Il segretario di Wojtyla: "Che bello che il Papa progetti di andare a Kiev. Un viaggio importante e delicato"
di Orazio La Rocca , di Orazio La RoccaCITTA' DEL VATICANO - “Che bello! Che bello!...”, ripete più volte il cardinale Stanislao Dziwicsz, arcivescovo emerito di Cracovia (Polonia), appena apprende che papa Francesco sta “seriamente” pensando di fare un viaggio in Ucraina per portare la sua personale solidarietà alla popolazione oppressa dalla guerra di Putin e tentare di arrivare ad un immediato cessate il fuoco. Una notizia che il porporato – storico segretario personale di Giovanni Paolo II ed ora punto di riferimento per l'accoglienza in Polonia dei profughi ucraini - accoglie con parole entusiastiche ed espressioni di “compiacimento” perché – confida a Repubblica - “fermamente convinto che tutto quello che il Santo Padre ha fatto e che potrà fare per portare la pace in Ucraina è ben fatto. Per questo dobbiamo essergli profondamente grati”.
CITTA' DEL VATICANO - “Che bello! Che bello!...”, ripete più volte il cardinale Stanislao Dziwicsz, arcivescovo emerito di Cracovia (Polonia), appena apprende che papa Francesco sta “seriamente” pensando di fare un viaggio in Ucraina per portare la sua personale solidarietà alla popolazione oppressa dalla guerra di Putin e tentare di arrivare ad un immediato cessate il fuoco. Una notizia che il porporato – storico segretario personale di Giovanni Paolo II ed ora punto di riferimento per l'accoglienza in Polonia dei profughi ucraini - accoglie con parole entusiastiche ed espressioni di “compiacimento” perché – confida a Repubblica - “fermamente convinto che tutto quello che il Santo Padre ha fatto e che potrà fare per portare la pace in Ucraina è ben fatto. Per questo dobbiamo essergli profondamente grati”.
Cardinale Dziwicsz, il viaggio non è stato ancora deciso. Per la prima volta il Papa, ieri mattina in volo verso Malta, ha confermato ai giornalisti che in Vaticano si sta valutando la possibilità di un suo pellegrinaggio a Kiev, confermando le voci che da qualche giorno circolavano Oltretevere.
"Non è poco. E' una conferma importante. Una notizia bellissima per tanti motivi. In attesa dell'annuncio ufficiale, intanto il Santo Padre ha fatto sapere che lui sta effettivamente pensando di andare là, in Ucraina, a Kiev, dove la popolazione sta soffrendo e ha bisogno della sua paterna presenza. Con lo spirito è già lì e non può che fare piacere. La gente, oltre naturalmente alle istituzioni civili ed ecclesiastiche, lo avverte, sentono che il Papa fin dall'inizio del conflitto è in mezzo a loro come un padre che sta accanto ai propri figli che stanno soffrendo ingiustamente”.
In Vaticano non tutti sono d'accordo sulla presenza del Pontefice in una Ucraina bombardata dall'esercito russo. Ma Papa Francesco vuole andare e lo ha fatto capire pubblicamente. Lei, eminenza, è stato sempre vicino a papa Wojtyla nei suoi viaggi in Italia e all'estero, anche in zone di guerra. Cosa va messo a punto, specialmente dal punto di vista della sicurezza, per permettere a papa Bergoglio di recarsi tra gli ucraini?
“Sicuramente non sarà un pellegrinaggio apostolico come tutti gli altri. E' un viaggio molto delicato, per tanti aspetti pericoloso, che va preparato con grande attenzione. Gli aspetti da considerare sono tanti. Non sta a me indicarli. Sono certo che i collaboratori del Santo Padre, specialmente quelli che tecnicamente sono preposti a mettere a punto tutti gli aspetti organizzativi del viaggio e della presenza del Santo Padre a Kiev in sintonia con le autorità ucraine, sanno benissimo cosa fare. Comunque non penso proprio che potrebbero essere le bombe a fermare il Papa. L'arma della fede fa miracoli”.
Come è stata accolta la notizia sul possibile viaggio di papa Francesco in Ucraina?
“Qui in Polonia, a Cracovia e sicuramente in tutte le altre città dove finora si sono rifugiati circa 2 milioni e mezzo di profughi ucraini in gran parte donne, bambini ed anziani, le parole del Papa hanno portato una ventata di gioia e di entusiasmo indescrivibile. Malgrado la neve che ha coperto gran parte del Paese, l'annuncio del Santo Padre ha riscaldato i cuori di tutti, ha ridato speranza e gioia. Non solo qui in Polonia, ma nella stessa martoriata Ucraina e in tutto il mondo tra quanti sono in attesa della fine di questa ingiustificata guerra e di tutte le altre guerre dimenticate”.
Al di là della solidarietà per la popolazione sofferente e degli appelli alla pace, la presenza di Bergoglio a Kiev potrebbe veramente portare alla fine della guerra?
“Il Santo Padre, come i suoi predecessori, è un uomo di pace. E lui sa benissimo che la pace va promossa e 'portata' in particolare dove ce n'è più bisogno. In questo momento è l'Ucraina ad averne più bisogno. E il Papa lo sa benissimo e per questo vuole andarci, perché sente che la sua presenza è necessaria là. Per il resto, occorre pregare, chiedere a Dio il dono della pace e la speranza che tocchi i cuori di tutti gli uomini, specialmente di quelli che bombardano. Non a caso il Santo Padre prega e pregherà per tutti i popoli che soffrono per le guerre, a partire dall'Ucraina ed anche dalla popolazione russa”.
La Polonia già ospita quasi due milioni e mezzo di ucraini. Se non si ferma la guerra potrebbero aumentare. I polacchi ce la faranno? Lei non è preoccupato?”.
“Siamo cristiani. E' nostro dovere aiutare chi soffre, chi è nel bisogno, specialmente chi scappa dalle guerre. Ora sono gli ucraini ad avere bisogno di noi e di tutti gli altri Paesi che, come la Polonia, offrono loro ospitalità ed aiuti. Come cristiani ce lo impone il Vangelo, ce lo chiede Gesù Cristo. Per questo non posso farmi condizionare dalle preoccupazioni, pur consapevole delle tante sofferenze che la guerra sta provocando all'Ucraina e delle improvvise difficoltà a cui sono andati incontro i Paesi che hanno aperto le porte per accogliere i profughi. E' il Vamgelo di Cristo che celo chiede e noi cristiani dobbiamo solo rispondere col cuore e con l'anima”.