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Adesivi gialli sulle porte e appelli alla delazione. A Mosca è caccia ai “traditori”

Dopo le frasi di Putin contro i "moscerini" lo Stato incoraggia la denuncia degli antipatriottici. Si moltiplicano le aggressioni e si compilano liste nere su Telegram: "È amore per il Paese"
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MOSCA - Sulla porta di un giornalista di Kaliningrad contrario all'offensiva in Ucraina, Aleksej Milovanov, martedì mattina è comparso un adesivo giallo: "Qui vive un traditore". Tre uomini dal volto coperto hanno affisso la stessa iscrizione sull'abitazione di una sua amica, Oksana Akmaeva, che era scesa in piazza un mese fa. "Quando verrà richiesto a tutti coloro che non sostengono questa follia di indossare un adesivo giallo?", ha commentato amaramente il blogger Aleksandr Gorbunov. Da quando il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di "veri patrioti" che sanno distinguere "i traditori" e "sputarli come si fa con un moscerino volato accidentalmente in bocca", in Russia si sono spalancate le porte di un mondo orwelliano dove il nemico ti ascolta e il Grande Fratello ti spia. A quasi cent'anni dal Grande Terrore, è tornata la delazione incoraggiata ed avallata dallo Stato. E non ha confini.…
MOSCA - Sulla porta di un giornalista di Kaliningrad contrario all'offensiva in Ucraina, Aleksej Milovanov, martedì mattina è comparso un adesivo giallo: "Qui vive un traditore". Tre uomini dal volto coperto hanno affisso la stessa iscrizione sull'abitazione di una sua amica, Oksana Akmaeva, che era scesa in piazza un mese fa. "Quando verrà richiesto a tutti coloro che non sostengono questa follia di indossare un adesivo giallo?", ha commentato amaramente il blogger Aleksandr Gorbunov. Da quando il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di "veri patrioti" che sanno distinguere "i traditori" e "sputarli come si fa con un moscerino volato accidentalmente in bocca", in Russia si sono spalancate le porte di un mondo orwelliano dove il nemico ti ascolta e il Grande Fratello ti spia. A quasi cent'anni dal Grande Terrore, è tornata la delazione incoraggiata ed avallata dallo Stato. E non ha confini. Secondo la nuova legge che vieta le "notizie false o diffamatorie" sulle forze armate, si viene puniti anche per un foglio bianco, otto asterischi o il "quinto comandamento: non uccidere".
 
Nella città di Krasnodar un uomo, Aleksandr Kondratiov, è stato condannato per "discredito delle forze armate" perché, mentre era bloccato nel traffico, è sceso dall'auto e ha sputato su un manifesto con una "Z", diventata il simbolo dell'avanzata russa in Ucraina. A denunciarlo è stato un automobilista in coda che aveva ripreso tutta la scena. Nella capitale la polizia ha fatto irruzione in casa di una famiglia che aveva appeso alla finestra delle luci blu-gialle come la bandiera ucraina: se ne era lamentato il dirimpettaio. E alcuni moscoviti avrebbero trovato nelle cassette delle lettere volantini che li invitavano a denunciare i loro vicini politicamente inaffidabili che "esprimono odio per la Russia e Putin" o fanno donazioni ad Aleksej Navalny. Ma il più delle volte le denunce sono tecnologiche e virtuali.
 
A Kaliningrad l'invito a "informare" sulle attività anti-patriottiche è arrivato via sms dalla protezione civile con un link a un canale sull'app di messaggistica Telegram. Iniziative simili sono state lanciate in almeno sette regioni, tra cui Mosca, Saratov e Samara. "Se conosci casi di diffusione di fake news, provocazioni, appelli alla violenza e azioni in difesa del nemico, scrivici. Epureremo noi stessi gli "ascessi" o trasferiremo le informazioni alle autorità competenti. Garantiamo l'anonimato", si legge in un canale Telegram dove "residenti premurosi di Adighezia" hanno già compilato un elenco di "traditori" con tanto di foto, profili social, indirizzi e numeri di telefono e rivendicato un primo successo: una multa "per discredito delle forze armate" e gli arresti domiciliari per "disobbedienza verso le autorità" per l'ambientalista di Majkop Roman Taganov, accusato nel canale di tradire gli interessi della Russia. Anche il social VKtontakte, la versione russa di Facebook, è pieno di richieste di denuncia e di elenchi di "traditori".

(ansa)
Sotto l'appello del governatore della Carelia, Artur Parfenchikov, un residente locale ha pubblicato i nomi di attivisti, giornalisti e politici, a suo avviso, "dediti al crollo del Paese". Tra loro la leader locale del partito Jabloko Emilia Slabunova, il giornalista Aleksandr Fuks e l'attivista Natalia Sevets-Ermolina. L'autore del commento, Aleksej Kuznetsov, si definiva "un proletario che paga regolarmente le tasse, non ha mai votato per Putin, ma crede che il nostro Stato e il nostro esercito facciano bene a incenerire l'ingannevole coalizione nazista guidata dalla Nato".

I sostenitori del partito "Russia Giusta - Per la verità" guidato da Serghej Mironov e dallo scrittore ed ex combattente nel Donbass Zakhar Prilepin sono andati persino oltre: invece che con i vituperati "agenti stranieri", se la sono presa con le aziende statali. Il partito ha lanciato un nuovo progetto online, "Chiedi a Bastrykin", che raccoglie informazioni sui concittadini sospettati di attività anti-statali e ne chiede conto al capo del Comitato investigativo federale Aleksandr Bastrykin: "Non si tratta di purghe, ma di amore del Paese". Ma finora gli iscritti si sono lamentati della tv Pervyj Kanal che ha assunto Marina Ovsjannikova, la giornalista che ha fatto irruzione durante il tg della sera, o delle Ferrovie Russe che hanno stipulato contratti con una compagnia spagnola per la manutenzione dei treni Strizh.

Sono tornate in voga anche le liste di proscrizione. Il sito d'inchiesta Agentstvo e il portale 66 di Ekaterinburg hanno pubblicato una "lista nera" che circolerebbe tra organizzatori di concerti. Contiene i nomi di 22 artisti, tra cui il rapper Oxxxymiron, a cui è vietato esibirsi in pubblico. Persino la televisione si è trasformata in un grande "sotto-dipartimento per la pulizia" come lo aveva battezzato il preveggente Mikhail Bulgakov in Cuore di Cane. Gli ospiti del talk show di Vladimir Soloviov martedì se la sono presa con l'ex vicepremier Arkadij Dvorkovich che aveva condannato l'offensiva. "Venga da noi in onda e si penta". L'auto-epurazione in diretta tv. Tanto che lo stesso Soloviov, soprannominato "il megafono del Cremlino", ha dovuto prendere le distanze: "Attenti a non scivolare nell'anno 1937".