Mariupol, le testimonianze dalla città martire: "Bambini morti di fame, bombardamenti e raffiche di mitra interminabili"
di Vincenzo di ZanniMariupol non c'è più. Per rendere l'idea di come sia ridotta quella che per il mondo intero è diventata "la città martire", il presidente ucraino Volodymyr Zelensky usa un'immagine potente in collegamento con la Camera dei deputati. Mariupol come Genova. "Immaginate una Genova completamente bruciata, Mariupol era una città di 500mila abitanti ora ci sono soltanto rovine". All'istantanea dell'ex attore in prima fila nella resistenza ucraina si aggiuge il grido di dolore di decine di testimoni. Come quello di Victoria, 27 anni:"Tre bambini che conosco sono morti per disidratazione. Siamo nel 21° secolo e i bambini stanno morendo per disidratazione nella mia città. Stanno morendo di fame", racconta una delle superstiti della città sul Mar d'Azov. Lo fa nel corso del programma '5 Live Breakfast', in onda sulle frequenze radio della Bbc.
"La mia città è ass…
Mariupol non c'è più. Per rendere l'idea di come sia ridotta quella che per il mondo intero è diventata "la città martire", il presidente ucraino Volodymyr Zelensky usa un'immagine potente in collegamento con la Camera dei deputati. Mariupol come Genova. "Immaginate una Genova completamente bruciata, Mariupol era una città di 500mila abitanti ora ci sono soltanto rovine". All'istantanea dell'ex attore in prima fila nella resistenza ucraina si aggiuge il grido di dolore di decine di testimoni. Come quello di Victoria, 27 anni:"Tre bambini che conosco sono morti per disidratazione. Siamo nel 21° secolo e i bambini stanno morendo per disidratazione nella mia città. Stanno morendo di fame", racconta una delle superstiti della città sul Mar d'Azov. Lo fa nel corso del programma '5 Live Breakfast', in onda sulle frequenze radio della Bbc.
"La mia città è assolutamente distrutta". La voce trema. "La gente sta nei seminterrati, ma non sono sicuri - spiega Victoria - Stanno bombardando così tanto che gli scantinati vengono distrutti". Il cosiddetto martello di Stalin si abbatte sulla città portuale con tutta la sua forza, ma non serve a spingere i fantasmi di Mariupol alla resa, come chiedevano i russi. La 27enne ucraina lo sa bene: "Resterò nel mio Paese e cercherò di salvare la mia famiglia a Mariupol. Questa città è la mia vita, non capisco perché dovrei lasciarla", aggiunge.
L'assedio di Mariupol dura fin dalle prime battute della guerra, a conferma del valore della città nella strategia di Vladimir Putin. Il primo atto è stato il bombardamento dell'ospedale pediatrico da parte dei Mig in dotazione all'aviazione di Mosca. È il 9 marzo quando i soldati del Cremlino prendono di mira la struttura superando l'estrema linea rossa della crudeltà. Gli occhi di Mstyslav Chernov, reporter dell'Associated Press, hanno visto tutto. Ed è per questo che i militari del Cremlino avrebbero voluto allontanarli. O chiuderli per sempre. "I russi ci davano la caccia: avevano una lista di nomi, incluso il nostro, e si stavano avvicinando".
Il resoconto
È documentato con il fotografo Evgeniy Maloletka e raccontato al corrispondente Lori Hinnant. Una rasoiata: "Le pareti dell'ambulatorio tremavano per il fuoco dell'artiglieria e delle mitragliatrici all'esterno. Nove, forse 10 minuti: un'eternità attraverso strade e condomini bombardati. Mentre i proiettili si schiantavano nelle vicinanze, cademmo a terra. Il tempo veniva misurato da un riparo all'altro, i nostri corpi tesi e il respiro trattenuto. Un'onda d'urto dopo l'altra mi ha scosso il petto e le mie mani si sono raffreddate".
Chernov da adolescente è cresciuto a Kharkiv, una trentina di chilometri dal confine russo, e non avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe misurato con un'invasione. "Ho imparato a maneggiare una pistola come parte del programma scolastico. Sembrava inutile. L'Ucraina - riflette - era circondata da amici. Ma quando gli americani e poi gli europei hanno evacuato il personale delle ambasciate da Kiev questo inverno, e quando ho studiato attentamente le mappe dell'accumulo di truppe russe proprio di fronte alla mia città natale, il mio unico pensiero è stato: 'Il mio povero paese'".
Mariupol ha lottato. L'ha fatto fino allo stremo. "Non riuscivo a capire perché si fosse disintegrata così rapidamente. Ora so che era a causa della mancanza di comunicazione. L'impunità è il secondo obiettivo. Senza informazioni provenienti da una città, senza immagini di edifici demoliti e bambini morenti, le forze russe potevano fare quello che volevano. Se non fosse per noi - rimarca il reporter ucraino - non ci sarebbe nulla. Non ho mai, mai sentito come allora quanto rompere il silenzio fosse così importante".
La morte ha colpito i bambini fin dai primi passi dell'esercito russo, appena dopo l'invasione dell'Ucraina. "Il 27 febbraio abbiamo visto un dottore cercare di salvare una bambina colpita da una scheggia. È morta. Poi è toccato a un secondo bimbo, poi a un terzo. Le ambulanze hanno smesso di raccogliere i feriti perché le persone non potevano chiamarle senza un segnale e non potevano girare nelle strade bombardate. I medici - continua Chernov - ci hanno implorato di filmare le famiglie che portano dentro i loro morti e feriti, e di usare il loro generatore di elettricità per le nostre telecamere. 'Nessuno sa cosa sta succedendo nella nostra città', ci hanno detto".
La testimonianza prosegue col negozio di alimentari saccheggiato in Budivel'nykiv Avenue, i cadaveri nelle strade, le decine di corpi senza vita spinti in una fossa comune. "Avevo visto così tanta morte - annota il videomaker dell'Ap - che stavo filmando quasi senza che me ne accorgessi". E ancora, la palla di fuoco fuori dal finestrino del furgone usato per muoversi lungo le strade groviera, e quel "battito di cuore prima che il dolore perforasse il mio orecchio interno, la mia pelle, il mio viso".
Il racconto e le bugie del Cremlino
Chernov ha documentato i rivoli di sangue che hanno bagnato le strade di Mariupol: "Avevamo registrato così tanti morti e bambini morti, una linea infinita. Non capivo perché si pensasse che ancora più morti potessero cambiare qualcosa. Mi sbagliavo". Il racconto del giornalista, le immagini dell'ospedale, l'acquario "pieno di pesci rossi morti" nel seminterrato di un hotel fanno a pezzi "le bugie" del Cremlino. Le stesse per le quali sarebbero stati gli ucraini a tenere "in ostaggio Mariupol", a sparare agli edifici o a sviluppare armi chimiche. "La propaganda era così forte che alcune persone con cui abbiamo parlato ci credevano nonostante l'evidenza dei loro stessi occhi". Il messaggio veniva ripetuto continuamente, in stile sovietico: "Mariupol è circondata, consegna le tue armi".
L'assedio dell'ospedale
Negli occhi del giornalista ci sono ancora i bambini e le donne in travaglio all'ospedale pediatrico. "Abbiamo anche appreso che una donna aveva perso il suo bambino e poi la sua stessa vita. Siamo saliti al settimo piano per inviare il video e da lì ho visto un carro armato dopo l'altro circondare l'ospedale, ognuno contrassegnato dalla lettera Z, l'emblema della guerra russa"
E ancora: "Eravamo circondati. Noi, decine di medici, centinaia di pazienti. I soldati ucraini - dice Chernov - che stavano proteggendo l'ospedale erano scomparsi. E la strada verso il nostro furgone, con il nostro cibo, acqua e equipaggiamento, è stata percorsa da un cecchino russo che aveva già colpito un medico avventurandosi all'esterno".
A quel punto la fuga dalla città è stata inevitabile. "Ci siamo stipati in una Hyundai con una famiglia di tre persone e ci siamo fermati in un ingorgo lungo cinque chilometri fuori città. Quel giorno circa 30mila persone sono uscite da Mariupol, così tante che i soldati russi non hanno avuto il tempo di guardare da vicino le auto con i finestrini ricoperti da pezzi di plastica che sbattevano. Abbiamo attraversato 15 posti di blocco russi. A ciascuno - sono parole del reporter - la madre seduta davanti alla nostra macchina pregava furiosamente, abbastanza forte da farci sentire. Mentre li attraversavamo - il terzo, il decimo, il 15esimo, le mie speranze che Mariupol sarebbe sopravvissuta stavano svanendo".
L'intelligence britannica
La resistenza di Mariupol supera ogni previsione: lo certifica l'ultimo rapporto dell'intelligence britannica. Le forze ucraine - dicono gli 007 - continuano a "respingere" i tentativi della Russia di occupare la città portuale, mentre in altre aree dell'Ucraina i russi "hanno riportato l'ennesimo giorno di limitati progressi". Mariupol sotto assedio è il punto focale dei combattimenti per assicurare a Mosca il controllo del Mare di Azov - secondo Kiev, i russi già ne hanno bloccato l'accesso - e la continuità territoriale fra le zone controllate nel Donbass e nella Crimea, annessa nel 2014.
Ora la speranza per i civili rimasti lì è nei tre corridoi umanitari diretti verso Zaporizhzhia annunciati dalla vicepremier ucraina Iryna Vereshchuk su Telegram. "Oggi stiamo lavorando duramente per l'evacuazione dei residenti", afferma Vereshchuk. Che fa sapere come anche che 21 autobus e camion con aiuti umanitari abbiano lasciato Zaporizhzhia diretti a Mariupol.