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Xi Jinping sdogana i talebani: "L'Afghanistan ha bisogno di aiuto, sosteniamo il suo perseguimento di pace, stabilità e sviluppo"

Una foto twittata dal profilo del ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov sulla riunione di Tunxi (ansa)
Non è ancora arrivato il riconoscimento formale del governo dei fondamentalisti di Kabul, ma alla riunione dei paesi confinanti la Cina enuncia i principi per garantirsi confini e affri sicuri
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PECHINO - "L'Afghanistan è un vicino comune e un partner di tutti i Paesi partecipanti, e noi formiamo una comunità con un futuro condiviso, legata dalle stesse montagne e fiumi, che sorgeranno e cadranno insieme”. Al di là del tocco poetico, il messaggio che questa mattina il presidente Xi Jinping ha inviato alla riunione ministeriale dei Paesi confinanti con la nazione governata dai talebani in corso a Tunxi, nella provincia cinese dell’Anhui, sottolinea un discreto sostegno ai fondamentalisti che dopo vent’anni di guerra si sono ripresi il Paese. “L’Afghanistan è arrivato a un punto critico di transizione dal caos all’ordine, ha urgente bisogno di sviluppo in molti settori. Un Afghanistan pacifico, stabile e prospero è l'aspirazione di tutto il popolo afgano. La Cina rispetta sempre la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Afghanistan, e si è…

PECHINO - "L'Afghanistan è un vicino comune e un partner di tutti i Paesi partecipanti, e noi formiamo una comunità con un futuro condiviso, legata dalle stesse montagne e fiumi, che sorgeranno e cadranno insieme”. Al di là del tocco poetico, il messaggio che questa mattina il presidente Xi Jinping ha inviato alla riunione ministeriale dei Paesi confinanti con la nazione governata dai talebani in corso a Tunxi, nella provincia cinese dell’Anhui, sottolinea un discreto sostegno ai fondamentalisti che dopo vent’anni di guerra si sono ripresi il Paese. “L’Afghanistan è arrivato a un punto critico di transizione dal caos all’ordine, ha urgente bisogno di sviluppo in molti settori. Un Afghanistan pacifico, stabile e prospero è l'aspirazione di tutto il popolo afgano. La Cina rispetta sempre la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Afghanistan, e si è impegnata a sostenere il suo perseguimento di pace, stabilità e sviluppo”, ha proseguito il leader cinese. 

Pechino non ha ancora riconosciuto ufficialmente il governo talebano insediatosi a Kabul, ma da mesi la diplomazia cinese si muove per rafforzare i legami con la nuova dirigenza. Soprattutto per garantire la propria stabilità ai confini e i propri affari. Kabul è stata una delle tappe del tour asiatico del ministro degli Esteri Wang Yi lo scorso giovedì. Tra i temi principali che il capo della diplomazia cinese ha affrontato con il suo omologo afgano c’è stato quello della riapertura della miniera di rame di Mes Aynak. Pechino, tramite il China Metallurgical Group, ottenne una concessione trentennale nel 2007, ma da molti anni i lavori sono fermi. Così come sono fermi quelli nell’impianto petrolifero di Amu Darya. 

Nella dichiarazione in otto punti appena firmata dai rappresentanti invitati a Tunxi non è sparita, tuttavia, la richiesta ai talebani di un governo il più inclusivo possibile. “Invitiamo la parte afgana a raggiungere la riconciliazione nazionale e l'unità interna attraverso il dialogo e la consultazione, costruire un governo inclusivo, moderato e prudente, e aderire al buon vicinato e all’amicizia”. Così come quella di tagliare con le organizzazioni terroristiche: “reprimerle risolutamente e infine eliminarle”, si legge nel documento. 

Stabilità è infatti la parola chiave per Pechino: per la sicurezza dei suoi confini e per continuare gli investimenti strategici della sua Via della Seta nel vicino Pakistan. Cina e Afghanistan condividono una frontiera lungo il Xinjiang - appena 76 km - ma delicatissima per le spinte secessioniste. Nonostante le collaborazioni militari con pachistani e tagiki lungo il corridoio del Wakhan, Pechino teme che la vittoria talebana possa rinvigorire i jihadisti uiguri dell’Etim. Quando il 28 luglio del 2021 - un mese prima che i talebani prendessero il potere - il ministro degli Esteri ha accolto a Tianjin il mullah Baradar, riconoscendo i talebani come “importante forza politica e militare”, ha chiesto in cambio sicurezza facendosi promettere “un taglio netto” proprio con l’Etim per evitare che l’Afghanistan diventi una base per azioni contro Pechino. Strategico poi è coinvolgere il Paese nel corridoio sino-pachistano (una rete di oleodotti, strade e centrali che collega Kashgar al porto di Gwadar e sulla quale Pechino ha investito 65 miliardi di dollari) per stringere ancora di più la sua alleanza con Islamabad e garantirsi dal nuovo governo a Kabul il supporto contro le forze secessioniste.

Nella dichiarazione del ministero degli Esteri cinese spazio anche alla ricostruzione, anche se l’onere dovrebbe spettare ad altri: “esortare gli Stati Uniti e l'Occidente ad adempiere seriamente alla loro responsabilità primaria per la ricostruzione e lo sviluppo dell'Afghanistan, restituire al più presto le proprietà del popolo afgano e opporsi al tentativo di creare caos e danneggiare la regione”. Gli Stati Uniti hanno congelato circa 9 miliardi di dollari in beni della banca centrale dopo che i talebani hanno preso il potere a Kabul l'anno scorso e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha poi ordinato che fossero divisi tra le vittime degli attacchi terroristici dell'11 settembre e gli aiuti umanitari.

Parallelamente alla riunione ministeriale di Tunxi (Russia, Cina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, i Paesi partecipanti) si sono conclusi i colloqui della cosiddetta Troika estesa: gli inviati per la questione afgana di Cina, Usa, Russia più il Pakistan.