Svolta sulla Difesa comune. Esercito Ue con 5 mila soldati

Il ministro Guerini a Bruxelles
Il ministro Guerini a Bruxelles (ansa)
Il Consiglio Affari esteri ha approvato la Bussola strategica. L'accordo sarà sottoposto al vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì
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ROMA - C’è voluta una guerra alle porte per far nascere l’Europa della Difesa ma dopo anni di discussioni ieri c’è stata la svolta: è stato approvato lo “Strategic Compass”, il documento che definisce il percorso per una politica militare dell’Unione. La premessa è sotto gli occhi di tutti e viene presentata con toni drammatici: "L’aggressione russa all’Ucraina rappresenta un movimento tettonico nella storia europea. In questa era di crescente competizione strategica, di minacce complesse e di attacco diretto agli equilibri del continente, la sicurezza dei nostri cittadini e della nostra Unione è in pericolo".

Il testo varato prevede quattro pilastri: Act, Invest, Partner e Secure. Il primo è quello più concreto: la creazione di una task force in grado di schierare rapidamente 5mila militari ovunque ci sia una crisi. L’ambizione è formare un contingente operativo, con tutto quello che serve per agire anche in “contesti ostili”: navi, aerei, centri di comando e trasmissioni, sistemi satellitari e cyber. "Dobbiamo essere in grado di intervenire in modo veloce e robusto ovunque ci sia una crisi — ha commentato il generale Claudio Graziano, che presiede il comitato militare Ue ed ha coordinato la genesi tecnica della svolta — , se possibile con gli alleati o se necessario da soli".



Il secondo caposaldo è prepararsi insieme alle nuove “guerre ibride”, affrontando la manipolazione dell’opinione pubblica da parte di potenze straniere e soprattutto potenziando il presidio delle reti cibernetiche: minacce che si sono già presentate nel passato recente. Il terzo tema chiave sono gli investimenti: fondi europei per sviluppare sistemi militari, in modo da uniformare le dotazioni dei Paesi, incentivare la collaborazione tra le industrie e garantire in futuro all’Ue una “supremazia tecnologica”. Questo implica anche un investimento maggiore da parte dei singoli stati: "Dobbiamo spendere di più e meglio. Meglio vuol dire evitare doppioni e lacune", ha sottolineato l’alto rappresentante Josep Borrell.

 

Infine, c’è la volontà di integrazione con la Nato, considerando la Difesa Ue come complementare all’Alleanza atlantica, ma anche la cooperazione bilaterale con Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Canada e Giappone. In pratica, si delinea una rete di collaborazione tra le democrazie perché "il ritorno a politiche di potenza spinge alcune nazioni ad agire in termini di diritti storici e zone di influenza, invece che nel rispetto delle regole e dei principi riconosciuti a livello internazionale". "È un traguardo importante — ha commentato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini — . L’Italia considera la “bussola strategica” un primo passo verso l’Europa della Difesa". Altiero Spinelli e i “padri fondatori” del Manifesto di Ventotene la ritenevano fondamentale per proteggere il continente dal ritorno dei totalitarismi e delle guerre: è stato necessario toccare con mano questo pericolo per vederla nascere.