Distrutta la nave di Mosca dell’assedio a Mariupol. Frena l’avanzata a sud
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiZAPORIZHZHIA - Hanno esultato in silenzio e tappati in casa. Gli increduli cittadini di Berdyansk non hanno però voluto perdere, né tenere per sé, lo spettacolo della loro prima vera rivincita. A migliaia, con i cellulari e nascosti dietro alle finestre, ieri mattina hanno ripreso le esplosioni che all'improvviso hanno scosso il porto della città sul Mare D'Azov, occupata dai russi lo scorso 27 febbraio.
Fiamme, boati e dense colonne di fumo nero per oltre un'ora hanno isolato il quartiere affacciato sul terminal commerciale, sequestrato dalle truppe di Mosca. La gente all'inizio ha pensato che gli occupanti, per rappresaglia contro la resistenza, stessero facendo saltare alcuni magazzini ancora blindati. Dagli operai ucraini del porto, costretti a lavorare per il nemico, è invece arrivata la conferma: a esplodere sarebbe stata l'ammiraglia delle navi da sbarco della flotta di Putin, la porta-anfibi Orsk.
Non è chia…
ZAPORIZHZHIA - Hanno esultato in silenzio e tappati in casa. Gli increduli cittadini di Berdyansk non hanno però voluto perdere, né tenere per sé, lo spettacolo della loro prima vera rivincita. A migliaia, con i cellulari e nascosti dietro alle finestre, ieri mattina hanno ripreso le esplosioni che all'improvviso hanno scosso il porto della città sul Mare D'Azov, occupata dai russi lo scorso 27 febbraio.
Fiamme, boati e dense colonne di fumo nero per oltre un'ora hanno isolato il quartiere affacciato sul terminal commerciale, sequestrato dalle truppe di Mosca. La gente all'inizio ha pensato che gli occupanti, per rappresaglia contro la resistenza, stessero facendo saltare alcuni magazzini ancora blindati. Dagli operai ucraini del porto, costretti a lavorare per il nemico, è invece arrivata la conferma: a esplodere sarebbe stata l'ammiraglia delle navi da sbarco della flotta di Putin, la porta-anfibi Orsk.
Non è chiara la causa degli scoppi, né se la nave sia poi affondata. Le forze armate ucraine rivendicano il successo di un'imboscata che almeno emotivamente rimette in discussione avanzata e controllo russi nella regione di Zhaporizhzhia, tra Donbass e Crimea. La Orsk sarebbe stata centrata dall'artiglieria della resistenza, o fatta esplodere con la dinamite da un commando del battaglione Azov. Meno verosimile un incidente nel porto. Certe invece le conseguenze: gli aggressori hanno visto bruciare un'imbarcazione strategica nel rifornimento di equipaggiamenti, mezzi e truppe alle milizie che accerchiano Mariupol.
La Orsk poteva traportare 45 blindati anfibi e 400 soldati addestrati per lo sbarco. Per tre volte, salpando dalla Crimea, ha scaricato a Berdyansk tonnellate di attrezzature militari, cruciali per prolungare e aumentare l'assedio. Tra Berdyansk e Mariupol ci sono 70 chilometri, sotto il controllo russo. La sicurezza di un ampio territorio "conquistato e ripulito dai nazionalisti ucraini" ha reso ancor più inattesa l'esplosione in un porto considerato inattaccabile. L'ultimo assalto a Mariupol potrebbe così slittare: almeno fino a quando un'altra nave russa non attraccherà con rifornimenti e truppe.
Basta per ipotizzare una riscossa militare ucraina nel Sud, che da Mariupol e Berdyansk possa estendersi fino a Melitopol e da qui alla costa sul Mar Nero, tra Kherson e Mykolaiv? Ancora no: ma i segnali di difficoltà nell'avanzata russa ci sono. Per Mariupol non è detto che sia una buona notizia. Le oltre 200 mila persone da ieri temono la rappresaglia del nemico umiliato. Soldati russi, secondo la resistenza del battaglione Azov, hanno occupato la chiesa dell'Intercessione, aprendo il fuoco dalle sue finestre. Il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha annunciato che "i ragazzi hanno preso il controllo dell'edificio dell'amministrazione di Mariupol".
Mercoledì il sindaco Vadym Boychenko aveva lasciato la città. "Abbiamo issato la nostra bandiera sul municipio - il messaggio di Kadyrov - nessun bandito ha corso rischi perché tutti hanno abbondonato le loro postazioni". Difficile così che nelle prossime ore i vertici militari raggiungano un accordo sul maxi-ponte umanitario che permetterebbe di scongiurare a Mariupol un massacro annunciato tra i civili.
Le vie di fuga verso Zaporizhzhia rimangono chiuse. I soldati russi impediscono a Berdyansk l'arrivo di pullman, proseguendo con il sequestro di mezzi e autisti. Dai posti di blocco si spara contro auto e famiglie che tentano di scappare. Tra le vittime, un giovane volontario che cercava di portare acqua, cibo e medicine per i profughi. "Impossibile provare a svuotare Mariupol - l'allarme di Peter Maurer, presidente della Croce Rossa internazionale - senza un accordo solido e dettagliato tra le forze sul campo".
Il no russo a corridoi protetti verso territori ancora ucraini, non lascia che un'alternativa: chi non può più resistere nelle cantine, accetta la deportazione in Russia. Oltre 15 mila, secondo il sindaco Boychenko, gli esuli negli ultimi tre giorni. Migliaia tentano di lasciare la terra del nemico per rifugiarsi in Georgia: un'altra emergenza nascosta, sotto la minaccia di arresti di massa.https://puntoitalia.online/cultura/2022/03/24/news/mariupol_la_citta_martire_che_ha_rifiutato_la_resa-342575765/