✕

Vladimir Putin, machismo ideologico e ossessione per il potere: come nasce la metamorfosi di un leader che 20 anni fa era "amico dell'Europa"

Ascolta l'audio

Dal discorso del 2001 al Parlamento tedesco alla tragica svolta con l’invasione dell’Ucraina: perché Putin ha cambiato pensiero e azione
3 minuti di lettura

"La Russia è amica dell'Europa, una pace stabile nel continente è un obiettivo fondamentale per la nostra nazione. Così come il rispetto dei diritti democratici e delle libertà è l'obiettivi chiave della nostra politica interna". Così parlava Vladimir Putin al Parlamento tedesco il 25 settembre 2001, usando quella che lui stesso aveva magnificato come "la lingua di Goethe, Schiller e Kant", imparata nei cinque anni trascorsi a Dresda da capo della locale sezione del Kgb, con il grado di tenente colonnello.

Ieri sul New York Times Roger Cohen ha giustamente riproposto quel discorso per sottolineare la contraddizione tra il Putin di ieri e quello di oggi.


Allora Putin aveva 48 anni, era presidente della Russia da un anno, sponsorizzato da Boris Eltsin (su indicazione di Anatolij Chubais, auto-esiliato nei giorni scorsi in Turchia) perché considerato politicamente poco intelligente e facilmente malleabile…

"La Russia è amica dell'Europa, una pace stabile nel continente è un obiettivo fondamentale per la nostra nazione. Così come il rispetto dei diritti democratici e delle libertà è l'obiettivi chiave della nostra politica interna". Così parlava Vladimir Putin al Parlamento tedesco il 25 settembre 2001, usando quella che lui stesso aveva magnificato come "la lingua di Goethe, Schiller e Kant", imparata nei cinque anni trascorsi a Dresda da capo della locale sezione del Kgb, con il grado di tenente colonnello.

Ieri sul New York Times Roger Cohen ha giustamente riproposto quel discorso per sottolineare la contraddizione tra il Putin di ieri e quello di oggi.


Allora Putin aveva 48 anni, era presidente della Russia da un anno, sponsorizzato da Boris Eltsin (su indicazione di Anatolij Chubais, auto-esiliato nei giorni scorsi in Turchia) perché considerato politicamente poco intelligente e facilmente malleabile. L'Occidente flirtava con lui. George W. Bush, dopo averlo incontrato, diceva di aver colto "il senso della sua anima" guardandolo negli occhi. L'anno dopo era stato creato il Consiglio Nato-Russia e lo stesso Putin aveva ipotizzato, parlando con Clinton, un'adesione della Russia all'Alleanza atlantica.

Due decenni dopo, lo stesso uomo, che compirà 70 anni il 7 ottobre, ha avviato una guerra nel cuore dell'Europa, invadendo l'Ucraina per "denazificare il governo", radendo al suolo le sue città, massacrando civili innocenti. Mentre in Russia ha asservito giornali e tv, stroncato con la violenza della polizia anti-sommossa ogni manifestazione di dissenso nelle piazze, fatto condannare Aleksej Navalnj ad altri 9 anni di carcere duro. E definisce i suoi oppositori "traditori" che i russi "sputeranno come moscerini finiti per caso nelle loro bocche".


Che cosa è successo in questi vent'anni per trasformare un potenziale partner e alleato in un crociato dell'anti-occidentalismo e un tiranno nel suo Paese? Sono tre le direttrici dell'involuzione di Vladimir Putin. La prima è interna: l'ossessione del potere. La seconda è esterna: la sindrome da accerchiamento. La terza è ideologica-religiosa: la mitologia del machismo ("nastojashij russkij mushina" si dice in russo) e la nostalgia dell'"homo sovieticus".

La prima si manifesta già nel 2003, quando viene condannato al "gulag" siberiano Mikhail Khodorkovsij, allora l'uomo più ricco della Russia dopo le privatizzazioni selvagge del decennio eltsiniano (il cui artefice era stato proprio Anatolij Chubais). Putin aveva detto agli oligarchi: arricchitevi pure, ma dovete essermi leali. Khodorkovskij osò sfidarlo politicamente e finì processato per "frode" da una magistratura prontamente asservita al nuovo zar. In fondo se l'è cavata: tornato dalla Siberia vive in esilio all'estero. Ma la giornalista Anna Politkovskaja è stata uccisa nel 2006.


L'ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko, che aveva definito il potere di Putin "uno Stato mafioso", è stato avvelenato con sostanze radioattive a Londra l'anno dopo. Boris Nemtsov, vice premier di Elstin e fondatore di un partito di opposizione, è stato assassinato nel 2015 vicino alla piazza Rossa. E Aleksej Navalnj, dopo essersi salvato da un tentativo di avvelenamento, ha avuto la condanna prolungata nei giorni scorsi da una giudice promossa dal Cremlino proprio durante il processo.

La seconda direttrice, la sindrome da accerchiamento, ha origine nelle rivoluzioni "colorate" del 2003 in Georgia e del 2004 in Ucraina, che coincidono con la seconda ondata di allargamenti della Nato a ex satelliti dell'Urss (Bulgaria, Romania, Paesi Baltici). Ad Angela Merkel, che gli chiedeva quale fosse stato il suo maggiore errore, Putin rispose: "Fidarmi di voi". Alla conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007 lanciò l'anatema: "Il mondo ha un solo padrone, un unico polo di autorità, di forza e di potere decisionale" (gli Stati Uniti).


Fu ignorato anche perché in quel momento Putin era considerato da George W. Bush un alleato contro la jihad islamica. E sottovalutato poi da Barack Obama, che definì la Russia "una potenza regionale" e non mantenne in seguito la promessa di intervenire se Bashar al-Assad avesse varcato la "linea rossa" dell'uso di armi chimiche in Siria. Nel 2008 ci fu la guerra contro la Georgia (con motivazioni analoghe a quelle per l'Ucraina, difendere i russi dell'Ossezia e dell'Abkhazia). Nel 2014 l'annessione della Crimea e, a seguire, l'inizio della guerra degli "omini verdi" nel Donbass ucraino, mentre nel 2016 Aleppo in Siria veniva rasa al suolo come era accaduto a Grozny in Cecenia e come sta accadendo oggi a Mariupol in Ucraina.

La componente ideologico-religiosa ha un fondamento nell'esibito machismo di Putin: "Io non sono una donna, quindi non ho brutti giorni", rispose a Oliver Stone che lo intervistava. Ma soprattutto nella convinzione di essere diventato il campione della difesa dei valori della cristianità contro la decadenza dell'Occidente (che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso, difende l'omosessualità ed esalta il femminismo). E anche dalla convenienza: l'alleanza con la Chiesa ortodossa, che è arrivata al punto di benedire, con il patriarca di Mosca Kirill, l'invasione dell'Ucraina come una guerra contro gli stili di vita peccaminosi dell'Occidente.

 

A queste tre sindromi, che ne spiegano l'involuzione, si è aggiunta nell'ipocondriaco Putin l'ossessione del Covid, che ne ha esasperato la diffidenza e l'isolamento. Oggi il nuovo zar è un uomo solo che si confronta con le sue ambizioni, ma anche le sue ansie. Dicono che abbia visto decine di volte il filmato del cadavere di Gheddafi. Perché ha l'angoscia di fare la sua stessa fine.