Siria, Mosca accusa Israele: "Ci provoca"
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME – Mariupol come Aleppo, mercenari siriani arruolati per affiancare i soldati russi. Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, il rapporto tra Mosca e Damasco è stato spesso citato come fattore geopolitico da non trascurare. Non ultimo perché Israele, che ha assunto un ruolo decisivo nei tentativi di mediazione con Kiev, da anni ha la necessità di coordinarsi con la Russia che controlla i cieli siriani, per condurre le incursioni aree allo scopo di contenere l’attività iraniana nella regione. Ed è proprio contro queste operazioni che si è scagliato l’ambasciatore russo a Damasco Alexander Yeminov che nei scorsi giorni ha dichiarato che “Israele ci sta provocando a reagire ai suoi attacchi in Siria”.
Mosca e Teheran hanno infatti approfittato della guerra civile nel paese per trasformare il paese sottoposto al giogo di Bashar Assad in una base logistica nella regione. Da Da…
GERUSALEMME – Mariupol come Aleppo, mercenari siriani arruolati per affiancare i soldati russi. Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, il rapporto tra Mosca e Damasco è stato spesso citato come fattore geopolitico da non trascurare. Non ultimo perché Israele, che ha assunto un ruolo decisivo nei tentativi di mediazione con Kiev, da anni ha la necessità di coordinarsi con la Russia che controlla i cieli siriani, per condurre le incursioni aree allo scopo di contenere l’attività iraniana nella regione. Ed è proprio contro queste operazioni che si è scagliato l’ambasciatore russo a Damasco Alexander Yeminov che nei scorsi giorni ha dichiarato che “Israele ci sta provocando a reagire ai suoi attacchi in Siria”.
Mosca e Teheran hanno infatti approfittato della guerra civile nel paese per trasformare il paese sottoposto al giogo di Bashar Assad in una base logistica nella regione. Da Damasco passano anche armi e altre risorse destinate dall’Iran agli Hezbollah libanesi – anch’essi, come la Repubblica degli Ayatollah, considerati una minaccia esistenziale da Israele. Negli anni, l’aviazione di Gerusalemme ha centrato diversi obiettivi sensibili, ricevendo un’implicita luce verde di Mosca, che se pur ha sporadicamente condannato le azioni, non ha mai impiegato la sua contraerea per impedirle (mentre dal canto loro i caccia israeliani sono sempre stati ben attenti a evitare di colpire target russi).
Tuttavia secondo quanto riportato dalla versione in lingua araba dell'agenzia russa Sputnik, intervenendo a un convegno di scrittori a Damasco, Yeminov ha sottolineato che gli attacchi “mirano ad aumentare la tensione, riprendere le operazioni militari e consentire all'Occidente di svolgere attività militari in Siria”.
Proprio la delicata situazione siriana rappresenta una delle ragioni alla base della prudenza di Gerusalemme nei confronti di Mosca riguardo alla questione Ucraina. Il premier Naftali Bennett, pur esprimendo in diverse occasioni la sua solidarietà a Kiev ha sempre evitato di accusare esplicitamente la Russia lasciando che a condannare l’invasione fosse il Ministro degli Esteri Yair Lapid. Israele inoltre non ha accettato di inviare armi all’Ucraina, nonostante le ripetute richieste del suo governo – l’ultima durante l’intervento alla Knesset di Zelensky, il quale ha paragonato le azioni del Cremlino a quelle dei nazisti contro gli ebrei.
Lo Stato ebraico ha comunque votato a favore delle risoluzioni contro la Russia alle Nazioni Unite, e si è concentrata sugli aiuti umanitari.
La maggiore neutralità di Bennett gli ha finora consentito di svolgere un ruolo da mediatore e di mantenere aperto un canale di comunicazione con Putin, con cui ha parlato diverse volte dall’inizio del conflitto.
La Russia tuttavia non allenta la pressione. Il rischio di finire nel mirino, per chi non mostra pieno sostegno alla sua “operazione speciale” contro Kiev è sempre in agguato.