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Corea del Nord, nuovo lancio: "Sta testando i missili balistici intercontinentali"

(afp)
Allarme Usa. L'ordigno caduto nelle acque giapponesi. E' il primo test di questo tipo dal 2017
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PECHINO - In barba alla moratoria che si era autoimposta e in barba alle risoluzioni delle Nazioni Unite che lo vietano, la Corea del Nord di Kim Jong-un è tornata a lanciare i suoi missili. Soltanto che questa volta, come denunciano sia la Corea del Sud sia il Giappone, si tratterebbe di un missile balistico intercontinentale: il primo lancio del genere dal 2017, capace di minacciare seriamente gli Stati Uniti, già alle prese con la crisi ucraina, e di sfidare Seul e il suo nuovo presidente che in campagna elettorale non aveva esitato a optare per la linea dura verso il Nord qualora ce ne fosse stato bisogno. 

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PECHINO - In barba alla moratoria che si era autoimposta e in barba alle risoluzioni delle Nazioni Unite che lo vietano, la Corea del Nord di Kim Jong-un è tornata a lanciare i suoi missili. Soltanto che questa volta, come denunciano sia la Corea del Sud sia il Giappone, si tratterebbe di un missile balistico intercontinentale: il primo lancio del genere dal 2017, capace di minacciare seriamente gli Stati Uniti, già alle prese con la crisi ucraina, e di sfidare Seul e il suo nuovo presidente che in campagna elettorale non aveva esitato a optare per la linea dura verso il Nord qualora ce ne fosse stato bisogno. 

Tokyo parla di “un nuovo tipo di missile” e il ministero della Difesa nipponico fa sapere che l’ordigno, innalzatosi a 6.200 chilometri, ha volato per 71 minuti coprendo una distanza di 1.080 chilometri prima di andarsi a schiantare in mare alle 15.44 ora locale all'interno della zona economica esclusiva del Giappone, 170 chilometri a ovest della prefettura settentrionale di Aomori. Il primo ministro giapponese Fumio Kishida in visita a Bruxelles per il summit del G7 parla di “atto di inaccettabile violenza”.

Quello di oggi è il tredicesimo lancio dall’inizio dell’anno: una frequenza inedita che già nelle settimane scorse aveva messo in allerta Washington, Seul e Tokyo. 

L’ultimo test di un missile balistico intercontinentale (Icbm) fu nel novembre del 2017, quando Pyongyang sparò lo Hwasong-15, che raggiunse un'altitudine di 4.500 chilometri e che in teoria aveva la capacità di raggiungere il suolo americano. L’intelligence americana è convinta che i lanci servano a preparare il nuovo Hwasong-17: “considerevolmente più grande” del 15, dicono gli analisti, "un mostro" come lo chiama qualcuno", e che venne presentato per la prima volta nell'ottobre 2020 e poi esposto una seconda volta nell'ottobre 2021. Lungo 26 metri, il suo diametro è stimato tra i 2,4 e i 2,5 metri, con una massa a pieno carico tra gli 80mila e i 110mila chilogrammi. Anche questo, come il precedente, con un raggio potenziale di 15mila chilometri potrebbe raggiungere gli Stati Uniti.

A fine gennaio il Maresciallo Kim, durante la riunione del Politburo del Partito dei lavoratori, era passato alle minacce dicendosi pronto a riprendere i test nucleari e i lanci dei missili balistici intercontinentali (vietati da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite) ventilando l’idea di sospendere la moratoria che si era autoimposto nel 2018. “La politica ostile e la minaccia militare degli Stati Uniti ha raggiunto una linea di pericolo che non può più essere ignorata. Prepariamoci a un confronto a lungo termine con gli imperialisti”, annunciava dopo la riunione l’agenzia ufficiale di Stato. 

Con Biden alla Casa Bianca, gli Usa hanno finora respinto le richieste nordcoreane che Washington faccia concessioni - un allentamento delle sanzioni, la fine delle esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud e la rimozione delle armi strategiche americane dalla penisola coreana - per spianare la strada alla ripresa dei colloqui sulla denuclearizzazione. Washington continua a offrire colloqui, ai quali però il leader comunista non è interessato senza che si discuta di come alleviare significativamente le sanzioni economiche. L’ex presidente americano Trump con Kim si è incontrato tre volte, tra il 2018 e il 2019 sperando di raggiungere un accordo sul programma missilistico e nucleare di Pyongyang, senza successo: da allora il dialogo è rimasto lettera morta e il regime ha ripreso a sviluppare il suo arsenale.  Ad agosto dello scorso anno l’Aiea (l’agenzia internazionale per l’energia atomica) aveva pubblicato un rapporto nel quale si affermava che il reattore nucleare di Yongbyon sembrava essere tornato in funzione. Un sito cruciale per il programma nucleare nordcoreano per la produzione di plutonio.