Kiev, i cadaveri conservati nei furgoni del gelato. "L’obitorio è pieno"
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciControffensiva ucraina nella periferia, ma si teme che i russi si stiano riorganizzando per sfondare. Il vicecomandante della capitale: "Abbiamo un piano per fronteggiare anche un attacco chimico"
KIEV - Un uomo che non c'entra niente con questo posto osserva perplesso il rimorchio di un camion frigo. Se fosse per lui, non aprirebbe di nuovo quel portellone, perché sa cosa c'è dietro e sa cosa sta per venirgli addosso. Ma si è appena liberato un posto giù, nello scantinato dell'obitorio centrale di Kiev, e bisogna prendere un altro sacco nero. Oleksandr, che nella vita di prima inventava slogan pubblicitari per prodotti di bellezza e strategie di marketing, prende un lungo respiro col naso. Il volto si comprime in una smorfia di tristezza e disgusto. Apre di scatto il portellone, con un balzo sale sul rimorchio, afferra il primo sacco nero che trova, lo trascina verso l'esterno, lo posiziona su un lettino di ferro arrugginito con le rotelle e lo spinge in fretta dentro l'edificio. L'operazione dura 30 secondi al massimo, quanto basta per essere investiti, anche a venti metri di distanza, dal tanfo della morte.
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KIEV - Un uomo che non c'entra niente con questo posto osserva perplesso il rimorchio di un camion frigo. Se fosse per lui, non aprirebbe di nuovo quel portellone, perché sa cosa c'è dietro e sa cosa sta per venirgli addosso. Ma si è appena liberato un posto giù, nello scantinato dell'obitorio centrale di Kiev, e bisogna prendere un altro sacco nero. Oleksandr, che nella vita di prima inventava slogan pubblicitari per prodotti di bellezza e strategie di marketing, prende un lungo respiro col naso. Il volto si comprime in una smorfia di tristezza e disgusto. Apre di scatto il portellone, con un balzo sale sul rimorchio, afferra il primo sacco nero che trova, lo trascina verso l'esterno, lo posiziona su un lettino di ferro arrugginito con le rotelle e lo spinge in fretta dentro l'edificio. L'operazione dura 30 secondi al massimo, quanto basta per essere investiti, anche a venti metri di distanza, dal tanfo della morte.
Gli obitori di Kiev non hanno più spazio per i caduti e si arrangiano conservando i cadaveri nei rimorchi refrigerati che si usano per portare cibo, gelati e verdura ai negozi. Nel vano abbiamo contato almeno 18 sacchi neri ammucchiati ai lati. "Sono sia civili che soldati, arrivano da Irpin, da Bucha e da Gostomel", spiega Alina, una signora sulla sessantina che ha il compito di segnare su un foglio il nome del defunto, il luogo del decesso e il numero di cellulare del parente da chiamare quando, e se, riusciranno a preparare la salma.
LA MAPPA DEL CONFLITTO A KIEV
Sinora a Kiev il conflitto si è preso le vite di 228 persone tra cui 4 bambini. Siamo nel distretto di Shevchenkivskiy, le celle frigorifero dell'istituto di medicina legale più grande della riva destra del Dnepr non sono sufficienti, la domanda è aumentata. Oleksandr, 30 anni, padre di due ragazzine che ha fatto spostare nell'ovest del Paese assieme alla madre, si è presentato qui quattro giorni fa come volontario perché, dice, "nessuno voleva occuparsi dei morti". Il lungo rimorchio bianco è stato messo sotto un albero senza foglie, il motore dell'impianto produce un ronzio continuo. A rendere più lugubre una scena di per sé già drammatica, due cornacchie che gracchiano dal cornicione dell'obitorio e il fumo tossico portato dal vento e proveniente da fabbriche bombardate.
La capitale che aspetta di conoscere la prossima mossa degli assedianti si è risvegliata con due notizie, una buona e una pessima. Quella buona è che durante la notte non ci sono stati condomini sventrati da pezzi di missili intercettati dalla contraerea, quella pessima è il seguente messaggio diffuso dal municipio: "Incendi alla periferia vicino al fronte hanno provocato l'innalzamento di polveri tre volte superiori al normale, non uscite di casa, coprite le finestre con lenzuola bagnate e bevete molta acqua". L'ennesima piaga sopportata con fatalismo dalla metropoli dimezzata, che ha la metà degli abitanti che aveva prima del 24 febbraio (ora un po' meno di 1.5 milioni), i palazzi spenti senza lumi che filtrano dalle finestre e il fronte più caldo a cinque chilometri dalla periferia di nord-ovest. Così fatalista da strappare alla guerra attimi di normalità. Nel centro di Kiev alcuni ristoranti stanno riaprendo ai clienti, come il famoso Musafir dove si mangiano piatti tatari e il menù è stato ridotto causa scorte alimentari in esaurimento. I taxi circolano, alcune linee della metropolitana sono attive anche se i treni vanno in direzione contraria rispetto al solito, i supermercati tengono aperto pur con gli scaffali semi-vuoti. Un barbiere per hipster, lo Sprut Salon, ha ripreso a tagliare barbe e capelli. Ma davanti agli obitori ci sono i camion dei gelati.
La controffensiva di Kiev è cominciata mercoledì con i mortai che hanno battuto le postazioni russe a Irpin e Gostomel. Gli invasori sembrano in difficoltà, tuttavia non è detto che lo siano veramente: le immagini dal satellite mostrano infatti che i comandi di Mosca hanno dato l'ordine di concentrare altri uomini e mezzi sulla linea di nord-ovest sinora invalicata. Il timore più grande resta l'offensiva massiccia e scioccante stile Grozny, da terra e soprattutto dal cielo, per aprire con bombardamenti a tappeto la strada verso Maidan. Non solo. L'intelligence alleata segnala la possibilità di un "incidente" con armi chimiche, ossia un attacco di matrice russa che il Cremlino proverà a far passare come ucraino per giustificare poi un'aggressione ancor più spietata. "Potrebbe accadere", ragiona Oleksandr Holodnyuk, il vice comandante ad interim delle forze di terra. "Siamo pronti a qualsiasi scenario e abbiamo un piano, che non posso svelare, anche nel caso di attacco chimico diretto contro di noi". Il ministero della Difesa ucraino conferma. Ma per Oleksandr, l'esperto di marketing che si è ritrovato in tuta grigia e guanti di lana bianchi a sollevare cadaveri, questi sono discorsi troppo grandi, non ci pensa. Il suo demone è un sacco pesante e rigido da portare di sotto.
"Quando sono sceso per la prima volta nelle celle gelide è stato insopportabile", racconta a Repubblica. "Chi non ci è abituato, come me, non può resistere più di due minuti". Sua moglie vorrebbe che mollasse Kiev e si trasferisse anche lui a Ternopil, lontano da pezzi di missili che cadono a caso sulla testa della gente e da odori indescrivibili che rimangono addosso. "Faccio quello che devo, però la notte piango nel mio cuscino". Quanti corpi laggiù, Oleksandr? "Non lo posso dire...comunque, a dozzine. Ci sono i militari e ci sono i bambini. A volte mi fermo a osservarne i volti e capisco tutto. Tutto ciò che sta accadendo, tutto ciò che ci stanno facendo".