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Ucraina, la madre simbolo di Mariupol ora accusa Kiev. “Un falso, è stata rapita dai russi”

Al centro della famosa foto nell’ospedale colpito da Mosca è riapparsa in una video-intervista usata dal Cremlino e dai complottisti
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LEOPOLI - Vi ricordate Marianna, la ragazza incinta fotografata stravolta a Mariupol, erano proprio i primi giorni di guerra. Scappava dall'ospedale appena bombardato dai russi, nessuno potrà dimenticare il suo sguardo. Una vittima, anche della grande recita che è la propaganda, lei ci è rimasta impigliata come in una ragnatela. Subito dopo quella foto famosa si era scoperto che era una influencer, una modella e blogger.


Un'attrice quindi, dichiararono i russi. Capace di recitare la parte della vittima, vestita e truccata da vittima, in un luogo che non era affatto stato bombardato, infatti le altre erano tutte comparse. Arrivarono poi nuove foto, lei con in braccio la neonata, in un letto di un altro ospedale ucraino e quindi molto spartano, sempre scarmigliata e sofferente. Ma viva, e neomamma. Poi è scomparsa dalla scena, poi è ricomparsa, ieri, in un video lanciato su Twitter dalla missione russa a Ginevra, il cui testo comincia cos…

LEOPOLI - Vi ricordate Marianna, la ragazza incinta fotografata stravolta a Mariupol, erano proprio i primi giorni di guerra. Scappava dall'ospedale appena bombardato dai russi, nessuno potrà dimenticare il suo sguardo. Una vittima, anche della grande recita che è la propaganda, lei ci è rimasta impigliata come in una ragnatela. Subito dopo quella foto famosa si era scoperto che era una influencer, una modella e blogger.


Un'attrice quindi, dichiararono i russi. Capace di recitare la parte della vittima, vestita e truccata da vittima, in un luogo che non era affatto stato bombardato, infatti le altre erano tutte comparse. Arrivarono poi nuove foto, lei con in braccio la neonata, in un letto di un altro ospedale ucraino e quindi molto spartano, sempre scarmigliata e sofferente. Ma viva, e neomamma. Poi è scomparsa dalla scena, poi è ricomparsa, ieri, in un video lanciato su Twitter dalla missione russa a Ginevra, il cui testo comincia così: "Vi ricordate Marianna?".



Ed ecco quindi la terza Marianna. I russi forniscono il riassunto della sua intervista: "Sono stati i soldati ucraini a occupare l'ospedale pediatrico. Non ci hanno dato nessun aiuto. Anzi, ci hanno portato via il cibo. E non c'è stato nessun attacco aereo. Inoltre, sul posto c'era un cameraman, quel 9 marzo". Un teatro, quindi, una volgare messinscena, e lo dice persino lei. Perciò questa versione sta vorticosamente girando su molti social italiani, complottisti e filoputiniani.



Ieri Bellingcat, il sito indipendente di inchieste, ha cominciato a lavorarci su, rilanciando così la denuncia dell'attivista olandese Thomas van Linge e scoprendo che la ragazza si trova attualmente nella Repubblica popolare del Donetsk filorussa (secondo altre fonti potrebbe essere più in là, in territorio russo), e quindi non libera. Van Linge sostiene che con il suo trasferimento sono stati violati gli accordi per l'evacuazione, che prevedono il trasferimento dei civili in territorio controllato dall'Ucraina. Il suo caso non è il solo, visto che migliaia di ucraini sono già stati portati a forza verso la Russia, e qualche giorno fa sono state diffuse delle foto che mostravano la distribuzione del pane: soldati russi che porgevano enormi pagnotte bianche a una fila di disgraziati ucraini (di cui bastava osservare lo sguardo, per capire molte cose).



Conviene quindi guardare il video. "Mi chiamo Marianna Vishegirskaya, prima della guerra vivevo nel Donetsk, a Makeevka, e sono sposata. Prima della quarantena mi sono trasferita a Mariupol", e qualche giorno prima del parto, eccola cercare un ospedale per far nascere la figlia, "i mariti di noi donne incinte vivevano nel seminterrato dell'ospedale, e avevano organizzato delle cucine da campo per strada", visto che l'ospedale non aveva più elettricità e nemmeno acqua. In queste condizioni precarie, cucinavano quello che potevano, "e i soldati ucraini non ci hanno mai aiutato, in niente. Una volta sono venuti a chiedere cibo, e alla risposta "il cibo serve alle donne", dissero che loro non mangiavano da 5 giorni. Quindi, che gli uomini cucinassero qualcos'altro".


Marianna non appare affatto tranquilla mentre racconta, anzi addirittura affannata fin dall'inizio, in una intervista che presenta evidenti tagli da regista. "Quando ci fu l'esplosione, tutto era calmo. Noi donne stavamo parlando del programma sociale di maternità. Poi ci fu la seconda esplosione. D'istinto mi misi un piumino sulle spalle, i vetri rotti mi ricoprirono, avevo un piccolo taglio sul naso e altre ferite sulla fronte. Andammo nel sotterraneo, e la domanda di tutti era: è stato un attacco aereo? No, perché non avevamo sentito arrivare nessun aereo". Poi Marianna guarda fuori da una finestra e vede "un soldato con l'elmetto, e una telecamera in mano. Gli dissi di smettere di filmare, perché non era il momento giusto, e lui disse ok". Lo rivede qualche minuto più tardi, di nuovo sta filmando, altre persone gli dicono di smettere. Il marito rivede quell'uomo il giorno dopo, e "lo riconosce come reporter dell'Associated Press". Ce ne sono altri, e "erano lì fin dall'inizio". "Hanno detto che ero io la donna sdraiata sulla barella, sotto lo stesso piumino ma con vestiti diversi. Ma non ero io. Era quella donna che poi è morta", e qui Marianna piange.

Il giornale ucraino online Obozrevatel sostiene che la ragazza è stata rapita dai russi, e che i parenti avevano chiesto che venisse portata nel territorio controllato dagli ucraini proprio per evitare quello che sembra essere successo. Trasformata in attrice della propaganda, obbligata a fornire una versione che ai russi fa comodo: c'erano gli ucraini, nell'ospedale, non i russi. E c'erano dei fotografi americani, era tutto preparato. Dimenticando di aver, i russi, già confermato quel bombardamento, e di averlo giustificato con la presenza in loco del battaglione Azov. Per poi smentirsi, "sono stati gli ucraini". Ma se qualcuno ha dei dubbi, ecco Marianna, seduta su quel divano beige in chissà quale casa, sicuramente non una casa ucraina.