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Svitlana stanca di guerre

Il conflitto in Ucraina raccontato con un'immagine. La donna nella foto si chiama Svitlana, ha 81 anni ed è nata duranta quella che dicevano essere l'ultima guerra. Invece non era così
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Svitlana Toryanik nel rifugio di Leopoli, Ucraina. 19 marzo 2022 (Foto Reuters/Zohra Bensemra) 

L’anagrafe l’ha costretta a essere bambina durante quella che chiamavamo l’ultima guerra. Ma non solo non è stata l’ultima: per una come lei, per una come Svitlana, è stata la prima. La prima di una serie di guerre di cui ha avvertito il fragore più o meno da vicino, e la paura – al punto forse da convincersi che il mondo senza guerra non esiste. Per lei non è mai esistito. Avvolta in una coperta, la testa coperta, non è difficile immaginarla a cinque anni difendersi da un altro inverno nero. La vita all’ultimo tratto le ripresenta lo stesso prezzo, e un diverso rifugio. Lasciata Kharkiv bombardata, in questo 19 marzo del suo ottantunesimo anno è a Leopoli. Città lacerata dalle tempeste della storia, austro-ungarica, polacca, occupata prima dall’Unione Sovietica, poi dalla Germania nazista, di nuovo parte dell’Urss, e infine ucraina. Fino a quando?
Un grande poeta nato a Leopoli nel 1945 - Svitlana era già al mondo - lasciò la città quando le autorità sovietiche espulsero i polacchi. È morto il primo giorno di primavera di un anno fa, risparmiandosi questa ulteriore ferita della sua città natale. Ha scritto poesie bellissime, commoventi, piccoli romanzi in versi. Quella intitolata “Andare a Leopoli” è tornata a circolare in queste settimane. Un verso dice: “Partire in fretta over Leopoli, in piena notte o di giorno, a settembre o marzo”. E poi: “La gente si diceva addio / senza fazzoletti, senza lacrime, la bocca / così secca, non ti vedrò mai più, tanta morte / ci attende”. E infine: “In fretta, soltanto fare / le valigie, sempre, ogni giorno, / e andare senza fiato, andare a Leopoli, dopotutto / esiste, calma e pura come / una pesca. Leopoli è ovunque”.