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Guerra in Ucraina, perché l'attacco a Belgorod potrebbe accendere un nuovo fronte nel conflitto

In fiamme otto serbatoi di carburante nella città industriale ad appena 40 chilometri dal confine con l'Ucraina.
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Per la prima volta dall'inizio del conflitto in Ucraina, i russi denunciano un attacco sul loro territorio, a Belgorod, attribuendolo alle forze ucraine. Le notizie parlano di un incendio a otto serbatoi di petrolio scoppiato intorno alle 5 del mattino a Belgorod, una città industriale di 350 mila abitanti a 700 chilometri a sud-ovest di Mosca e ad appena 40 chilometri dal confine con l'Ucraina. È la prima volta che la Russia viene colpita all'interno dei suoi confini, un evento che potrebbe incidere profondamente sull'andamento del conflitto. "L'attacco ucraino a Belgorod, in Russia, peserà sui colloqui" di pace, ha detto il portavoce del Cremlino Peskov.

Secondo Vyacheslav Gladkov, governatore della regione di Belgorod, l'incendio sarebbe avvenuto "a seguito di un attacco aereo di due elicotteri delle forze armate ucraine, che sono entrati nel territorio della Russia volando a bassa quota". Il governatore afferma …

Per la prima volta dall'inizio del conflitto in Ucraina, i russi denunciano un attacco sul loro territorio, a Belgorod, attribuendolo alle forze ucraine. Le notizie parlano di un incendio a otto serbatoi di petrolio scoppiato intorno alle 5 del mattino a Belgorod, una città industriale di 350 mila abitanti a 700 chilometri a sud-ovest di Mosca e ad appena 40 chilometri dal confine con l'Ucraina. È la prima volta che la Russia viene colpita all'interno dei suoi confini, un evento che potrebbe incidere profondamente sull'andamento del conflitto. "L'attacco ucraino a Belgorod, in Russia, peserà sui colloqui" di pace, ha detto il portavoce del Cremlino Peskov.

Secondo Vyacheslav Gladkov, governatore della regione di Belgorod, l'incendio sarebbe avvenuto "a seguito di un attacco aereo di due elicotteri delle forze armate ucraine, che sono entrati nel territorio della Russia volando a bassa quota". Il governatore afferma che non ci sono vittime, ma rapporti iniziali indicavano che due dipendenti dell'impresa energetica che gestisce il deposito sono rimaste ferite. L'alto responsabile sostiene che il ministero per le situazioni di emergenza sta cercando di contenere le fiamme e che niente minaccia la popolazione. Altri rapporti provenienti da Belgorod, tuttavia, indicano il rischio che l'incendio si diffonda ad altri otto serbatoi nelle vicinanze, ciascuno dei quali con un volume di 2 mila metri cubi di petrolio.

In assenza di conferme dell'operazione da parte del governo di Kiev, non è possibile stabilire se le cose siano andate effettivamente così o se l'incendio abbia altre cause. Di certo c'è che le prime immagini da Belgorod circolate su Twitter e altri social media mostrano un denso fumo nero che si alza dai serbatoi, per cui il deposito è sicuramente in fiamme.

Due giorni fa erano circolate notizie non verificate di un altro attacco ucraino in territorio russo di poco oltre la frontiera, in questo caso pare a un deposito di munizioni. Se confermate, le due azioni rafforzano l'impressione di un contro attacco delle forze ucraine, che hanno riconquistato varie località nelle vicinanze di Kiev e lungo la costa del mar Nero. Stamane è giunta anche la notizia che l'Ucraina avrebbe ripreso il controllo della centrale nucleare di Chernobyl, conquistata nelle prime due settimane di guerra dalle forze russe: ieri si era saputo che vari soldati russi erano rimasti contaminati da radiazioni scavando trincee nella zona della centrale e sono stati rimpatriati.

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Ciononostante, citando rapporti di intelligence, la Nato avverte che la Russia ha raggruppato nuove forze nell'est dell'Ucraina e sta per lanciare una nuova offensiva. Tutto questo mentre proseguono in teleconferenza i negoziati fra le due parti e l'evacuazione di civili ucraini dalla città assediata di Mariupol, che ieri sembrava possibile per una tregua promessa da Mosca, rimane per il momento bloccata dalle forze russe. C'è da capire come reagirà ora il Cremlino all'attacco di Belgorod.