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Difesa comune, sugli armamenti l’Europa è distante dal tandem Usa-Londra

Germania, Francia e Olanda non condividono la priorità di Stati Uniti e Regno Unito che vogliono fornire missili terra-aria, mezzi corazzati ed eventualmente velivoli intercettori
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Sul tavolo dei colloqui atlantici oggi si discutono scelte che possono condizionare il futuro del pianeta e vedono i capi di Stato misurarsi con scenari che non erano mai stati presi in considerazione, neppure nei momenti più cupi della Guerra Fredda. La resistenza dell’Ucraina dipende dal sostegno dell’Occidente, ma determinerà anche le sorti della Russia e le ricadute sugli equilibri mondiali. Con posizioni di partenza che sembrano delineare una divisione, dai confini sfumati che però vede da una parte Stati Uniti e Gran Bretagna; dall’altra soprattutto Germania, Francia e altri paesi europei.


Washington e Londra hanno un’istanza priorita…

Sul tavolo dei colloqui atlantici oggi si discutono scelte che possono condizionare il futuro del pianeta e vedono i capi di Stato misurarsi con scenari che non erano mai stati presi in considerazione, neppure nei momenti più cupi della Guerra Fredda. La resistenza dell’Ucraina dipende dal sostegno dell’Occidente, ma determinerà anche le sorti della Russia e le ricadute sugli equilibri mondiali. Con posizioni di partenza che sembrano delineare una divisione, dai confini sfumati che però vede da una parte Stati Uniti e Gran Bretagna; dall’altra soprattutto Germania, Francia e altri paesi europei.


Washington e Londra hanno un’istanza prioritaria: aumentare gli aiuti bellici a Kiev, fornendo armamenti più potenti di quelli concessi finora. L’ipotesi è di donare missili terra-aria a lungo raggio, mezzi corazzati ed eventualmente velivoli intercettori, per rimpiazzare le perdite e difendere la popolazione dai bombardamenti. Bisogna però trovare sistemi che i militari ucraini sappiano usare e quindi rivolgersi agli eserciti Nato che impiegano materiali russi. Ad esempio i semoventi antiaerei S-300 slovacchi e greci; i caccia Mig 29 polacchi e slovacchi o i tank T-72 in servizio in queste due nazioni. Varsavia e Bratislava in linea di massima sono disponibili a cederli, a patto che i trasferimenti avvengano per conto dell’Alleanza Atlantica e non dei singoli stati: non sono disposti a rischiare ritorsioni dell’aggressivo vicino.


Questo rappresenterebbe un cambiamento di passo nel confronto con Mosca. Finora infatti il soccorso bellico a Kiev era concesso sulla base di tanti accordi bilaterali di natura politica, come quello deciso dall’Unione Europea, mentre la Nato è un’organizzazione militare: il suo ingresso in scena potrebbe essere usato da Putin come pretesto per un’escalation e vanificare il ruolo di negoziatori avviato da alcuni governi. Una posizione, ad esempio, sostenuta con determinazione dalla Turchia, che vanta di avere consegnato gli strumenti più efficaci per la resistenza - i droni Bayraktar - ma vuole le mani libere per portare avanti le trattative tra russi e ucraini.


Altre cancellerie europee, in particolare tedeschi e olandesi ma pure i francesi, guardano con preoccupazione alla prospettiva che intravvedono dietro l’iniziativa anglo-americana: il pericolo di prolungare per tempi lunghissimi il conflitto, fino all’esaurimento delle capacità belliche di Mosca e al logoramento del potere di Putin. In pratica, le consegne di armi più sofisticate sarebbero in grado di rendere l’invasione dell’Ucraina per la Russia quello che fu l’Afghanistan per l’Urss. Il primo effetto sarebbe l’aumento esponenziale del numero dei profughi; poi il danno economico, per le sanzioni e per i contraccolpi globali: entrambi destinati a pesare soprattutto sulla Ue.

Sullo sfondo c’è un’altra preoccupazione: se si arrivasse alla caduta del nuovo Zar, cosa accadrebbe in Russia? L’esempio che viene evocato è quello di Gheddafi e dell’instabilità che ha travolto la Libia dopo la fine del regime, proiettato però in una nazione con quattromila testate atomiche e territori sterminati.


La linea d’azione alternativa ipotizzata nelle capitali europee è quella di inasprire subito la pressione economica a tutti i livelli, usandola come leva per obbligare Putin a fermarsi senza incrementare il conflitto. Il crescente dissenso interno testimoniato dalle dimissioni di figure come Anatolij Chubais viene citato come testimonianza dell’efficacia di questa strategia e l’arrivo della primavera inoltre diminuirà l’importanza del gas russo. Il ragionamento è: a pagare per i combattimenti sono i soldati, abituati ad obbedire in silenzio e reclutati in provincia, mentre le sanzioni colpiscono quella borghesia urbana creata proprio da Putin che teme di perdere tutto e comincia a farsi sentire.

Insistendo su questo fronte con ancora maggiore determinazione si ritiene di potere ottenere risultati politici entro l’estate, fermando la guerra senza correre pericoli di escalation. E - ovviamente - diminuendo il costo per l’Ue.


Già, ma quanto potranno resistere gli ucraini? Le capacità operative diminuiscono ogni giorno, perché i russi adesso si stanno concentrando nella distruzione dei pezzi pregiati dell’arsenale di Kiev, come appunto i missili terra-aria S-300 che finora hanno salvato le regioni occidentali dai bombardamenti. Allo stesso tempo, le immagini spettrali di Mariuopol mostrano la ferocia degli invasori contro le città: una brutalità inaccettabile per le democrazie europee.