Ucraina, la minaccia dal cielo. I supermissili puntano le città piene di sfollati
dal nostro inviato Corrado Zunino , dal nostro inviato Corrado ZuninoLEOPOLI - Quattro sirene per l'allarme aereo, in pieno giorno, sono il segno di uno stato di tensione. Durano un minuto e poi si acquietano. Per strada, qui a Leopoli, i portieri dei palazzi hanno la pistola in vista nella fondina e anche una fotografia alla luna può diventare il motivo dell'intervento di un giovane soldato: "Questo è un presidio militare, nessuno scatto". È il quartiere degli alberghi, in verità, ma tutto è diventato "zona militare" all'Ovest. Anche all'Ovest.
Dal bombardamento dei depositi di munizioni all'aeroporto di Lutsk, al Nord, nove giorni fa, tutto si è progressivamente sfarinato e ieri il missile ipersonico - che ha centrato un sotterraneo nei sobborghi di Ivano-Frankvisk, 130 chilometri di strada da Leopoli - ha certificato che i russi, sì, non porteranno le loro truppe contro il comando West ucraino, ma continueranno a lanciare missili con i bombardieri per interromp…
LEOPOLI - Quattro sirene per l'allarme aereo, in pieno giorno, sono il segno di uno stato di tensione. Durano un minuto e poi si acquietano. Per strada, qui a Leopoli, i portieri dei palazzi hanno la pistola in vista nella fondina e anche una fotografia alla luna può diventare il motivo dell'intervento di un giovane soldato: "Questo è un presidio militare, nessuno scatto". È il quartiere degli alberghi, in verità, ma tutto è diventato "zona militare" all'Ovest. Anche all'Ovest.
Dal bombardamento dei depositi di munizioni all'aeroporto di Lutsk, al Nord, nove giorni fa, tutto si è progressivamente sfarinato e ieri il missile ipersonico - che ha centrato un sotterraneo nei sobborghi di Ivano-Frankvisk, 130 chilometri di strada da Leopoli - ha certificato che i russi, sì, non porteranno le loro truppe contro il comando West ucraino, ma continueranno a lanciare missili con i bombardieri per interrompere la fornitura di armi da qui a Kiev, a Odessa, a Kharkhiv.
Ivano-Frankvisk ha conosciuto il terzo attacco dal 24 febbraio, inizio della guerra, e ha scelto di condurre una parte della vita civile, rappresentazioni teatrali comprese, underground. Ieri nei sottofondi dell'Accademia nazionale di arte drammatica andava "Romeo e Giulietta". E, ieri, l'aviazione russa ha individuato in un altro sotterranneo, a Delyatin, sobborgo di ottomila abitanti, un nuovo pericolo militare: l'ha centrato con un missile Kinzhal, viaggia a 12.000 chilometri l'ora, dieci volte la velocità nel suono. È la prima volta che il razzo ipersonico, arma presentata a cinque giorni dalla dichiarazione di guerra, entra nel conflitto in Ucraina. L'Ovest si fa luogo di sperimentazione bellica. I russi hanno detto, poi, di aver distrutto "un ampio deposito di munizioni".
Su a Rivne, sei giorni fa, il bombardamento della torre televisiva ha fatto nove morti e il conteggio delle vittime per la distruzione della base di addestramento di Yavoriv, con i maestri occidentali e le reclute ucraine o appartamenti alla legione straniera, resta un mistero. Le fonti interne avevano parlato di 35 morti e 134 feriti, il ministro degli Esteri russo aveva invece detto: "Abbiamo colpito 180 mercenari". L'intervista di Repubblica a un reclutato brasiliano, scampato all'attacco, fa temere numeri ancora più alti.
Ecco i missili ipersonici Kinzhal caricati sui caccia russi: cosa sono e come funzionano
Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha detto che Putin è come Hitler: "Non bombarda solo l'Ovest, bombarda anche gli ospedali e gli asili a Est". Poi ha chiesto a tutti gli stranieri di non fotografare nulla e ai concittadini, come ricordano gli altoparlanti a ogni allarme, "di lasciare le case e scendere nei rifugi". Si sta diffondendo la psicosi delle spie russe, qui, un elemento che ha sempre attraversato la città resistente e che dopo la strage di Yavoriv, forse guidata dall'interno, è diventata patrimonio della gente che vive a un passo dai crateri lasciati dai missili. "Sei un russo", gridavano, venerdì, i residenti dei quartieri confinanti con lo scalo Halytskyi ai fotografi che provavano ad alzare il loro obiettivo verso l'hangar per la riparazione degli aerei di guerra, colpito all'alba.
La stazione ferroviaria di Leopoli è tornata una stazione: le code di profughi che riempivano l'intero vialone d'accesso sono rientrate, l'ufficio informazioni libera ogni pratica in pochi secondi e la cassa due fa i biglietti per Kiev anche per domani. Le altre quattro avviano i profughi ai treni per la Polonia, innanzitutto per Przemysl. Molte famiglie trascinate qui, sfinite, da Mariupol, da Kharkhiv, provano a non lasciare il loro Paese. Lviv cresce oltre il milione e trecentomila con gli sfollati sparsi tra cinquecento rifugi: scuole, università, teatri, fabbriche. Anche al maestoso Palazzo Potocki le confezioni di pronto consumo alimentare sono diminuite, l'assistenza si fa meno drammatica. Dentro quei rifugi, però, dentro lo stesso Potocki, i ragazzi e le donne continuano a preparare la guerra degli altri, dei soldati della capitale e dell'Est. Divise mimetiche, caschi militari, le stoffe per camuffare i carri. La gente di Leopoli, sempre più ansiosa, si chiede se anche i centri profughi diventeranno un obiettivo dei missili dei russi.