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La vittoria di Shindler, approvato il diritto di voto per gli inglesi all'estero: "Questa è democrazia"

La riforma votata dalla Camera dei Lord, dopo vent'anni di 'battaglia' del veterano ultracentenario. Che guarda con angoscia all'Ucraina: "Mi sembra di essere tornato ai giorni nei quali ci chiedevamo se morire per Danzica"
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“I diritti non si barattano, sono sacri”. Harry Shindler, 101 anni, alterna soddisfazione e angosce in questi giorni che stanno scuotendo le coscienze di buona parte del mondo. Soddisfazione perché una delle sue tante battaglie per i diritti, il voto degli inglesi residenti all’estero, ha raggiunto proprio nelle ultime ore l’obiettivo dopo vent’anni di impegno. Angoscia perché i venti di guerra che soffiano forti dall’Ucraina, lo riportano a quando, appena ventenne, partì da Londra per combattere il nazifascismo al fianco di altri milioni di giovani. Lo sbarco di Anzio, la liberazione di Roma, la campagna d’Italia: Harry c’era e oggi sente che per la prima volta da oltre ottanta anni in Europa l’ombra della guerra oscura l’animo: “Allora il dilemma era se bisognasse morire per Danzica, oggi temo che ci potremmo trovare davanti a un bivio analogo. Affermiamo di voler difendere la democrazia, ma poi i…

“I diritti non si barattano, sono sacri”. Harry Shindler, 101 anni, alterna soddisfazione e angosce in questi giorni che stanno scuotendo le coscienze di buona parte del mondo. Soddisfazione perché una delle sue tante battaglie per i diritti, il voto degli inglesi residenti all’estero, ha raggiunto proprio nelle ultime ore l’obiettivo dopo vent’anni di impegno. Angoscia perché i venti di guerra che soffiano forti dall’Ucraina, lo riportano a quando, appena ventenne, partì da Londra per combattere il nazifascismo al fianco di altri milioni di giovani. Lo sbarco di Anzio, la liberazione di Roma, la campagna d’Italia: Harry c’era e oggi sente che per la prima volta da oltre ottanta anni in Europa l’ombra della guerra oscura l’animo: “Allora il dilemma era se bisognasse morire per Danzica, oggi temo che ci potremmo trovare davanti a un bivio analogo. Affermiamo di voler difendere la democrazia, ma poi il fucile lo mettiamo in mano solo alla resistenza ucraina, in una guerra senza regole e, dunque, per certi versi più terribile di quella che ho combattuto io tanti anni fa”.

Shindler vive dagli anni Ottanta in Italia e dal nostro Paese ha avviato, guidato e finalmente realizzato l’idea di restituire il diritto di voto agli inglesi che vivono all’estero da più di quindici anni (si tratta di oltre tre milioni di persone), una possibilità che contrariamente ad altre nazioni (compresa l’Italia) nel Regno Unito non esiste. La proposta di modifica della legge è stata approvata nei giorni scorsi dalla Camera dei Lord dove sono stati respinti tutti gli emendamenti, ora verranno messi a punto i dettagli legali e poi il provvedimento tornerà alla Camera dei Comuni per lo scontato voto finale.

Shindler, che è l’iscritto al Labour più anziano ancora in vita, ha paradossalmente visto coronare la sua campagna sotto la bandiera dei conservatori, impegno preso direttamente dal premier Boris Johnson che aveva scritto più volte ad Harry: “Quando si tratta di diritti fondamentali, non esistono appartenenze politiche che tengano – racconta -. Pensare che il partito labourista aveva anche proposto lo scambio tra il sostegno a questa riforma e il progetto per il voto ai sedicenni. Ma i diritti non si barattano”.

Alle prossime elezioni politiche in Gran Bretagna, dunque, voteranno anche gli expat, nonostante il fuoco di sbarramento dei labouristi che hanno cercato in tutti i modi di frenare la riforma e che, è prevedibile, torneranno alla carica nei prossimi anni: “Il governo può spiegare – ha detto il liberaldemocratico Paul Scriven -  come tutto ciò sia equo? Le persone che non vivono qui da cinquanta anni avranno il diritto di votare e influenzare la politica del governo, possibilità negata invece ai cittadini stranieri che vivono e pagano le tasse nel Regno Unito”. Riflessione quanto meno curiosa nel Paese che con Brexit ha chiuso le sue porte. E proprio su questo Shindler ha un rammarico: “Se i tre milioni di inglesi all’estero avessero potuto votare al referendum, sicuramente l’uscita dall’Unione europea non sarebbe passata”.