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La guerra in Ucraina può peggiorare la crisi alimentare in Medio Oriente

Un uomo carica un camion con il grano a Izmail, Ucraina  (afp)
L'aumento dei prezzi, causato dal conflitto, sta minacciando l'accesso agli alimenti di base per milioni di persone che già soffrivano la fame
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Per milioni di persone che vivono in bilico tra catastrofi umanitarie, come in Siria e Yemen, e crisi economiche come in Libano, la guerra in Ucraina ha avuto un impatto devastante e rischia di aggravare la crisi alimentare già in corso. I due Paesi coinvolti nel conflitto, Russia e Ucraina, rappresentano un terzo delle esportazioni globali di grano e orzo. Prodotti sui cui il Medio Oriente fa affidamento, ma che adesso scarseggiano e hanno costi troppo elevati a causa del conflitto.

La Russia è il primo esportatore di grano al mondo e l'Ucraina il quinto, insieme esportano il 28 per cento di questo tipo di cereale. I due Paesi hanno un peso rilevante sul mercato agricolo mondiale e, oltre al grano, esportano il 16 per cento del mais e il 65 per cento dell'olio di girasole. Dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina il prezzo di questi prodotti è aumentato in fretta, aggravando una crisi già esistente in alcuni Paesi del Medio Orient…

Per milioni di persone che vivono in bilico tra catastrofi umanitarie, come in Siria e Yemen, e crisi economiche come in Libano, la guerra in Ucraina ha avuto un impatto devastante e rischia di aggravare la crisi alimentare già in corso. I due Paesi coinvolti nel conflitto, Russia e Ucraina, rappresentano un terzo delle esportazioni globali di grano e orzo. Prodotti sui cui il Medio Oriente fa affidamento, ma che adesso scarseggiano e hanno costi troppo elevati a causa del conflitto.

La Russia è il primo esportatore di grano al mondo e l'Ucraina il quinto, insieme esportano il 28 per cento di questo tipo di cereale. I due Paesi hanno un peso rilevante sul mercato agricolo mondiale e, oltre al grano, esportano il 16 per cento del mais e il 65 per cento dell'olio di girasole. Dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina il prezzo di questi prodotti è aumentato in fretta, aggravando una crisi già esistente in alcuni Paesi del Medio Oriente, causata dal Covid-19 e dagli intoppi nelle catene di approvvigionamento globali. In più, il 9 marzo l'Ucraina ha vietato le esportazioni di grano e altri prodotti alimentari per prevenire una crisi umanitaria interna.

"Oggi il pane non è più qualcosa che diamo per scontato in Libano", spiega all'agenzia di stampa statunitense Associated Press (Ap) Layal Asward. Davanti a uno scaffale pieno di quel che rimane delle bottiglie di olio di semi di girasole in commercio, il cui prezzo ha raggiunto il salario minimo mensile in Libano, la donna racconta di quanto sia difficile mettere del cibo in tavola per la sua famiglia. Nel Paese, in preda al collasso economico, la popolazione è stremata dalla scarsità di cibo, medicine, benzina ed elettricità. Nell'ultima settimana diversi supermercati hanno annunciato di aver terminato tutte le scorte di farina e olio di mais, importato per il 60% dall'Ucraina.

Nel 2020, secondo i dati del governo, l'80% delle importazioni totali di grano del Libano proveniva dall'Ucraina e il 15% dalla Russia. Il 25 febbraio scorso il ministro dell'Economia ha annunciato che il Paese aveva riserve di grano sufficienti per un solo mese perché i recipienti che contenevano le scorte sono stati distrutti durante l'esplosione al porto della capitale, Beirut, il 4 agosto 2020.

"I governi dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per proteggere il diritto al cibo delle persone. Altrimenti rischiamo che l'insicurezza alimentare provochi una maggiore instabilità in questi Paesi", ha affermato Lama Fakih, capo dell'ufficio di Beirut di Human Rights Watch (Hrw) - organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani. Nel 2010 una serie simile di circostanze ha portato alle rivolte note come la Primavera araba, scoppiate quando l'aumento del prezzo del pane ha alimentato le proteste antigovernative in tutto il Medio Oriente.

"Senza un'azione concertata per risolvere i problemi della fornitura e accessibilità economica al cibo, il conflitto in Ucraina rischia di aggravare la crisi alimentare mondiale in queste zone", continua Fakih. L'Egitto, primo importatore mondiale di grano, potrebbe essere il più vulnerabile visto che l'80% di questo prodotto proviene da Russia e Ucraina. All'inizio del mese un giornalista dell'Ap ha visitato i mercati di tre diversi quartieri della capitale del Paese,Il Ciro, e ha raccontato che i prezzi di prodotti alimentari di base come il pane - che gli egiziani chiamo "eish", "vita" - sono aumentati del 50%. Ed è probabile che il prossimo mese l'inflazione aumenti a causa del Ramadan, periodo sacro di digiuno e preghiera per i musulmani, in cui si registra in genere un aumento della domanda.

Nel Paese, in cui 103 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà, i cittadini hanno accusato i commercianti di sfruttare la guerra in Ucraina. "Traggono profitto dal dolore", ha denunciato l'insegnante di una scuola elementare che per far mangiare i suoi tre figli è stata costretta a ridurre la quantità di tutto ciò che comprava.

In Siria, dove da 11 anni è in corso una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, il 90% della popolazione vive in condizioni di povertà. A un mese dall'inizio del conflitto il prezzo degli alimenti, come l'olio, è più che raddoppiato. Lo stesso è accaduto in Yemen, dove la crisi alimentare è a un passo dalla catastrofe:17,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare a causa della guerra scoppiata nel 2014. Il conflitto in Ucraina può solo peggiorare tutto questo visto che lo Yemen importa almeno il 27% del suo grano dal Paese assediato dai russi.

All'aumento dei prezzi e al limite nelle esportazioni, imposto dall'Ucraina per esempio, si aggiunge la paura per questi Paesi che la gran parte degli aiuti internazionali che li sostengono vengano dirottati sul conflitto in corso. "Una crisi alimentare globale può essere affrontata solo attraverso la cooperazione internazionale. I Paesi esportatori di prodotti dovrebbero soddisfare le esigenze nazionali, ma anche collaborare con i Paesi dipendenti dalle importazioni per stabilire catene di approvvigionamento alternative il prima possibile", è l'appello lanciato da Human Rights Watch.