla feccia e dai traditori e semplicemente di sputarli fuori come si fa con un moscerino che gli è volato accidentalmente in bocca. Sono convinto che un'autopurificazione così naturale e necessaria della società non farà che rafforzare il nostro Paese, la nostra solidarietà, coesione e disponibilità a rispondere a qualsiasi sfida".
Allusioni a "purghe" che, secondo la politologa Tatjana Stanovaja, trasudano di "disperazione, forte emozione, impotenza". "Dopo un simile discorso, ho la netta sensazione che tutto ciò che le autorità considerano "tradimento nazionale" sarà schiacciato. Spietatamente, crudelmente, senza tante cerimonie. A tutti i livelli della vita pubblica. Non solo media, opposizione o proteste. Ma istruzione e scienza, cultura, stile di vita, bisogni". "È l'inizio della fine", si spinge a dire Stanovaja "con un assurdo senso di speranza". "Sì, fermeranno, arresteranno, manderanno in galera tutti, ma questo non ha futuro. Tutto è in pendenza. Mi sembra che attorno a Putin tutto cominci a sgretolarsi".