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Boris Johnson avverte gli europei: "Sanzioni contro la Russia fino al loro ultimo soldato in Ucraina"

Per la prima volta il leader britannico pone un orizzonte, potenzialmente infinito, alle sanzioni: chiede la (improbabile) ritirata di Mosca anche dagli occupati Crimea e Donbass prima di allentare le restrizioni, mossa che potrebbe incontrare opposizione in Ue. L'Economist: l'Italia il Paese G7 economicamente più colpito dalla guerra
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LONDRA - Che gli Stati Uniti e il Regno Unito abbiamo sempre invocato maggiori sanzioni dell'Europa contro la Russia - vedi la diatriba dell'esclusione di Mosca dal circuito Swift - è un fatto risaputo: i due Paesi anglosassoni sono meno esposti dal punto di vista energetico ed economico allo zar Putin rispetto a Germania, Francia o Italia. Tuttavia, mercoledì il primo ministro Boris Johnson ha dato per la prima volta un orizzonte alle sanzioni contro la Russia, che non farà di certo piacere al resto dell'Europa continentale.

"Credo che dovremo aumentare ancora di più le sanzioni, e che dovranno esserci fino a quando l'ultimo soldato russo non avrà lasciato l'Ucraina", ha detto Johnson. Allora Tom Tugendhat, deputato conservatore e presidente della Commissione Esteri di Westminster che lo interrogava durante la rituale Liaison Committee in Parlamento, lo ha pressato: "Primo ministro, i russi devono lasci…

LONDRA - Che gli Stati Uniti e il Regno Unito abbiamo sempre invocato maggiori sanzioni dell'Europa contro la Russia - vedi la diatriba dell'esclusione di Mosca dal circuito Swift - è un fatto risaputo: i due Paesi anglosassoni sono meno esposti dal punto di vista energetico ed economico allo zar Putin rispetto a Germania, Francia o Italia. Tuttavia, mercoledì il primo ministro Boris Johnson ha dato per la prima volta un orizzonte alle sanzioni contro la Russia, che non farà di certo piacere al resto dell'Europa continentale.

"Credo che dovremo aumentare ancora di più le sanzioni, e che dovranno esserci fino a quando l'ultimo soldato russo non avrà lasciato l'Ucraina", ha detto Johnson. Allora Tom Tugendhat, deputato conservatore e presidente della Commissione Esteri di Westminster che lo interrogava durante la rituale Liaison Committee in Parlamento, lo ha pressato: "Primo ministro, i russi devono lasciare anche Crimea e Donbass prima di vedere allentate le sanzioni?". "Sì", risponde il leader, "fino all'ultimo. Un presunto cessate il fuoco non basta di certo". 

"Poi credo", ha aggiunto Johnson, "che vada totalmente ripensato il sostegno a Paesi come Georgia e Ucraina", sostituendo l'offerta della membership nella Nato con "un'architettura di sicurezza" fondata su forniture massicce di armi che scoraggino la Russia dall'invadere in futuro. E non, dunque, con un meccanismo automatico di difesa collettiva e comune, come in parte chiede Kiev. All'Ucraina, però, Johnson ha promesso nuove armi e anche mezzi come i Land Rover corazzati.

Se da un lato Paesi come Germania e Francia stanno valutando l'eventualità allentare le sanzioni contro la Russia in caso di un cessate il fuoco, le parole di Johnson sono significative. Perché allontanano di molto le fine delle sanzioni occidentali, idealmente fino a un tempo infinito, per sempre. Anche se Putin decidesse di rinunciare all'invasione dell'Ucraina, di certo non abbandonerà la Crimea e il Donbass occupati. I quali, nella logica di Johnson, andrebbero riconquistati per far terminare le sanzioni. Uno scenario alquanto improbabile.

La presa di posizione del primo ministro britannico sottolinea anche il solco tra i Paesi europei continentali e gli altri del G7, in termini di dipendenza dalla Russia. Lo si vede anche in uno studio dell'Economist Intelligence Unit pubblicato oggi, per cui il Paese che più soffrirà economicamente la guerra in Ucraina è l'Italia, con almeno l'1% del Pil in meno rispetto alle stime pre conflitto. 

La Germania invece sarebbe destinata a perdere lo 0,8%, la Francia lo 0,7%, mentre il Regno Unito solo lo 0,1%, il Giappone lo 0,2%, gli Stati Uniti lo 0,3% e il Canada addirittura non ha visto alterata la crescita post pandemia della propria economia. Segnale di una divisione sempre più sensibile, che potrebbe presto emergere nell'Occidente e diventare scontro. Nei dati dell'Economist Intelligence Unit si notano anche i catastrofici danni della guerra per l'Ucraina (quasi -50% di Pil) ma anche per la sanzionata Russia, -12,6%.