La frenata degli Usa: “Non vogliamo il cambio di regime”. Macron critica Biden
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - "Gli Stati Uniti non hanno alcuna strategia per imporre un cambio di regime in Russia". Tocca al segretario di Stato Antony Blinken ridimensionarne la portata della dura presa di posizione del presidente americano Joe Biden che sabato sera a Varsavia ha scioccato tutti affermando che Vladimir Putin (definito "macellaio" poco prima) "non può rimanere al potere". Nessun nuovo approccio aggressivo, assicura il capo della diplomazia americana, ribadendo quanto già precisato dalla Casa Bianca 45 minuti dopo la dichiarazione del Commander-in-Chief: "Il presidente ha solo sottolineato che Putin non può avere il potere di fare una guerra o impegnarsi in aggressioni contro l'Ucraina e i suoi vicini".
Lo ripete pure l'ambasciatrice americana alla Nato Julianna Smith: "Dopo una giornata fra i rifugiati, Biden ha avuto una reazione umana". Commenti utili soprattutto a tranquillizzare gli alleati, tanto…
NEW YORK - "Gli Stati Uniti non hanno alcuna strategia per imporre un cambio di regime in Russia". Tocca al segretario di Stato Antony Blinken ridimensionarne la portata della dura presa di posizione del presidente americano Joe Biden che sabato sera a Varsavia ha scioccato tutti affermando che Vladimir Putin (definito "macellaio" poco prima) "non può rimanere al potere". Nessun nuovo approccio aggressivo, assicura il capo della diplomazia americana, ribadendo quanto già precisato dalla Casa Bianca 45 minuti dopo la dichiarazione del Commander-in-Chief: "Il presidente ha solo sottolineato che Putin non può avere il potere di fare una guerra o impegnarsi in aggressioni contro l'Ucraina e i suoi vicini".
Lo ripete pure l'ambasciatrice americana alla Nato Julianna Smith: "Dopo una giornata fra i rifugiati, Biden ha avuto una reazione umana". Commenti utili soprattutto a tranquillizzare gli alleati, tanto più dopo la presa di distanza del presidente francese Macron, fra i pochi che ancora parla con Putin: "Evitiamo escalation di parole o azioni, non avrei parlato così", ha detto, mentre già il portavoce del Cremlino Peskov protestava: "Gli americani non decidono chi comanda a Mosca".
Giunte al termine della ben pianificata tre giorni di intese diplomatiche - che ha portato all'annuncio di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, la diffida del G7 a Putin sull'uso di armi nucleari e la creazione della task force congiunta tra Usa e Ue per ridurre la dipendenza energetica dell'Europa dalla Russia - le parole di Biden sono state un fuori programma, come conferma anonimamente al Washington Post un membro del suo stesso staff.
Frasi subito bollate da osservatori d'ogni colore come l'ennesimo passo falso del leader-gaffeur: anche in Italia, dove il leader di Azione Carlo Calenda lo definisce addirittura "pericoloso", il segretario del Pd Enrico Letta chiede "chiarimenti". E il leader di Italia Viva Matteo Renzi si dice "in sintonia con Macron".
Ian Bremmer, l'analista a capo del think-tank Eurasia Group, invece non la vede così: "Quale tentativo di escalation dovrebbero rappresentare, dopo che lo stesso Dipartimento di Stato ha documentato i crimini di guerra perpetrati per ordine di Putin?", dice a Repubblica. "Il presidente parla col cuore, è nel suo stile. Nessuna gaffe: dicendo ciò che è sotto gli occhi di tutti ha mandato un messaggio a chi chiede fermezza e a chi ancora fa dei distinguo. Semmai, rivelando i suoi sentimenti, ha ammesso di non vedere più spazio per la diplomazia". In un momento, però, in cui fonti Nato dicono che gli Usa stanno accelerando la produzione di missili ipersonici per contrapporli a quelli di Mosca, insieme alla definizione di un nuovo scudo stellare laser.
Deterrenti per i quali servirà tempo, ma che sono un avviso ai russi. "Biden non ha intenzione di coinvolgere direttamente gli Stati Uniti nella guerra - insiste Brenner -. Gli americani non glielo perdonerebbero. Non è però un mistero ciò che sta tentando: creare le condizioni per destabilizzare il potere di Putin con pressioni economiche. L'obiettivo, già raggiunto, è "deglobalizzare" la Russia. Finché è al potere, nessuno si fiderà più di Putin. E questo ne mina il potere". Eppure la Gran Bretagna, proprio ieri, attraverso la ministra degli Esteri Liz Truss, ha detto di essere pronta ad allentare le sanzioni se Mosca si impegnasse a un completo cessate il fuoco, ritirandosi dall'Ucraina. "Mere speranze. Putin ha mentito troppe volte e considera le sanzioni una dichiarazione di guerra verso di lui. La situazione è critica. Il confronto con la Nato è già in atto. Se Putin dovesse usare armi chimiche, diventerà inevitabile. Ma resterà all'interno dei confini ucraini".