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Mark Galeotti: “Per Putin è l’ora più difficile, ma è presto per parlare di golpe al Cremlino”

Intervista all'esperto britannico: "C’è un cerchio magico intorno a lui ancora molto solido, estremamente dipendente e che condivide la stessa visione paranoica"
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LONDRA - "È il momento più difficile di sempre per Vladimir Putin. E non può che andare peggio". Mark Galeotti, origini italiane (papà di Carrara), è uno dei massimi esperti di Russia nel Regno Unito: professore onorario all'University College London, membro del più antico e prestigioso think tank di Difesa britannico "Rusi", direttore dell'agenzia di consulenza Mayak Intelligence, Galeotti è anche autore dei libri "Putin's Russia", "Gorbachev and his Revolution" e "The Kremlin's Agenda".


Professor Galeotti, Biden dice che Putin deve andarsene. Quanto è davvero in bilico il leader russo?
"La situazione è stabile, ma fragile. Ci sono vari segnali: si dice che il ministro della Difesa Shoigu abbia avuto "un infarto", sono stati arrestati due importanti membri del Fsb (ex Kgb, ndr), fermato anche il numero due della Guardia Nazionale, il ve…

LONDRA - "È il momento più difficile di sempre per Vladimir Putin. E non può che andare peggio". Mark Galeotti, origini italiane (papà di Carrara), è uno dei massimi esperti di Russia nel Regno Unito: professore onorario all'University College London, membro del più antico e prestigioso think tank di Difesa britannico "Rusi", direttore dell'agenzia di consulenza Mayak Intelligence, Galeotti è anche autore dei libri "Putin's Russia", "Gorbachev and his Revolution" e "The Kremlin's Agenda".


Professor Galeotti, Biden dice che Putin deve andarsene. Quanto è davvero in bilico il leader russo?
"La situazione è stabile, ma fragile. Ci sono vari segnali: si dice che il ministro della Difesa Shoigu abbia avuto "un infarto", sono stati arrestati due importanti membri del Fsb (ex Kgb, ndr), fermato anche il numero due della Guardia Nazionale, il vero baluardo contro una possibile insurrezione popolare. Tuttavia, c'è un cerchio magico intorno a Putin ancora molto solido, estremamente dipendente da lui e con cui condivide la stessa visione paranoica, estrema e complottista del mondo. I "tecnocrati" del governo, invece, sono molto più irritati. Ma hanno poco potere. Esporsi contro Putin è ancora decisamente pericoloso. Molti a Mosca vogliono liberarsene, ma sperano che lo faccia qualcun altro".

Che cosa potrebbe far precipitare la situazione di Putin?
"Di certo, un andamento ancora più disastroso della guerra in Ucraina. In questo senso, ulteriori sanzioni contro Mosca sarebbero utili: la disoccupazione in Russia è già alta e l'esercito sta perdendo la sua integrità funzionale. Molti soldati sono furiosi, sono stati mandati al fronte senza addestramento, né approvvigionamenti, ci sono voci di ammutinamento a Kiev. Sarà molto interessante vedere che cosa accadrà in aprile quando ci sarà la nuova chiamata di leva obbligatoria in Russia: sono possibili molte diserzioni. Perciò, non vedo come le cose non possano andare sempre peggio per Putin".


Quindi un golpe è vicino?
"Non ancora. In Russia, come accaduto contro Krusciov e Gorbaciov, serve il coordinamento di élite politica, esercito e del Kgb-Fsb, che al momento non vedo. Il sistema di sicurezza è così intrecciato che una sola agenzia non può defenestrare il presidente".

Ma proprio l'Fsb avrebbe settori sempre più deviati.
"Secondo me invece è ancora molto fedele a Putin. Tuttavia, molti vice del direttore Bortnikov sono giovani, vengono da un'altra generazione, hanno altre vedute. Con loro, molte cose potrebbero cambiare".

Si parla tanto del ministro della Difesa Shoigu possibile successore di Putin. C'è chi lo considera un falco peggiore.
"In realtà il ministro della Difesa è sì un patriota e nazionalista, ma è anche più giovane e meno fanatico del resto della nomenklatura putiniana. Shoigu non pensa che l'Occidente odi visceralmente la Russia. Si dice che, al di là delle tante voci. non si sia fatto vedere negli ultimi giorni perché "punito" da Putin per il pessimo andamento della guerra in Ucraina. In realtà potrebbe essere che sia stato lui a scomparire".

Perché?
"Magari non vuole esporsi per un conflitto così catastrofico. O non vuole sporcare la sua immagine per motivi che non conosciamo".

Ma se le cose dovessero andare così male da far cadere Putin, chi andrebbe al potere?
"In teoria il primo ministro Mikhail Mishustin, ma non ha né il carisma né la caratura. Il ritorno dell'ex premier Medvedev? Difficile. Fino a qualche tempo fa pensavo Shoigu, ma ora non più. Per il resto, ci sono tantissimi candidati, ma non mi pare che i vari apparati del potere russo convergano su una figura".

E l'inviato per il clima russo Chubais scappato all'estero? Che ruolo potrà avere?
"Minimo o ininfluente, come altri esuli, vedi Mikhail Khodorkovskij. Chubais è molto legato agli oligarchi ma non alla classe media, presso cui è screditato perché associato proprio con le privatizzazioni feroci degli anni Novanta".

Se "l'uomo forte" Putin cadesse, la Russia potrebbe sprofondare nel caos totale come la Libia, con l'aggravante di essere una potenza nucleare?
"No. La Russia resta comunque un Paese con solide strutture politiche e istituzionali. E non diventerà nemmeno come la Nord Corea: è centrale per economia, equilibri e commerci globali".

Putin si accontenterà di un passaggio tra Donbass e Crimea per spezzare l'Ucraina?
"Non credo. Ora i russi dicono di volersi concentrare sull'Est, ma soltanto perché la tattica di aggressione totale su più fronti in Ucraina si è dimostrata terribilmente sbagliata. Tuttavia, Putin non si accontenterà di certo. Lui forza sempre i limiti. Lo ha sempre fatto".