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Schuman: "Con i russi, Pechino vuole ridisegnare l’ordine mondiale"

Intervista allo studioso dell’Atlantic Council ed esperto di storia cinese. "L’equilibrismo tra Mosca e Occidente per Xi si fa sempre più complicato. La Cina sta perdendo la sua credibilità"
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PECHINO - Quasi due ore di telefonata tra Xi Jinping e Joe Biden che, nonostante le parole del leader di Pechino, sembrano non spostare di una virgola la difficile posizione cinese. "La conversazione tra i due evidenzia bene la dura scelta che la leadership comunista deve fare in questo momento: sostenere Putin e correre il rischio di una rottura con l'Occidente?", racconta Michael Schuman, senior fellow dell'Atlantic Council e autore de "L'impero interrotto. La storia del mondo vista dalla Cina" (edito in Italia da Utet).
 
Dal punto di vista cinese che cosa ci dice la telefonata di venerdì?
"Biden ha detto chiaramente a Xi quali conseguenze ci saranno se Pechino decidesse di aiutare direttamente Putin. Ciò dimostra quanto sia sottile la linea che Xi deve percorrere se vuole continuare a mantenere i piedi in due scarpe".
 
Che cosa farà, o non farà, la Cina?
"Inizialmente il piano di Pech…
PECHINO - Quasi due ore di telefonata tra Xi Jinping e Joe Biden che, nonostante le parole del leader di Pechino, sembrano non spostare di una virgola la difficile posizione cinese. "La conversazione tra i due evidenzia bene la dura scelta che la leadership comunista deve fare in questo momento: sostenere Putin e correre il rischio di una rottura con l'Occidente?", racconta Michael Schuman, senior fellow dell'Atlantic Council e autore de "L'impero interrotto. La storia del mondo vista dalla Cina" (edito in Italia da Utet).
 
Dal punto di vista cinese che cosa ci dice la telefonata di venerdì?
"Biden ha detto chiaramente a Xi quali conseguenze ci saranno se Pechino decidesse di aiutare direttamente Putin. Ciò dimostra quanto sia sottile la linea che Xi deve percorrere se vuole continuare a mantenere i piedi in due scarpe".
 
Che cosa farà, o non farà, la Cina?
"Inizialmente il piano di Pechino era sostenere la Russia il più possibile e al tempo stesso mantenere le relazioni con gli Usa, l'Europa e gli altri Paesi asiatici. Ma dato che la guerra è andata avanti ed è peggiorata, la posizione cinese si è fatta più difficile. Questo equilibrismo è diventato più complicato. Pechino deve fare una scelta, ma mi sembra che non la voglia fare questa scelta. È una decisione controversa: avvicinarsi ancora di più a Mosca o giocare un ruolo più costruttivo, mediare, porsi come la potenza responsabile. Più la guerra va avanti, più le posizioni cinesi si sono fatte pro-Russia".
 
Come può uscire da questa impasse?
"All'inizio la Cina aveva più credibilità: la stanno perdendo. Basta leggere le dichiarazioni e vedere la narrativa portata avanti da giornali e tv. Tuttavia, la Cina non ha mai avuto veramente la volontà di mediare. Non sapremo mai che cosa succede dietro le quinte, il rapporto con Mosca non è trasparente. Ma Pechino sta perdendo credibilità a livello internazionale. La via d'uscita? Continuare, in modo retorico, a sostenere Mosca e provare a salvare le relazioni con Usa e Ue".
 
Contorsionismo puro. La grande paura sono le sanzioni. Quanto farebbero male?
"Sarebbero una catastrofe. E già l'economia cinese non è che se la passi bene, vedi gli ultimi lockdown per il Covid. La Cina è integrata profondamente a Usa e Ue. I cinesi con le loro dichiarazioni stanno facendo molto rumore, ma alla fine rispetteranno le sanzioni alla Russia: non possono permettersi di non farlo. Ma credo pure che Pechino voglia accelerare un processo che già va avanti da un po': proteggersi dalle vulnerabilità. Limitare la dipendenza da Usa e alleati per proteggersi da quello che ora Usa e alleati stanno facendo alla Russia".
 
Xi ha parlato anche con i leader del Vecchio continente.
"Pechino sta capendo che non c'è molta possibilità, e volontà, di ricucire con l'America. Ma con certi Paesi europei è diverso, pensiamo a Francia e Germania. Se Pechino si gioca male le sue carte, come sta facendo, non farà che rinvigorire un'alleanza Usa-Ue che già stiamo vedendo. Per questo ha scelto di parlare con Macron e Scholz, però ancora mettendo l'accento sulle posizioni anti-Nato: non è la cosa giusta da dire ora agli europei". 
Una immagine del colloquio virtuale Xi-Biden (reuters)
 
E la relazione con Mosca? Se ne stanno pentendo?
"Non credo. Ci sono molte cose che hanno avvicinato in questi anni i due Paesi: l'anti-americanismo, gli interessi economici, la stabilità in Asia centrale. Pechino vede Mosca come un partner importante per raggiungere il suo obiettivo di ridisegnare l'ordine mondiale e trasformarlo in un posto dove c'è spazio per ideali autoritari. Xi ha scelto questo obiettivo di lunga durata. Sia Mosca che Pechino vogliono diminuire l'influenza degli Stati Uniti e in questo si possono aiutare a vicenda".
 
Davvero, come dicono molti, Xi ha l'influenza giusta per chiamare Putin e dirgli di smetterla?
"È difficile sapere quanta influenza abbia uno sull'altro. Certo è che tra i due non c'è una vera alleanza, non c'è un coordinamento. Al momento è un matrimonio di convenienza. È vero che hanno molti interessi comuni, ma hanno anche un sacco di differenze, vanno in due direzioni opposte. La Russia non è una potenza emergente, ma in declino. La Cina è - o almeno la sua leadership lo pensa - una potenza in ascesa. Hanno sguardi diversi sul futuro. Pechino non si può permettere un terremoto internazionale. E poi c'è il fatto che nessuna delle due parti vuole essere troppo dipendente dall'altra, specialmente i russi: Putin sa che legarsi troppo a Xi lo trasformerebbe nel socio di minoranza".
 
Quali i rischi interni per Xi?
"Nonostante le apparenze c'è un qualche tipo di opposizione dentro al Partito. Alcuni sono preoccupati dalla posizione che Xi ha fatto prendere alla Cina negli ultimi tempi, sia all'interno che in politica estera. Difficile dire, però, quanto peso abbiano. Le scelte di Xi potrebbero danneggiarlo, ma è un pezzetto di storia che deve ancora esser scritto".