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Le esercitazioni dei militari della Nato nell'Artico cui hanno partecipato anche altri paesi come Finlandia e Svezia (reuters)

Come difendersi da un'invasione. Ecco come la Finlandia si prepara da 80 anni

Il paese nordico considera la Russia una minaccia concreta
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L’invasione dell’Ucraina ha spinto molti a chiedersi: e se succedesse anche a noi? Ci sono ovviamente delle differenze, geografiche e geopolitiche: un paese membro della Nato ha una protezione che l’Ucraina non ha. Ma l’aggressione russa semina incertezza e in Europa c’è un paese che offre un modello. Ecco come da ottant’anni la Finlandia si difende da una minaccia del genere.


È una minaccia realistica?

Secondo il presidente ucraino Zelensky, sì: “Se conquista l’Ucraina - ha ammonito - Putin cercherà di invadere altri paesi in Europa”. Questi potrebbero essere altre ex-repubbliche sovietiche, come Georgia (già invasa e parzialmente occupata da Mosca dal 2008) e Moldavia (invasa e parzialmente occupata da forze fedeli alla Russia addirittura dal 1991). Ma deve essere un pericolo anche per paesi membri della Nato, se l’Alleanza atlantica ha rinforzato e rafforzerà ancora di pi&ug…

L’invasione dell’Ucraina ha spinto molti a chiedersi: e se succedesse anche a noi? Ci sono ovviamente delle differenze, geografiche e geopolitiche: un paese membro della Nato ha una protezione che l’Ucraina non ha. Ma l’aggressione russa semina incertezza e in Europa c’è un paese che offre un modello. Ecco come da ottant’anni la Finlandia si difende da una minaccia del genere.


È una minaccia realistica?

Secondo il presidente ucraino Zelensky, sì: “Se conquista l’Ucraina - ha ammonito - Putin cercherà di invadere altri paesi in Europa”. Questi potrebbero essere altre ex-repubbliche sovietiche, come Georgia (già invasa e parzialmente occupata da Mosca dal 2008) e Moldavia (invasa e parzialmente occupata da forze fedeli alla Russia addirittura dal 1991). Ma deve essere un pericolo anche per paesi membri della Nato, se l’Alleanza atlantica ha rinforzato e rafforzerà ancora di più le proprie truppe ed armamenti in Polonia, Bulgaria, Romania, oltre che nelle tre ex-repubbliche sovietiche diventate membri della Nato e della Ue, Lituania, Lettonia ed Estonia. Una mossa che ha innanzi tutto effetto deterrente, ovvero serve a fare desistere il nemico dal provarci, ma non si sa mai.

Quale è la protezione più importante fornita a un membro della Nato?

La norma secondo cui un attacco contro un paese della Nato equivale a un attacco contro tutta la Nato e dunque l’intera Alleanza sarebbe pronta a intervenire in difesa del paese attaccato.

Quali paesi, in Europa, non godono di questa protezione?

Tra i principali figurano Finlandia, Svezia e Austria, che pur essendo membri dell’Unione Europea non sono membri della Nato; e la Svizzera, paese neutrale per eccellenza, che ha solo una forma di associazione alla Ue.

Perché la Finlandia si sente particolarmente esposta al rischio di una guerra con la Russia?

Per due ragioni. La prima è che ha un confine lungo 1350 chilometri con la Russia. La seconda è che ha già combattuto una guerra con la Russia, nel 1939-’40, quando Stalin la invase con l’obiettivo di conquistarla tutta e con il pretesto di riprendersi terre che erano appartenute all’impero zarista russo.

E come andò quella guerra?

La Russia non riuscì completamente nell’intento. I piani di guerra di Stalin incontrarono difficoltà analoghe a quelle incontrate dai piani di Putin in Ucraina. Nonostante una schiacciante superiorità di uomini e armi, le forze russe vennero fermate dai finlandesi, che si dimostrarono più abili a muoversi sulla neve con gli sci da fondo ai piedi: tanto che, dopo la guerra (ribattezzata Guerra d’Inverno), il dittatore sovietico ordinò di insegnare lo sci da fondo nelle scuole di tutta l’Urss. Il risultato finale fu che la Russia tolse alla Finlandia una parte del suo territorio, la Carelia con l’importante città industriale di Vyborg, e la costrinse a rimanere neutrale; ma la Finlandia mantenne democrazia e indipendenza.

Da allora il governo di Helsinki si prepara a un’altra invasione russa?

Sì. Ed è una preparazione che ha ricevuto ora una nuova giustificazione davanti a quello che sta accadendo in Ucraina.

In che modo la Finlandia è pronta a difendersi da un’invasione di Mosca?

Innanzi tutto ha riserve strategiche di cibo e carburante per sei mesi, di medicinali essenziali fino a dieci mesi. In secondo luogo ha predisposto difese civili: tutti gli edifici di certe dimensioni hanno rifugi anti-aerei e il resto della popolazione può usare parcheggi, piste di pattinaggio e piscine, impianti che sono pronti per essere convertiti in centri di evacuazione per gli sfollati e per proteggersi dai bombardamenti. Un sistema simile esiste per esempio anche in Israele.

E sul piano militare?

A differenza di molti altri paesi europei che con la fine della guerra fredda sono passati a forze armate composte di volontari professionisti, la Finlandia continua ad avere un servizio di leva obbligatorio: in caso di guerra potrebbe avere un esercito di 280 mila soldati, di dimensioni considerevoli per una nazione di appena 5 milioni e mezzo di abitanti. Ma non è tutto perché conta anche su 900 mila riservisti: in pratica circa un quinto della popolazione nazionale è pronta a combattere in caso di invasione. In Italia vorrebbe dire avere più di 10 milioni di persone sotto le armi. Anche Svizzera e Israele hanno una ampia forza di riservisti, che tornano ad esercitarsi per due o tre settimane l’anno fino ai 45 anni di età.

Che tipo di difesa ci sarebbe contro bombardamenti a tappeto come quelli con cui la Russia sta attaccando Mariupol e altre città ucraine?

Helsinki, dice l’ex-capo di stato maggiore finlandese Jarmo Lindberg al Financial Times, “è come un formaggio groviera”, con decine di chilometri di tunnel. “Ci sono aree che sembrano un film di James Bond”, racconta l’ex-generale. E tutti i quartier generali delle forze armate sono situati ai piedi di zone collinose protetti da “30-40 metri di granito”. La Svizzera ha costruito difese dello stesso tipo nelle sue montagne. 

Quale sarebbe la prima reazione in caso di un attacco?

Oltre alla mobilitazione di tutti i militari di leva e dei riservisti, la popolazione civile verrebbe evacuate dalle zone più a rischio: una vistosa differenza con quello che è successo in Ucraina, dove i civili sono rimasti intrappolati nelle città. Ma in un paese non piccolo, con ampie zone rurali e scarsamente popolato come la Finlandia, questo è ovviamente più facile che in un paese di 44 milioni di abitanti con numerose città e centri industriali come l’Ucraina.

Quali altri accorgimenti ha escogitato la Finlandia per prepararsi a una potenziale invasione?

Gli amministratori delle più importanti industrie nazionali, in particolare nel campo delle telecomunicazioni, dell’energia e dell’alimentare, si incontrano tre o quattro volte l’anno per fare piani su come reagire in caso di guerra. Il governo coordina questi incontri e prepara a sua volta piani contingenti per ogni eventualità bellica. E grande attenzione viene dedicata a come rispondere a un’offensiva di guerra cibernetica, parallela a un attacco convenzionale o lanciata indipendentemente, e di quelle che vengono descritte come “minacce ibride”, azioni che non corrispondono a un vero e proprio attacco militare ma con conseguenze lo stesso devastanti.

La Finlandia è dunque un paese militarizzato o addirittura militarista?

Al contrario, è un paese profondamente pacifico e pacifista. Tanto è vero che da cinque anni è il “paese più felice del mondo” nell’apposita classifica dell’Onu che tiene conto della qualità della vita, dei servizi sanitari, dell’istruzione scolastica, della sicurezza individuale e del crimine, dell’assistenza sociale, di condizioni del lavoro e incentivi per i giovani. Esiste perfino un programma chiamato “prova a fare il finlandese per un mese”, per invitare tutto pagato giovani dell’high-tech a trasferirsi in Finlandia: dopo un mese di prova si fermano quasi tutti. “Semplicemente”, conclude l’ex-capo di stato maggiore Lindberg, “la Russia sarà sempre il nostro vicino di casa e noi dobbiamo essere pronti”.

Ma la protezione migliore non sarebbe entrare nella Nato?

Sì, e infatti la Finlandia ci sta pensando: per la prima volta nella sua storia, nei sondaggi la maggioranza della popolazione è ora favorevole a chiedere di aderire all’Alleanza Atlantica. Prospettiva che ha già provocato reazioni a Mosca: “Ci sarebbero conseguenze” avverte il Cremlino, cercando anche in questo caso di interferire nelle libere scelte di un popolo democratico. Per questo, nella Nato o fuori, la Finlandia vuole essere in grado di difendersi da sola da un vicino di casa così ingombrante”. E di essere in grado di respingerlo, come fece coraggiosamente con Stalin nella Guerra d’Inverno del 1939-’40.