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Nicaragua, un ambasciatore di Ortega rompe il silenzio e denuncia: "Nel mio Paese c'è la dittatura. Impossibile difenderla"

Arturo McFields Yescas, ex giornalista di Canal 12 e considerato tra i fedelissimi del presidente, è intervenuto davanti al Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati americani a Washington
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Daniel Ortega riceve il primo, importante smacco da uno degli uomini di cui più si fidava e che aveva premiato con incarichi istituzionali di prestigio. E che invece ora ha denunciato il regime dittatoriale alla guida del Nicaragua. Si chiama Arturo McFields Yescas. È un ex giornalista di Canal 12, una tv privata locale, che le cronache adesso ricordano per un suo famoso collegamento in diretta dalla casa dei coniugi Ortega una vigilia di Natale.

Dopo aver filmato le decorazioni della casa, l'arredamento raffinato e la serie infinita di icone, pupazzi, statue e quadretti che confermavano la fede evangelica della moglie Rosario Murillo, da lei interpretata in modo eclettico e avvolta da misticismo, Yescas si sofferma sulla donna e le chiede cosa significhi per lei il Natale.

Daniel Ortega riceve il primo, importante smacco da uno degli uomini di cui più si fidava e che aveva premiato con incarichi istituzionali di prestigio. E che invece ora ha denunciato il regime dittatoriale alla guida del Nicaragua. Si chiama Arturo McFields Yescas. È un ex giornalista di Canal 12, una tv privata locale, che le cronache adesso ricordano per un suo famoso collegamento in diretta dalla casa dei coniugi Ortega una vigilia di Natale.

Dopo aver filmato le decorazioni della casa, l'arredamento raffinato e la serie infinita di icone, pupazzi, statue e quadretti che confermavano la fede evangelica della moglie Rosario Murillo, da lei interpretata in modo eclettico e avvolta da misticismo, Yescas si sofferma sulla donna e le chiede cosa significhi per lei il Natale.

La moglie di Ortega, da sempre consigliera e figura centrale nell’ascesa politica del marito, risponde compiaciuta della domanda con una delle sue classiche frasi piene di apparente bontà. “Per me significa l’opportunità per far rafforzare in ogni cuore la nascita di Cristo”. La scena è ricordata nell’articolo di El País che, come molti altri quotidiani internazionali, riporta la notizia che ha scosso sia Managua sia l’Organizzazione degli Stati americani (Osa).

È indicata perché McFields, dopo quell’intervista piena di buoni propositi dei protagonisti, entrò nelle grazie del presidente-padrone e iniziò una folgorante carriera diplomatica. Ortega lo propose per diversi incarichi e vista l’ottima immagine che l’ex giornalista diffondeva del regime del paese lo nominò ambasciatore permanente del Nicaragua presso l'Osa. Il diplomatico, in tutti questi anni ha evitato di intervenire sulle continue critiche alla deriva autoritaria del suo presidente. Si era limitato a rintuzzare gli attacchi per le stragi commesse dalle squadracce del regime durante le sommosse del 2018.

Si era perfino trattenuto dall'esternare il suo disagio davanti agli arresti degli stessi compagni di lotta di Ortega, che lui stesso conosceva, nei giorni scorsi tutti condannati a pene pesanti sulla base di prove false e accuse assurde.

Due giorni fa, con l’ennesima sentenza che spediva in carcere anche gli avversari alle ultime elezioni, Yescas è esploso e ha detto quello che pensava da tempo. È intervenuto davanti al Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani a Washington e ha raccontato in modo crudo cosa accade a Managua.

“Mi è difficile denunciare la dittatura che affligge il mio Paese, ma mi è impossibile difenderla”. La frase ha colto di sorpresa i delegati ma è stata vista come una liberazione. “La stessa gente che sta nel governo”, ha continuato l’ambasciatore, “è stanca di questa dittatura. In Nicaragua si violano sistematicamente i diritti umani, ci sono centinaia di prigionieri politici in carcere senza prove concrete dell'accusa e spesso senza essere stati ancora processati”.

Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo
 

Figlio del poeta nicaraguense David McFields, Arturo da sempre è amico di Rosario Murillo. Assieme, ricorda El País, fondarono negli anni Settanta del secolo scorso il Gruppo Gradas, formato da intellettuali e artisti che si riunivano nella cattedrale di Managua leggendo poesie e libri come forma di protesta contro il nemico di allora, il dittatore Anastacio Somoza. La stessa Murillo finì in carcere per la sua attività considerata sovversiva e riuscì a fuggire in Venezuela dopo essere stata liberata. Entrambi erano legati al mondo cattolico con il quale McFields lavorò a lungo scrivendo per giornali e poi passando a Canal 12, una rete fedele al regime.

La presa di coscienza e la successiva denuncia all’Osa sono state accolte con entusiasmo dai pochi dissidenti ancora presenti in Nicaragua e dai tanti costretti all’esilio in Costa Rica. Ha acceso nuove speranze. “La storia ricorderà il suo gesto”, commentavano in tanti, “il popolo nicaraguense gli sarà grato. Speriamo che molti altri seguano il suo esempio”. Arturo McFields Yescas ha probabilmente chiuso la sua carriera. L’ha chiusa con l’unico gesto che gli restava da uomo libero. Raccontare una verità che molti conoscono ma che per interessi economici, commerciali anche geopolitici fanno finta di ignorare.