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Draghi chiama Putin. E lui: ora con l'Ucraina si inizia a ragionare

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Il premier sente per un’ora il leader russo: “Parliamo di pace”. La replica: prima non ci capivamo. Roma informa gli alleati. Previsti nuovi contatti. Sul gas Mosca cede: potete pagarlo in euro
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ROMA - Stavolta a Palazzo Chigi il video-collegamento è schermato. A chiamare è Mario Draghi. Dopo qualche secondo compare Vladimir Putin. È il primo contatto dall'inizio delle bombe in Ucraina. "Presidente - è l'esordio - la chiamo per parlare di pace". Va interpretato. L'obiettivo è testare la reale volontà dello Zar di avanzare nel negoziato. Saggiare i reali margini di trattativa, depurandola dalla polvere tossica della propaganda. "Quotare" le reali chance di pace.

Un'ora dopo, quando il contatto si interrompe, l'ex banchiere prende nota soprattutto di un ragionamento del leader russo, che può tradursi così: prima con Kiev parlavamo lingue diverse, adesso almeno iniziamo a ragionare. A capirsi ancora no, ma è già qualcosa. Nel corso della serata, vengono aggiornate le altre capitali alleate. Per una serie di incastri geopolitici - e dopo settimane vissute nella per…

ROMA - Stavolta a Palazzo Chigi il video-collegamento è schermato. A chiamare è Mario Draghi. Dopo qualche secondo compare Vladimir Putin. È il primo contatto dall'inizio delle bombe in Ucraina. "Presidente - è l'esordio - la chiamo per parlare di pace". Va interpretato. L'obiettivo è testare la reale volontà dello Zar di avanzare nel negoziato. Saggiare i reali margini di trattativa, depurandola dalla polvere tossica della propaganda. "Quotare" le reali chance di pace.

Un'ora dopo, quando il contatto si interrompe, l'ex banchiere prende nota soprattutto di un ragionamento del leader russo, che può tradursi così: prima con Kiev parlavamo lingue diverse, adesso almeno iniziamo a ragionare. A capirsi ancora no, ma è già qualcosa. Nel corso della serata, vengono aggiornate le altre capitali alleate. Per una serie di incastri geopolitici - e dopo settimane vissute nella periferia diplomatica - l'ex banchiere sembra potersi ritagliare un ruolo da mediatore. A metà strada nello spettro delle posizioni occidentali, può diventare uno dei possibili terminali nell'estenuante e drammatico gioco a scacchi dell'Ovest con Putin.


Quando si ritrova a discutere con lui, Draghi ha ancora negli occhi gli ultimi report delle intelligence alleate. Le informazioni raccolte sul terreno sull'andamento del conflitto rassicurano meno delle dichiarazioni pubbliche dopo il round di negoziati di Istanbul. Mosca ha appena ufficializzato un approccio scettico sul futuro delle trattative. Ecco allora la domanda del presidente del Consiglio, che è il quesito di Biden e degli altri membri del G7: quanto è sincero Putin, quanto c'è di vero nel dialogo, quanto sta bluffando?
"Parliamo di pace", dice Draghi. Putin prende in mano il dossier. Elenca. E lascia almeno qualche margine alla speranza, come se il negoziato non fosse soltanto scritto sulla sabbia. Di buono, sostiene, c'è che Zelensky ha accettato il tema della neutralità dell'Ucraina. Che ha riconosciuto alcune condizioni vincolanti, venendo incontro alle preoccupazioni di Mosca: niente Nato, nessuna base militare con soldati stranieri, esercitazioni dei militari ucraini vincolate al via libera dei Paesi garanti. Proprio il "gruppo di contatto" è l'altro punto non sgradito. Bisogna ragionare sulla composizione della squadra e la Russia pretende voce in capitolo. Draghi propone l'Italia tra i membri e ottiene la promessa che l'opzione sarà valutata. Sembra un cauto sì.



Il compito del capo dell'esecutivo è soprattutto quello di ascoltare. Anche per questo nel colloquio non sembra menzionare i corridoi umanitari a Mariupol, che pure ha a cuore. Offre però il suo impegno a "contribuire al processo di pace". In presenza, precisa, di "chiari segni di de-escalation da parte russa". Sollecita insomma un cessate il fuoco, o comunque un rallentamento dell'offensiva. Ne parlerà oggi, davanti alla stampa estera a Roma.

Ascoltare la cauta soddisfazione di Putin per i primi risultati al tavolo negoziale non significa abbandonare lo scetticismo alleato rispetto a una futura intesa. Il nodo dello status di Crimea e Donbass resta la principale complicazione. Il leader russo insiste, pretende. Non sembra una postura che promette sconti. È in fondo lo spettro indicato da Biden l'altro ieri nella call del Quint.


I missili continuano a essere lanciati, i civili a morire. E poi ci sono i tempi di un'eventuale tregua: la sensazione è che non siano affatto brevi. Devono consumarsi fatti, passaggi, probabilmente alcune vittorie militari. Un'enorme incognita. L'orizzonte minimo sembra quello della parata del 9 maggio, con cui la Russia celebra ogni anno la vittoria contro i nazisti. Ma non c'è garanzia che quanto pretenderà per allora Putin sia accettabile dall'Occidente.

Da pragmatico, Draghi registra gli avanzamenti e annota gli scogli. L'accordo con lo Zar è sentirsi periodicamente, una volta a settimana come accade con Macron e Scholz dall'inizio del conflitto. Ma di farlo solo in presenza di fatti concreti, nuovi, rilevanti. Uno, non trascurabile, viene incamerato durante la telefonata. Riguarda il gas. E sembra difendere una "terra di nessuno" sulla compravendita dell'energia come punto di incontro tra due debolezze: quella europea e quella russa.


Non è un caso che in poche ore Putin senta proprio Draghi e Scholz: sono i leader dei due Paesi più esposti sul fronte dell'approvvigionamento, quelli che più dipendono da Mosca. Acquistano ogni anno almeno 20 miliardi di metri cubi. Il russo illustra le ragioni della richiesta del pagamento in rubli. Si avventura nelle tecnicalità. Il presidente del Consiglio ascolta, senza esprimersi. Da quel che sembra emergere, le società europee potranno continuare a pagare in euro. Sarà poi Gazprombank - tenuto al riparo dalle sanzioni - a convertire queste risorse in rubli, fungendo da mediatore con i produttori. Cosa significa? Che per adesso il flusso di gas non si interrompe, con soddisfazione di Scholz. E che la Russia rinuncia al ricatto: i rubinetti resteranno aperti. Sono risorse fondamentali per Putin. È respiro per il rublo. Ma è anche garanzia di qualche settimana di tranquillità per l'Europa. È stato Biden, sul punto, a concedere una tregua agli alleati, con l'obiettivo di non fiaccare troppo i partner. Ma quanto prima tornerà alla carica: "Valutiamo ulteriori sanzioni", minaccia a sera la Casa Bianca. La Germania si prepara al duello.