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Il trionfo di Orban: “Ho vinto contro tutti, compreso Zelensky”

Il premier ungherese Viktor Orban (reuters)

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BUDAPEST - Viktor Orban ha stravinto le elezioni. A metà dello spoglio, ieri sera, il suo partito Fidesz era dato al 54% dei voti, contro il 33% dell’opposizione guidata da Peter Marki-Zay. “Abbiamo vinto”, ha tuonato il premier ungherese, “contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino”. Fidesz potrebbe conquistare la maggioranza dei due terzi del Parlamento.

“Purtroppo, è una buona notizia per Putin. Siamo diventati il suo cavallo di Troia in Europa. E ci stiamo trasformando sempre di più in un’autocrazia asservita alla Russia”. Fa impressione sentire Marton Gyongyosi, vicepresidente di Jobbik, il partito di destra che per anni è stato alleato di Orban, lanciare l’allarme sulla deriva autoritaria del premier. In serata, mentre l’Europa assiste col fiato sorpreso alle elezioni più cruciali dall’invasione dell’Ucraina,…

BUDAPEST - Viktor Orban ha stravinto le elezioni. A metà dello spoglio, ieri sera, il suo partito Fidesz era dato al 54% dei voti, contro il 33% dell’opposizione guidata da Peter Marki-Zay. “Abbiamo vinto”, ha tuonato il premier ungherese, “contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino”. Fidesz potrebbe conquistare la maggioranza dei due terzi del Parlamento.

“Purtroppo, è una buona notizia per Putin. Siamo diventati il suo cavallo di Troia in Europa. E ci stiamo trasformando sempre di più in un’autocrazia asservita alla Russia”. Fa impressione sentire Marton Gyongyosi, vicepresidente di Jobbik, il partito di destra che per anni è stato alleato di Orban, lanciare l’allarme sulla deriva autoritaria del premier. In serata, mentre l’Europa assiste col fiato sorpreso alle elezioni più cruciali dall’invasione dell’Ucraina, parliamo con l’europarlamentare della forza politica che ha cambiato campo per allearsi con altri cinque partiti dell’opposizione e battere il premier più filorusso e filocinese d’Europa.

“Adesso - conclude amareggiato Gyongyosi - i nostri unici amici saranno la Serbia e la Russia. Persino i Paesi Visegrad e in particolare la Polonia, storica alleata, ci hanno voltato le spalle. Siamo sempre più soli. In Europa e nella Nato”. Oltretutto, nei giorni in cui Budapest l’ultimo incredibile scandalo che ha travolto il governo Orban è sulla bocca di tutti. Da anni il ministero degli Esteri magiaro è stato penetrato da spie russe. “Vuol dire che da anni - spiega l’europarlamentare di Jobbik - i documenti, i segreti che dividiamo con la Ue e la Nato sono finiti nelle mani di Putin. Una tragedia”.

La ‘neutralità’ di Orban sull’invasione dell’Ucraina, le sue insolenze sugli ucraini che “non possono chiederci di andare contro i nostri interessi”,  non sono riuscite a smuovere il Paese neanche nelle ore drammatiche della scoperta dell’eccidio di Bucha. E neanche dopo un ultimo appello diretto che il presidente ucraino Zelensky ha rivolto agli ungheresi per cacciare “l’unico che sostiene Putin”. Su molti ungheresi sembra aver fatto breccia la propaganda bugiarda del premier, che ha sostenuto che l’opposizione avrebbe trascinato l’Ungheria in guerra. 

Ma la sconfitta dell’alleanza guidata da Peter Marki-Zay si spiega anche con una legge elettorale che rende quasi impossibile battere Orban. Per conquistare la maggioranza dei seggi, l’opposizione avrebbe dovuto superare di 5-6 sei punti Fidesz. E poi ci sono i sospetti brogli, le schede bruciate trovare in Romania: la polizia ne ha attribuito molte all’opposizione. "Ci auguriamo che la nostra vittoria non dipenda da questi voti, perché potrebbero causare una crisi costituzionale ” ha avvertito Marki-Zay. Oltretutto i brogli potrebbero riguardare anche collegi ungheresi: Hungarian Civil Liberties Union ha denunciato che a Hortobagy il governo locale avrebbe organizzato autobus per portare la gente a votare.

Ma Orban ha anche sfruttato un’altra arma che controlla come pochi in Europa: la stampa. “Ormai sono 500 i media in mano governativa”. La battaglia è stata dura anche a Budapest, ci racconta la vicesindaca Kata Tutto. Per l’esponente socialista una delle chiavi del lungo regno di Orban è stato il progressivo azzeramento della stampa libera. “Il premier controlla ormai quasi tutta la stampa locale e nazionale, oltre ai media pubblici”. Sugli schermi scorrono le immagini del sito “Partizan”, una delle pochissime realtà indipendenti sopravvissute all’epurazione orbaniana. “Da oggi - conclude amara la vicesindaca - rischiamo di perdere per sempre la nostra democrazia”.