Guerra in Ucraina, ritirata tattica di Mosca per limitare le perdite e rafforzarsi nel Donbass
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di Feo«Quando diminuiscono le forze bisogna ridurre il perimetro». La vecchia regola dei manuali militari sembra ispirare le ultime mosse dei generali di Mosca. Dopo oltre un mese di lotta, molti reparti hanno bisogno di riorganizzarsi, permettendo ai soldati di riposare e di rimpiazzare le perdite: vengono mandati in terre sicure, in patria o in Bielorussia. Ma non ci sono abbastanza riserve per sostituirli e così i russi devono rinunciare a parte del territorio occupato. È quello che sta accadendo nella zona a nord-ovest di Kiev, dove le avanguardie hanno sofferto moltissimo: adesso stanno sgomberando le località più vicine alla capitale, troppo esposte ai contrattacchi e ai tiri dell’artiglieria. Per settimane Irpin, Bucha, Holomel sono state teatro di scontri feroci quanto inutili: l’allagamento delle campagne impedisce i tentativi di avanzare verso la capitale e stanno arrivando al fronte nuove unità ucraine formate con volonta…
«Quando diminuiscono le forze bisogna ridurre il perimetro». La vecchia regola dei manuali militari sembra ispirare le ultime mosse dei generali di Mosca. Dopo oltre un mese di lotta, molti reparti hanno bisogno di riorganizzarsi, permettendo ai soldati di riposare e di rimpiazzare le perdite: vengono mandati in terre sicure, in patria o in Bielorussia. Ma non ci sono abbastanza riserve per sostituirli e così i russi devono rinunciare a parte del territorio occupato. È quello che sta accadendo nella zona a nord-ovest di Kiev, dove le avanguardie hanno sofferto moltissimo: adesso stanno sgomberando le località più vicine alla capitale, troppo esposte ai contrattacchi e ai tiri dell’artiglieria. Per settimane Irpin, Bucha, Holomel sono state teatro di scontri feroci quanto inutili: l’allagamento delle campagne impedisce i tentativi di avanzare verso la capitale e stanno arrivando al fronte nuove unità ucraine formate con volontari stranieri e materiali consegnati dall’Occidente.
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Non si tratta di una fuga, ma di una ritirata “tattica”: accorciare le linee per evitare che le brigate russe più provate finiscano in trappola e vengano annientate. E allo stesso tempo per trasferire alcuni battaglioni specializzati dove possono dare risultati migliori: è il caso dei ceceni, che già due settimane fa sono stati spostati dai sobborghi di Kiev alle strade di Mariupol. Il Cremlino ha dovuto arrendersi alla realtà sul campo: la resistenza ucraina e gli errori dei comandi rendono impossibile la conquista dell’intero Paese, bisogna concentrare lo sforzo bellico dove c’è speranza di ottenere risultati.
LA MAPPA DEL CONFLITTO
I russi sono maestri nelle ritirate, di quelle strategiche che hanno portato alla disfatta di Napoleone e Hitler e di quelle tattiche che hanno permesso di evitare il collasso dell’Armata Rossa in Ucraina nel 1943 e molto più recentemente in Cecenia. Cercano di compensare la riduzione delle truppe con l’aumento del fuoco dell’artiglieria e dei raid aerei. Anche a Kiev, dove le sirene d’allarme continuano a suonare. Lì gli invasori conservano tutte le posizioni nel settore orientale e pure alcuni capisaldi a sud, da dove tengono sotto tiro la capitale con i cannoni: ieri hanno colpito più volte con proiettili alla termite che incendiano tutto.
In questo momento, l’offensiva pare procedere solo nel Donbass, per occupare i villaggi rivendicati dalle repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, che contribuiscono allo sforzo bellico con la mobilitazione dell’intera popolazione maschile. Sono sempre i separatisti a combattere assieme ai ceceni tra i palazzi di Mariupol: in questa battaglia Mosca si limita a fornire commandos e carri armati. Ieri alcune fonti russe sostenevano di avere completato la penetrazione nel centro della città, dividendo in due la sacca di resistenza: la premessa all’annientamento dei difensori.
La pressione resta decisa pure a Karkhiv, Sumy e Chernihiv, le tre città a oriente del fiume Dnepr. Per limitare i movimenti degli ucraini i russi stanno creando grandi campi minati, usando lanciarazzi speciali. Pure l’esercito di Kiev fa sempre più spesso affidamento sulle mine: su quei terreni resterà una lunga eredità di morte. Lo snodo di campagna è Izyum, centro decisivo per collegare il Donbass a Karkhiv, dove ci sono combattimenti feroci. Il quartier generale ucraino infatti non vuole cedere terreno e usa tutti i reparti per contendere il controllo di località come Trostyanets, con la fabbrica del cioccolato che dal 2 marzo è stata persa e riconquistata più volte. Il problema è come fargli arrivare rifornimenti sfidando l’aviazione nemica, attiva giorno e notte: i difensori sono a corto di tank e di munizioni per l’artiglieria. Da segnalare il blitz degli incursori russi alle foci del Danubio, molto vicino al confine romeno: lì una squadra di subacquei avrebbe fatto saltare in aria la Pereyaslav, una nave speciale dell’intelligence ucraina. Un’azione difficile da spiegare: un’ipotesi è che la nave servisse come “centrale di smistamento” delle informazioni trasmesse dai ricognitori Nato che spiano la linea dei combattimenti. Ma questo raid dimostra che, nonostante tutte le difficoltà, l’armata di Putin non ha nessuna intenzione di ritirarsi.