Lockdown a Shanghai per combattere l'ondata di Covid: la città spaccata a metà dalle chiusure
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Alla fine il temuto lockdown generale è arrivato. In due fasi, ma è arrivato. Stamattina Shanghai si è svegliata divisa a metà. Per nove giorni la capitale finanziaria della Cina resterà chiusa per provare a combattere l’ondata di Omicron che si è abbattuta in città nelle ultime settimane: 3.500 i casi registrati ieri (3.450 asintomatici e 50 con sintomi): il 70% del totale nazionale. Seguendo il corso del fiume Huangpu che taglia in due la metropoli da 25 milioni di abitanti, da oggi fino a venerdì sarà sigillata la parte est (le zone di Pudong e Punan), mentre dal primo aprile toccherà, invece, alla parte occidentale (l’area di Puxi), per testare tutti i residenti. Chiusi ponti e gallerie, traffico limitato, trasporti pubblici e taxi sospesi tra le due aree della città. Consegne a domicilio e altri trasporti essenziali funzioneranno normalmente, all’interno di ciascuna zona. Tutt…
PECHINO - Alla fine il temuto lockdown generale è arrivato. In due fasi, ma è arrivato. Stamattina Shanghai si è svegliata divisa a metà. Per nove giorni la capitale finanziaria della Cina resterà chiusa per provare a combattere l’ondata di Omicron che si è abbattuta in città nelle ultime settimane: 3.500 i casi registrati ieri (3.450 asintomatici e 50 con sintomi): il 70% del totale nazionale. Seguendo il corso del fiume Huangpu che taglia in due la metropoli da 25 milioni di abitanti, da oggi fino a venerdì sarà sigillata la parte est (le zone di Pudong e Punan), mentre dal primo aprile toccherà, invece, alla parte occidentale (l’area di Puxi), per testare tutti i residenti. Chiusi ponti e gallerie, traffico limitato, trasporti pubblici e taxi sospesi tra le due aree della città. Consegne a domicilio e altri trasporti essenziali funzioneranno normalmente, all’interno di ciascuna zona. Tutte le comunità residenziali saranno chiuse. Tutti i residenti sono tenuti a rimanere a casa, riporta la stampa locale.
Severe restrizioni anche se, ha annunciato il dipartimento sanitario della città, aeroporti, le operazioni per le spedizioni internazionali e la Borsa rimarranno aperti. Aumenteranno da oggi, invece, i controlli in entrata e in uscita sulle autostrade: chiunque voglia lasciare la città dovrà avere un tampone molecolare negativo fatto nelle 48 ore precedenti. Sospese le normali attività di molte aziende e fabbriche, con i dipendenti costretti a lavorare da casa, ad eccezione di quelle che offrono servizi pubblici o cibo. Dopo l’annuncio di ieri sera si è scatenata la corsa a mercati e supermercati per fare rifornimenti in vista delle chiusure.
La decisione annunciata ieri sera rappresenta un’inversione a U rispetto a quanto i funzionari locali avevano continuato a ripetere fino a sabato e cioè che non ci sarebbero state chiusure generali per non compromettere le attività economiche: la città è sede di centinaia di multinazionali. Stamattina la Tesla ha deciso di chiudere i suoi impianti per quattro giorni. Nessuna chiusura, invece, al momento, per la Smic, l’azienda di semiconduttori cinese. Tra i principali motori dell’economia del Dragone (Shanghai ha generato circa il 3,7% del Pil cinese l’anno scorso), finora la città - nonostante le chiusure mirate con strade e compound residenziali sigillati - sta cercando di stare in equilibrio tra l'appello del presidente Xi Jinping per ridurre al minimo l'impatto dei controlli Covid sia sulle imprese sia sulla vita delle persone e quello del mantenimento della strategia Covid zero. La gestione di questa ondata a Shanghai è un test importante per Li Qiang, il capo del Partito in città, uno dei papabili per prendere il posto del premier Li Keqiang dopo il Congresso d’autunno del Pcc.
Dopo la notizia della chiusura di Shanghai, il mercato azionario cinese ha iniziato la settimana al ribasso: l'indice di riferimento CSI 300 è sceso fino al 2% stamattina.
Numeri di contagi in tutto il Paese che sono infinitamente inferiori rispetto a qualsiasi altra parte del mondo, ma numeri che rischiano di mettere a dura prova ora la “strategia zero-dinamica” che il governo sta portando avanti e le ambizioni di Pechino di sopprimere il contagio il più rapidamente possibile. Cresce lo scontento online, sui social, dove sempre più persone - colpite da chiusure improvvise - si chiedono se, dopo due anni di pandemia, questo sia ancora il modo migliore di procedere.
Con i casi che salgono e con le difficoltà che questo può comportare al sistema sanitario nazionale (anche se quasi il 90% dei cinesi è ormai vaccinato), il Paese per la prima volta due settimane fa ha dato l’ok ai test rapidi e ha cambiato le regole sui ricoveri: chi è asintomatico o ha sintomi lievi non verrà più spedito in isolamento in ospedale ma in centri appositi per le quarantene. I pazienti guariti, poi, dovranno osservare un isolamento domiciliare di 7 giorni invece dei 14 giorni previsti finora.
Uno dei nodi, in tutto il Paese, rimane il basso tasso di vaccinazione tra gli anziani: tra gli over 80 meno del 20% ha ricevuto il richiamo e solo il 50% ha entrambe le dosi. Per una serie di fattori: poca fiducia, poca necessità visto che finora i casi erano pochissimi e altre malattie croniche che li rendono scettici nel farsi somministrare i vaccini. Nella fascia 60-69 soltanto il 56,4% ha fatto il richiamo, percentuale che scende al 48,4% nella fascia di popolazione 70-79. Un problema che le autorità ora stanno cercando di affrontare.