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Il negoziato di Istanbul: ecco quali sono le posizioni di Russia e Ucraina

Kiev rinuncerebbe a entrare nella Nato ma potrebbe entrare nell’Unione Europea; Mosca rinuncerebbe a chiedere la “demilitarizzazione” e la “denazificazione” dell’Ucraina
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Il negoziato tra Russia e Ucraina riprende stamani in Turchia fra segnali di possibili concessioni fra le due parti: Kiev rinuncerebbe a entrare nella Nato ma potrebbe entrare nell’Unione Europea; Mosca rinuncerebbe a chiedere la “demilitarizzazione” e la “denazificazione” dell’Ucraina; una decina di paesi tra cui l’Italia si impegnerebbero a garantire la sicurezza di Kiev, cioè a difenderla in caso di nuovi attacchi. I dubbi sulle intenzioni di Putin permangono e la guerra continua: ciononostante circolano speranze di una svolta, o almeno di qualche decisivo passo avanti, verso il cessate il fuoco e una soluzione diplomatica del conflitto. Ecco quali sono le posizioni di Mosca e Kiev mentre a Istanbul si aprono i colloqui.
 
 
Cosa chiedeva all’inizio la Russia?
 
Quando Putin ha ordinato l’invasione il 24 febbraio, l’obiettivo dichiarato era la “demilitarizzazione e denazificazione&rdq…
Il negoziato tra Russia e Ucraina riprende stamani in Turchia fra segnali di possibili concessioni fra le due parti: Kiev rinuncerebbe a entrare nella Nato ma potrebbe entrare nell’Unione Europea; Mosca rinuncerebbe a chiedere la “demilitarizzazione” e la “denazificazione” dell’Ucraina; una decina di paesi tra cui l’Italia si impegnerebbero a garantire la sicurezza di Kiev, cioè a difenderla in caso di nuovi attacchi. I dubbi sulle intenzioni di Putin permangono e la guerra continua: ciononostante circolano speranze di una svolta, o almeno di qualche decisivo passo avanti, verso il cessate il fuoco e una soluzione diplomatica del conflitto. Ecco quali sono le posizioni di Mosca e Kiev mentre a Istanbul si aprono i colloqui.
 
 
Cosa chiedeva all’inizio la Russia?
 
Quando Putin ha ordinato l’invasione il 24 febbraio, l’obiettivo dichiarato era la “demilitarizzazione e denazificazione” dell’Ucraina. Affermando che “l’Ucraina non esiste, è sempre stata parte della Russia”, il capo del Cremlino lasciava chiaramente intendere di volerla annettere tutta o di volere installare a Kiev un governo fantoccio fedele a Mosca.
 
E cosa voleva l’Ucraina prima che iniziasse la guerra?
 
Kiev intendeva iniziare una richiesta di adesione alla Nato, richiesta che l’Alleanza atlantica non aveva escluso ma nemmeno incoraggiato o tantomeno accettato.
 
 
Quale era la situazione sul campo?
 
Nel 2014 la Russia aveva invaso e conquistato due territori dell’Ucraina abitati in larga maggioranza da ucraini di origine e lingua russa: la penisola di Crimea e parte del Donbass. Ne è risultato un conflitto che da allora ha fatto 14 mila morti. A livello nazionale, poco meno del 30 per cento degli ucraini sono di origine russa su una popolazione totale di 44 milioni di abitanti.
 
Cosa sarebbe disposta a concedere ora Mosca?
 
Dopo vari incontri fra le due delegazioni, le ultime indiscrezioni pubblicate oggi dal Financial Times, citando quattro fonti con diretta conoscenza dei colloqui, tra cui David Arakhamia, capo del partito di Zelensky nel Parlamento ucraino, dicono che una bozza di accordo non parla più di “demilitarizzazione” né di “denazificazione” (quest’ultima una richieste pretestuosa: non ci sono “nazisti” nel governo ucraino, il presidente Zelensky è di origine ebraica e parte della sua famiglia è scomparsa nell’Olocausto, l’estrema destra ha appena l’1 per cento di seggi in parlamento, assai meno di partiti analoghi in Francia e Germania).
 
 
E cosa è disposta a concedere Kiev?
 
Come già segnalato dallo stesso presidente Zelensky, l’Ucraina rinuncia a chiedere l’ingresso nella Nato, si impegna a non sviluppare armi nucleari e a non ospitare basi militari straniere sul suo territorio. In concreto, accetta di rimanere neutrale, o “non allineata”, dal punto di vista militare.
 
In cambio l’Ucraina ottiene qualche garanzia?
 
Sì. Come richiesto da Kiev, l’Ucraina otterrebbe garanzie di sicurezza simili all’articolo 5 della Nato (quello che impegna tutti i paesi membri a intervenire se uno di essi viene attaccato) da parte di Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Polonia, Israele, Turchia e, paradossalmente, anche dalla stessa Russia: in sostanza questi paesi promettono di difenderla se venisse di nuovo attaccata.
 
Dal punto di vista politico cosa prevede la bozza?
 
La possibilità per l’Ucraina di chiedere di aderire all’Unione europea: un punto importante, perché Kiev ha già manifestato l’intenzione di chiedere di entrare nella Ue. Vari paesi europei, Austria, Finlandia e Svezia, non appartengono alla Nato ma appartengono alla Ue.
 
Rimane la questione territoriale: cosa farebbe la Russia?
 
Dovrebbe ritirarsi alle posizioni che occupava prima che iniziasse l’invasione, abbandonando in sostanza tutta la fascia costiera lungo il mar Nero e limitandosi a continuare a occupare come prima la Crimea e parte del Donbass.
 
 
E come reagirebbe Kiev all’occupazione di Crimea e Donbass?
 
Si impegnerebbe a non cercare di riconquistarli con la forza, ma non riconoscerebbe l’annessione russa né della Crimea né del Donbass. Kiev riallaccerebbe la sua rete idrica alla Crimea come gesto umanitario. Il futuro status delle due regioni verrebbe lasciato a successivi negoziati d’alto livello fra le due parti.
 
Se a Istanbul venisse raggiunto un accordo su questi punti, quali sarebbero i passi seguenti?
 
Il primo passo sarebbe l’annuncio di un cessate il fuoco e di una intesa di massima per risolvere il conflitto. Se il cessate il fuoco tiene, i ministri degli Esteri dei due paesi si incontrerebbero poi per finalizzare documenti sulle garanzie di sicurezza e su questioni come la protezione della lingua russa in Ucraina. Questo incontro potrebbe essere seguito da un summit fra Putin e Zelensky. L’Ucraina intenderebbe poi chiedere l’approvazione dell’accordo finale alla propria popolazione in un referendum.
 
In definitiva, se questa bozza venisse approvata, quali sarebbero i punti più importanti ottenuti dalle due parti?
 
Mosca otterrebbe che l’Ucraina non entrerà nella Nato, in più si terrebbe de facto la Crimea e almeno una parte del Donbass (dove prima della guerra viveva circa il 10 per cento della popolazione ucraina). Kiev potrebbe entrare nella Ue, mantenere l’indipendenza, la democrazia e l’attuale governo, oltre a garanzie internazionali sulla propria sicurezza analoghe a quelle su cui contano i paesi della Nato.
 
Quale è il timore di fondo del negoziato?
 
Che Putin lo lasci andare avanti solo per guadagnare tempo, in attesa di rinforzi e di riprendere la guerra.
 
Ma quale è la speranza che il negoziato abbia un esito positivo?
 
Il fatto che le truppe di Mosca non solo non avanzano più ma stanno perdendo terreno e che, ogni giorno che passa, le forze ucraine sono meglio armate grazie agli aiuti militari occidentali. In altre parole alla Russia conviene arrivare a un accordo ora, prima di rischiare una sconfitta sul campo o di essere costretta a una tale escalation militare, per esempio con l’uso di armi chimiche, da rischiare l’intervento della Nato in difesa dell’Ucraina.