In Ucraina la sfida dei robot killer volanti
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoNell’era moderna l’evoluzione della tecnologia ha sempre portato alla nascita di armi nuove, come se l’uomo non potesse fare a meno di asservire la scienza alla distruzione. Sviluppo della metallurgia e cannoni sono andati avanti di pari passo; poi c’è stato il boom della chimica che ha permesso esplosivi micidiali e gas omicidi; quindi dalle ricerche dei ragazzi di Via Panisperna e di Einstein è scaturita la minaccia dell’apocalisse atomica e la stagione informatica ci ha consegnato ordigni di precisione assassina. Credevamo che i droni fossero l’ultima l’ultima frontiera in questa corsa verso killer sempre più evoluti. Invece no. Perché l’intelligenza artificiale ci mette davanti alla nascita di una famiglia di veri robot guerrieri.
Adesso la guerra in Ucraina potrebbe vedere questi sistemi affrontarsi l’un contro l’altro, cosa che finora non era mai accaduta. Mosca infatti ha già lanciat…
Nell’era moderna l’evoluzione della tecnologia ha sempre portato alla nascita di armi nuove, come se l’uomo non potesse fare a meno di asservire la scienza alla distruzione. Sviluppo della metallurgia e cannoni sono andati avanti di pari passo; poi c’è stato il boom della chimica che ha permesso esplosivi micidiali e gas omicidi; quindi dalle ricerche dei ragazzi di Via Panisperna e di Einstein è scaturita la minaccia dell’apocalisse atomica e la stagione informatica ci ha consegnato ordigni di precisione assassina. Credevamo che i droni fossero l’ultima l’ultima frontiera in questa corsa verso killer sempre più evoluti. Invece no. Perché l’intelligenza artificiale ci mette davanti alla nascita di una famiglia di veri robot guerrieri.
Adesso la guerra in Ucraina potrebbe vedere questi sistemi affrontarsi l’un contro l’altro, cosa che finora non era mai accaduta. Mosca infatti ha già lanciato i suoi contro le città assediate, mentre Kiev potrebbe ricevere nelle prossime ore quelli offerti dal governo americano.
Non hanno ancora un nome, ma tutti sono convinti che si tratti di qualcosa di completamente nuovo, destinato a rivoluzionare le regole belliche e addirittura mandare in pensione cannoni e missili. Tecnicamente vengono indicate come “loitering munition”, se chiedete al traduttore di Google vi dirà che significa “munizioni vagabonde” e penserete a qualcosa che colpisce a casaccio. Tutt’altro. Potremmo chiamarle “armi sospese” anche se per comodità sono definite “droni kamikaze”.
Il concetto è proprio quello. Mentre gli attuali droni da battaglia volano in cerca di un bersaglio e poi lo distruggono con missili o bombe, le “loitering munition” si comportano allo stesso modo fino alla fase finale: quando si buttano direttamente contro l’obiettivo come i piloti suicidi nipponici. Sembra una cosa stupida, invece è in prospettiva terrificante. I droni kamikaze sono molto più piccoli, molto più economici e molto più sofisticati, tanto da venire concepiti per essere indipendenti dai comandi umani. Inoltre, sono destinati a operare in sciami, magari diversificando i compiti: alcuni cercano chi va colpito, altri lo “neutralizzano”. Infine, sono semplici da utilizzare e richiedono un addestramento minimo: vengono guidati da un tablet con gli stessi comandi dei videogiochi.
Il primo terreno di impiego sono i combattimenti urbani. Gli israeliani li hanno inventati proprio per questa missione, perfezionando i modelli fino a diventare leader del settore. Ma sono stati imitati in maniera primordiale persino dall’Isis, che ha modificato droni giocattolo per farli schiantare sugli assedianti di Mosul. La prima prova in un conflitto su larga scala è stato quello del 2020 tra Armenia e Azerbaijan, quando le “loitering munition” israeliane acquistate dagli azeri sono diventate l’incubo dei nemici. Una minaccia invisibile: silenziose, restano in cielo per ore e aspettano che il bersaglio si mostri, poi lo ghermiscono. Possono rimanere in attesa finché un soldato non esce dal bunker o la rampa di un missile non viene issata.
I generali hanno capito che queste munizioni rivoluzionano l’idea della guerra, perché stravolgono il fattore tempo. Dall’invenzione del cannone in poi, c’è sempre stato un tempo limitato: attendi di vedere il bersaglio e spari, con il vincolo di avere a disposizione pochi secondi. Invece questi sono proiettili pazienti come cecchini, che aspettano e seguono inesorabilmente le loro vittime: un po’ come le pallottole magiche dei cartoni animati o quelle fantascientifiche di Man in Black.
Inoltre, oggi non ci sono difese efficaci. I radar non le avvistano: sono minuscole, in materiali plastici e motori elettrici. Anche i disturbatori usati per “spezzare” il collegamento radio che pilota i grandi droni da battaglia difficilmente riescono a disturbarle. E comunque i prodotti più sofisticati già fanno affidamento su ampi automatismi che li rendono indipendenti dal telecomando. La loro intelligenza artificiale gli permette di identificare da soli i bersagli programmati e decidere di colpirli. E’ già accaduto in Libia, per opera di un “kamikaze” fabbricato in Turchia.
Tutti gli eserciti del mondo vogliono queste armi, di ogni dimensione: i cataloghi offrono già versioni tascabili e altre da trecento chili. L’Italia ne ha ordinati di minuscoli per le forze speciali ma il fascino verso la novità è tale che la nostra Marina sta pensando di schierare il modello “large” sulle prossime navi da sbarco al posto dei cannoni: meglio mandare sulla costa questi ordigni in giro alla ricerca dei bersagli, invece di tenere una nave lunga duecento metri in posizione di tiro esponendola agli attacchi nemici.
I più incredibili sono quelli micro: stanno in una tubo pneumatico di dieci centimetri di diametro e lungo trenta. Quando vengono espulsi, aprono ali ed eliche prendendo il volo. Il fante li controlla da uno smartphone ma loro sanno cosa devono cercare: sullo schermo evidenziano ogni il potenziale bersaglio. Quando il soldato clicca sul tasto “kill”, si buttano in picchiata con mezzo etto di esplosivo ad alto potenziale. Possono infilarsi dentro una finestra per uccidere uno sniper, piovere su una squadra nascosta dietro un muro, arrivare insomma dove nessun proiettile vecchio tipo riuscirebbe. Per le pattuglie c’è Hero 30 che pesa meno di tre chili e si libra a 500 metri d’altezza per trenta minuti: prevede la modalità “trova e distruggi” senza bisogno di ordini finali. Il Pentagono li sta valutando. Ma l’azienda israeliana ha detto che si aspetta ingenti ordinativi dai Paesi dell’Europa orientale per effetto della guerra in Ucraina.
Lì finora si è visto all’opera solo il kamikaze progettato dalla Kalashnikov, che ha scelto di passare dai mitragliatori agli ordigni hi-tech. I russi lo hanno lanciato sul centro di Kiev, pare per punire i furgoni che trasportano i razzi forniti dall’Occidente: per smascherare i veicoli anonimi dei corrieri l’unica possibilità è attendere il momento della consegna, quando dal cofano sbucano gli ordigni. La missione tipica delle "loitering munition".
La risposta del Pentagono è molto più temibile: nel pacchetto di aiuti concessi ieri al presidente Zelensky sono inclusi cento Switchblade. Hanno un raggio d’azione di 40 chilometri: possono aggirarsi sul cielo di un’intera città restando in aria per quaranta minuti: quando scoprono una preda ci vanno contro e hanno la stessa testata dei missili Javelin che stanno devastando i tank russi. Li può usare pure un ragazzino, tanto il sistema di pilotaggio imita quello della playstation. Non si sa se dispongano pure della possibilità di fare tutto da soli, agendo come robot mortali: le prestazioni esatte sono top secret. Ma se non questa guerra, l’ingresso in campo degli automi killer avverrà nella prossima: è tutto pronto, togliendo agli esseri umani il controllo su ciò che uccide altri esseri umani. Il primo passo verso un futuro terribile.