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Il baricentro dell’attacco è a Est del Dnepr. Ora nel mirino del Cremlino c’è Odessa

Le forze di Zelensky rallentano l’avanzata puntando alle linee dei rifornimenti nemici
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Il rogo della nave centrata dai missili ucraini segna un'altra giornata nefasta per gli invasori. Anche dalla periferia di Kiev le immagini della controffensiva indicano profonde difficoltà dell'esercito russo, che si è fermato pure a Sud e non espugna le macerie di Mariupol. Ci sono però grandi buchi neri nel quadro delle operazioni, su cui si concentra l'attenzione degli analisti. Ad esempio, la sanguinosa battaglia che avrebbe permesso alle truppe di Putin la conquista di Izyum: uno snodo strategico per il controllo del Donbass, ossia di quello che resta l'obiettivo primario della campagna di Mosca. Allo stesso tempo, resta fortissima la pressione dell'artiglieria contro Karkhiv e Sumy, mentre vengono segnalati movimenti per chiuderne l'accerchiamento delle due città, e a Chernihiv ci sarebbero stati i primi assalti della fanteria dentro i quartieri.
 
Sembra quasi che, nel rallentare ovunque la tabella di marcia, il …
Il rogo della nave centrata dai missili ucraini segna un'altra giornata nefasta per gli invasori. Anche dalla periferia di Kiev le immagini della controffensiva indicano profonde difficoltà dell'esercito russo, che si è fermato pure a Sud e non espugna le macerie di Mariupol. Ci sono però grandi buchi neri nel quadro delle operazioni, su cui si concentra l'attenzione degli analisti. Ad esempio, la sanguinosa battaglia che avrebbe permesso alle truppe di Putin la conquista di Izyum: uno snodo strategico per il controllo del Donbass, ossia di quello che resta l'obiettivo primario della campagna di Mosca. Allo stesso tempo, resta fortissima la pressione dell'artiglieria contro Karkhiv e Sumy, mentre vengono segnalati movimenti per chiuderne l'accerchiamento delle due città, e a Chernihiv ci sarebbero stati i primi assalti della fanteria dentro i quartieri.
 
Sembra quasi che, nel rallentare ovunque la tabella di marcia, il comando russo abbia dato priorità ai territori a oriente del Dnepr. Lì finora il dinamismo dei reparti ucraini ha paralizzato l'avanzata, pagando però un prezzo molto alto in termini di uomini ed equipaggiamenti: i sempre più frequenti raid degli aerei di Mosca rendono difficile rimpiazzare le perdite e garantire i rifornimenti. Per questo, gli invasori sperano di travolgere la linea di resistenza per poi procedere fino al grande fiume con maggiore celerità: da studiosi delle dottrine di von Clausewitz, paiono avere focalizzato il baricentro dell'iniziativa in questa aerea.
 
La situazione sul campo ha imposto infatti ai generali di cambiare il piano: non hanno forze sufficienti per andare all'attacco dovunque e faticano a presidiare i territori dove sono sparsi i loro reparti. L'impressione è che stiano preparando una riserva, composta dagli ultimi gruppi tattici disponibili, per tentare un'altra offensiva. L'obiettivo principale sarebbe Dnipro, la città che domina l'attraversamento del fiume Dnepr: isolarla impedirebbe il sostegno alle brigate ucraine più provate, aumentandone la difficoltà.
(afp)
 
Poi ci sarebbe un nuovo tentativo di superare Mikolaiv, il bastione che blocca la strada per Odessa: una manovra resa più urgente dal rischio che gli Stati Uniti forniscano missili anti-nave ai difensori, impedendo così qualsiasi contributo della flotta all'azione. Prima di muoversi, i russi stanno risolvendo il problema dei rifornimenti e avvicinano alla prima linea scorte di munizioni e carburante, usando treni e navi al posto dei convogli di camion. Gli ucraini lo hanno capito: il porto di Berdyansk sul Mare di Azov è stato colpito proprio mentre venivano scaricati mezzi e munizioni dalle stive della Saratov, una nave lunga 102 metri colata a picco accanto al molo, e le linee ferroviarie subiscono i sabotaggi di partigiani e commandos.
 
In questo scenario, c'è un interrogativo fondamentale: Putin ha rinunciato all'assedio della capitale, rendendosi conto di non avere speranza di successo? Il peso delle sconfitte potrebbe averlo convinto a una ritirata tattica, in attesa di estendere l'occupazione della regione orientale. Ma vuole che i suoi generali gli consegnino in fretta una vittoria e insiste nel chiedere l'attacco a Odessa. Esigenze politiche molto lontane dalla situazione sul terreno, che rischiano di aprire una crepa tra il nuovo Zar e i suoi militari.