Talebani, Via della Seta e sicurezza dei confini: il tour asiatico del ministro cinese Wang Yi. Blitz a sorpresa in India
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Agenda fittissima per Wang Yi, il ministro degli Esteri cinese, impegnato da inizio settimana in un tour asiatico che lo ha prima portato in Pakistan, a Islamabad, dove la Cina ha partecipato per la prima volta come invitato speciale al vertice dei ministri degli esteri dell'Organizzazione per la cooperazione islamica, e che terminerà domani con soste in Nepal e, a sorpresa, in India. Nel mezzo, il capo della diplomazia di Pechino oggi ha fatto tappa a Kabul: prima visita da quando i talebani si sono ripresi il controllo dell'Afghanistan.
Accolto all'aeroporto dal suo omologo Amir Khan Muttaqi, Wang sta preparando il terreno per il vertice che dovrebbe esserci la settimana prossima a Pechino per discutere d…
PECHINO - Agenda fittissima per Wang Yi, il ministro degli Esteri cinese, impegnato da inizio settimana in un tour asiatico che lo ha prima portato in Pakistan, a Islamabad, dove la Cina ha partecipato per la prima volta come invitato speciale al vertice dei ministri degli esteri dell'Organizzazione per la cooperazione islamica, e che terminerà domani con soste in Nepal e, a sorpresa, in India. Nel mezzo, il capo della diplomazia di Pechino oggi ha fatto tappa a Kabul: prima visita da quando i talebani si sono ripresi il controllo dell'Afghanistan.
Accolto all'aeroporto dal suo omologo Amir Khan Muttaqi, Wang sta preparando il terreno per il vertice che dovrebbe esserci la settimana prossima a Pechino per discutere di aiuti al nuovo regime talebano e di nuovi progetti economici. Dopo vent'anni di guerra, stabilità è la parola chiave per Pechino: per la sicurezza dei suoi confini e per continuare gli investimenti strategici della sua Via della Seta nel vicino Pakistan. Tra i temi principali la riapertura della miniera di rame di Mes Aynak. Pechino, tramite la China Metallurgical Group, ottenne una concessione trentennale nel 2007, ma da molti anni i lavori sono fermi. Così come sono fermi quelli nell'impianto petrolifero di Amu Darya. "La miniera di rame di Aynak sarà presto avviata da una società cinese" ha twittato poco fa Ahmad Yasir, un funzionario del governo talebano.
I confini sono l'altra preoccupazione. Cina e Afghanistan condividono una frontiera lungo il Xinjiang - appena 76 km - ma delicatissima per le spinte secessioniste. Nonostante le collaborazioni militari con pakistani e tagiki lungo il corridoio del Wakhan, Pechino teme che la vittoria talebana rinvigorisca i jihadisti uiguri dell'Etim. Quando a fine luglio il ministro degli Esteri ha accolto il mullah Baradar, riconoscendo i talebani come "importante forza politica e militare", ha chiesto in cambio sicurezza facendosi promettere "un taglio netto" proprio con l'Etim per evitare che l'Afghanistan diventi una base per azioni contro Pechino.
Strategico poi è coinvolgere il Paese nel corridoio sino-pakistano (una rete di oleodotti, strade e centrali che collega Kashgar al porto di Gwadar e sulla quale ha investito 65 miliardi di dollari) per stringere ancora di più la sua alleanza con Islamabad e garantirsi dal nuovo governo a Kabul il supporto contro le forze secessioniste.
Domani il capo della diplomazia pechinese sarà in Nepal e in India: tappa quest'ultima a sorpresa visto che i rapporti tra i due Paesi sono abbastanza freddi ultimamente. Quella di Wang sarà la prima visita di un alto membro dell'apparato comunista da due anni a questa parte, da quando cioè nella valle di Galwan cinesi e indiani si presero a bastonate e a sassate lungo le zone di confine contese sull'Himalaya. La crisi ucraina sarà uno dei temi degli incontri che Wang avrà con il consigliere per la Sicurezza Nazionale indiano, Ajit Doval, e il suo omologo Subrahmanyam Jaishankar. New Delhi, come Pechino, gioca a fare il funambolo mantenendo l'equilibrio, non condannando l'invasione russa. L'India è l'unico tra i paesi membri del Quad a non aver preso una posizione dura contro Mosca.