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Zelensky alla Knesset: perché Israele è cauto con il presidente ucraino

L'establishment è combattuto tra l'identificazione con l'Ucraina attaccata e la necessità di continuare a coordinarsi con i russi in Siria in funzione anti-iraniana, una collaborazione vitale per la sicurezza del Paese
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"Ora è il nostro popolo a essere disperso per il mondo, cercando sicurezza, cercando di vivere in pace. Come lo siete stati voi un tempo". Sono le parole con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è rivolto oggi pomeriggio ai parlamentari della Knesset di Gerusalemme e al popolo israeliano, con un collegamento video atteso da giorni.

"Le comunità ucraine ed ebraiche sono sempre state interconnesse", ha esordito Zelensky, che ha ripetutamente tracciato un parallelo tra le minacce contro il popolo ebraico e ucraino: "La minaccia che dobbiamo affrontare è la distruzione totale del popolo, della cultura, persino del nome Ucraina". E, ribaltando la retorica di Putin che parla di Ucraina "nazista" per giustificarne l'invasione, ha paragonato il regime putiniano a quello nazista, sottolineando come proprio il 24 febbraio 2022, il giorno dell'attacco al suo Paese da parte dell'esercito russo, ricor…

"Ora è il nostro popolo a essere disperso per il mondo, cercando sicurezza, cercando di vivere in pace. Come lo siete stati voi un tempo". Sono le parole con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è rivolto oggi pomeriggio ai parlamentari della Knesset di Gerusalemme e al popolo israeliano, con un collegamento video atteso da giorni.

"Le comunità ucraine ed ebraiche sono sempre state interconnesse", ha esordito Zelensky, che ha ripetutamente tracciato un parallelo tra le minacce contro il popolo ebraico e ucraino: "La minaccia che dobbiamo affrontare è la distruzione totale del popolo, della cultura, persino del nome Ucraina". E, ribaltando la retorica di Putin che parla di Ucraina "nazista" per giustificarne l'invasione, ha paragonato il regime putiniano a quello nazista, sottolineando come proprio il 24 febbraio 2022, il giorno dell'attacco al suo Paese da parte dell'esercito russo, ricorrevano i 102 anni - 24 febbraio 1920 - dalla fondazione del partito nazionalsocialista in Germania.

"La Russia oggi utilizza l'espressione 'soluzione finale nei confronti dell'Ucraina", ha affermato Zelensky, ben conscio di quale carica emotiva suscitino quelle due parole nel pubblico ebraico.

 

"Ci rivolgiamo a voi per chiedervi aiuto", ha detto Zelensky esortando Israele ad aiutare con le armi. "Iron Dome è il migliore sistema di difesa antimissilistica. Perché non possiamo chiedervi di fornircelo? Questo è il momento in cui dovete fornire risposte a queste domande e dopodiché convivere con le vostre risposte. Gli ucraini hanno fatto la loro scelta 80 anni fa: abbiamo salvato gli ebrei e per questo ci sono tra noi tanti Giusti tra le nazioni. Il popolo di Israele ora deve fare la sua scelta".

Molti parlamentari, così come molti israeliani, si sono sentiti a disagio di fronte a un paragone così diretto con la Shoah. Interessante notare pure cosa non c'era nel discorso del presidente ucraino: proprio nel suo rivolgersi al parlamento israeliano, non ha menzionato il fatto di essere lui stesso ebreo.

Il discorso di Zelensky in Israele è avvenuto per sua richiesta. Una richiesta che, all'inizio, ha causato imbarazzo in Israele. O forse addirittura timore. L'establishment israeliano, infatti, è combattuto tra l'identificazione con l'Ucraina attaccata, con la sofferenza del popolo e dei rifugiati ucraini e la cautela per la reazione russa. Non va dimenticato che Israele in sostanza confina a nord-est con l'esercito di Putin, che ormai da anni in Siria la fa da padrone. Il coordinamento con l'esercito russo è vitale per la sicurezza di Israele, consentendogli di colpire le forze iraniane nel loro tentativo di stabilizzarsi al confine nord con lo Stato ebraico. Dall'invasione russa in Ucraina, questo coordinamento è stato mantenuto. E non solo: Israele oggi è un importante mediatore nei colloqui tra Russia e Ucraina, con il premier Naftali Bennett che continua a dialogare con i due presidenti.

La titubanza israeliana rispetto a una presa di posizione in questa guerra si è riflettuta anche nelle vicende che hanno portato al discorso di oggi. Quando Zelensky ha iniziato il tour di collegamenti con i parlamenti del mondo, ha subito chiesto di intervenire anche alla Knesset.

In prima battuta, il presidente della Knesset ha spiegato che ciò non sarebbe stato possibile durante la plenaria perché il parlamento si era appena congedato per la periodica sessione festiva. Sebbene sia possibile convocare i membri della Knesset per delle sessioni speciali, specialmente durante periodi di emergenza (e cos'è questa se non un'emergenza?), sono stati invocati poi problemi logistici perché l'aula plenaria è in ristrutturazione.

Alla fine, è stata concordata la soluzione del collegamento dei parlamentari via zoom. Dei 120 parlamentari israeliani, un unico gruppo ha scelto di boicottare il discorso di Zelensky: si tratta della "Lista Araba Unita", un'unione di diversi partiti arabi che siede oggi all'opposizione, caratterizzato da posizioni comuniste e filo-russe (diversamente dal partito islamista Ra'am di Mansour Abbas che è oggi parte del governo di coalizione).

 

Il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai si è risentito per la decisione poco dignitosa del collegamento via zoom dei parlamentari e ha trasmesso il discorso del presidente ucraino su un mega schermo nella piazza Ha-Bima, il teatro nazionale, durante una manifestazione a sostegno dell'Ucraina cui ha partecipato anche l'ambasciatore di Kiev in Israele. Huldai non ha usato mezze parole: "Sappiamo bene chi è il buono e chi è il cattivo ed è nostro dovere stare dalla parte dell'Ucraina". Nel pubblico, tra i cittadini presenti a Tel Aviv e quelli collegati su tutti i canali che hanno trasmesso in diretta il discorso, c'erano migliaia di famiglie ebraiche che provengono dalla diaspora ucraina e che oggi costituiscono una vasta porzione della popolazione israeliana.

La ricca e dolorosa storia della diaspora ebraica ucraina rimane ancora oggi un nervo scoperto per il pubblico israeliano. L'Ucraina è stata terra di innumerevoli pogrom sanguinari, e sul suo suolo oltre un milione di ebrei è stato massacrato durante l'Olocausto. Kiev non ha mai fatto i conti con il proprio collaborazionismo con i nazisti, né tantomeno con i cosacchi antisemiti le cui statue decorano il centro della città.

L'ambasciatore ucraino in Israele, d'altra parte, afferma che moltissimi ucraini hanno salvato ebrei durante la Shoah (Yad Vashem conta circa 2600 Giusti tra le Nazioni) e chiede perché Israele non accetti più rifugiati ucraini oggi. Va detto che gli ebrei che vivono in Ucraina possono entrare in Israele senza restrizioni e ricevere la cittadinanza in automatico. Si parla di 100mila ucraini di origine ebraica che potrebbero essere naturalizzati israeliani nei prossimi mesi, così come è accaduto dopo il crollo dell'Unione Sovietica e quasi mezzo milione di ucraini si è trasferito in Israele negli anni '90. Tra questi anche Olga Vasilevskaya-Smaglyuk: oggi una parlamentare ucraina che parla correntemente l'ebraico, perché cresciuta in Israele.

Al termine del discorso di Zelensky, è arrivata la reazione dell'ambasciatore russo in Israele: "Anche a Putin o a un suo rappresentante dovrà essere concesso di parlare davanti alla Knesset. Non bombardiamo cittadini. Questa è una menzogna totale".
 

Traduzione di Sharon Nizza