Israele, Egitto ed Emirati: a Sharm El Sheikh storico vertice tra i tre leader
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME – Leader sorridenti seduti su poltrone in legno dorato e raso, sullo sfondo le tre bandiere. Così la foto diffusa sul profilo Facebook della Presidenza egiziana mostra il primo ministro israeliano Naftali Bennett, il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi durante un inedito incontro nella città costiera di Sharm El Sheikh sul Mar Rosso.
Il vertice segna la prima volta nella storia di un trilaterale tra i tre Paesi. “Durante il colloquio sono state discusse le ripercussioni degli scenari globali, in particolare per quanto riguarda l'energia, la stabilità del mercato e la sicurezza alimentare, nonché lo scambio di visioni e punti di vista sugli ultimi sviluppi di una serie di questioni internazionali e regionali,” si legge nel comunicato diffuso dal Cairo.
GERUSALEMME – Leader sorridenti seduti su poltrone in legno dorato e raso, sullo sfondo le tre bandiere. Così la foto diffusa sul profilo Facebook della Presidenza egiziana mostra il primo ministro israeliano Naftali Bennett, il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi durante un inedito incontro nella città costiera di Sharm El Sheikh sul Mar Rosso.
Il vertice segna la prima volta nella storia di un trilaterale tra i tre Paesi. “Durante il colloquio sono state discusse le ripercussioni degli scenari globali, in particolare per quanto riguarda l'energia, la stabilità del mercato e la sicurezza alimentare, nonché lo scambio di visioni e punti di vista sugli ultimi sviluppi di una serie di questioni internazionali e regionali,” si legge nel comunicato diffuso dal Cairo.
Negli ultimi anni, i rapporti di Israele si sono fatti sempre più calorosi non solo con gli Emirati Arabi Uniti – uno dei Paesi firmatari degli Accordi di Abramo nel 2020 – ma anche con l’Egitto.
Se Gerusalemme e il Cairo sono in pace da più di quarant’anni, le relazioni hanno conosciuto momenti di alti e bassi e la pace è stata generalmente definita come “fredda”. La maggiore cooperazione tra i due Paesi ha portato risultati come un’importante collaborazione a livello energetico ma anche il recente annuncio che in aprile partiranno voli diretti che collegheranno l’Aeroporto Ben Gurion proprio con Sharm El Sheik.
Ad avvicinare ulteriormente Israele e Abu Dhabi invece è stata anche la questione del nucleare iraniano, uno dei temi principali al centro dell’incontro tra Bennett, bin Zayed e al-Sisi.
I colloqui per ripristinare l’accordo che si propone di convincere Teheran ad accettare restrizioni temporanee al suo programma nucleare in cambio della cancellazione delle sanzioni economiche contro il Paese sono al momento sospesi, ma il raggiungimento di un’intesa è considerato prossimo.
Israele ed Emirati vedono nell’Iran una grave minaccia e si oppongono alla firma. Nel 2015, Gerusalemme e in particolare l’allora premier Benjamin Netanyahu aveva fatto di tutto per evitare la finalizzazione dell’accordo, compromettendo gravemente i rapporti con l’amministrazione USA guidata da Barack Obama, mentre Abu Dhabi aveva mantenuto un profilo più basso.
Ora gli Emirati paiono però più fermi nel contestare la posizione di Joe Biden, al punto che secondo il Wall Street Journal, bin Zayed – così come il leader saudita Mohammed bin Salman, anch’egli un oppositore dell’accordo - avrebbe di recente rifiutato di ricevere una telefonata del presidente americano per discutere la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina.
A differenza del suo predecessore invece, Bennett ha finora scelto di mantenere una linea più pragmatica, continuando a denunciare il pericolo rappresentato da Teheran, ma senza atti di rottura nei confronti di Washington.
Gli Emirati sono stati spesso presi di mira da attacchi dal vicino Yemen realizzati dai ribelli Houthi, uno dei gruppi sostenuti da Teheran. Quanto a Israele, lo Stato ebraico è oggetto di periodiche minacce da parte di leader iraniani, che inoltre supportano alcune delle organizzazioni terroristiche che ne minano la sicurezza dagli stati confinanti, dagli Hezbollah libanesi alla Jihad islamica a Gaza.
Secondo i critici dell’accordo, l’intesa non sarebbe efficace nel fermare la corsa all’atomica del regime degli Ayatollah, mentre la rimozione delle sanzioni pomperebbe nelle sue casse risorse che verrebbero investite in ulteriori attività belliche nella regione. Inoltre il trattato non farebbe nulla per limitare tali attività, né per arginare il programma missilistico del Paese.
Di recente è emerso come inoltre Teheran avrebbe chiesto la rimozione del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica - che offrono supporto diretto ai vari gruppi alleati in Medio Oriente - dalla lista delle organizzazioni terroristiche del governo americano. L’apparente disponibilità Usa ad acconsentire per chiudere l’intesa avrebbe fatto infuriare non solo Gerusalemme ma anche Abu Dhabi, secondo fonti riportate dalla stampa israeliana.
Così il vertice trilaterale – che doveva rimanere segreto ed è stato reso pubblico solo dopo che indiscrezioni sull’incontro sono trapelate alla stampa - è stato un’occasione anche per parlare di cooperazione in materia di difesa. Un altro segnale di come gli equilibri mediorientali stanno cambiando rapidamente.