Mosca, le smentite contraddittorie dei crimini in Ucraina pensate per convincere i russi
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciNel goffo tentativo di allontanare ogni responsabilità per l’eccidio di Bucha, la macchina della propaganda sta saturando il web di dubbi e sospetti sulle foto e i video dell’orrore alle porte di Kiev
KIEV - Una goccia di fango fa traboccare il vaso delle fake news russe. Nel goffo tentativo di allontanare ogni responsabilità per l’eccidio di Bucha, la macchina della propaganda sta saturando il web di dubbi e sospetti sulle foto e i video dell’orrore alle porte di Kiev. Spacciano una macchia sul parabrezza di un fuoristrada per il braccio di un cadavere che, come Lazzaro, resuscita un attimo dopo il passaggio della telecamera dell’emittente ucraina Espreso. «Vedete, sono tutti attori», hanno detto, sulle prime. Salvo poi impiccarsi a una seconda versione, del tutto opposta e rilanciata da popolari conduttori nelle tv di Stato: «Sono effettivamente cadaveri ma di persone che collaboravano con le nostre truppe, sono stati i nazionalisti ucraini a ucciderli».
Del tappeto di corpi bruciati, sventrati, torturati, con le mani legate dietro la schiena e le ginocchia frantumate da colpi di fucile, il ministro degli Esteri russ…
KIEV - Una goccia di fango fa traboccare il vaso delle fake news russe. Nel goffo tentativo di allontanare ogni responsabilità per l’eccidio di Bucha, la macchina della propaganda sta saturando il web di dubbi e sospetti sulle foto e i video dell’orrore alle porte di Kiev. Spacciano una macchia sul parabrezza di un fuoristrada per il braccio di un cadavere che, come Lazzaro, resuscita un attimo dopo il passaggio della telecamera dell’emittente ucraina Espreso. «Vedete, sono tutti attori», hanno detto, sulle prime. Salvo poi impiccarsi a una seconda versione, del tutto opposta e rilanciata da popolari conduttori nelle tv di Stato: «Sono effettivamente cadaveri ma di persone che collaboravano con le nostre truppe, sono stati i nazionalisti ucraini a ucciderli».
Del tappeto di corpi bruciati, sventrati, torturati, con le mani legate dietro la schiena e le ginocchia frantumate da colpi di fucile, il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov sostiene che si tratti di una messinscena allestita dagli stessi ucraini dopo il ritiro delle truppe avvenuto il 30 marzo. Le immagini satellitari pubblicate dal New York Times dimostrano invece che i cadaveri erano nelle strade di Bucha ben prima di quella data. Viene da domandarsi quale credibilità possano avere le parole di Lavrov, un uomo che ancora il 23 febbraio scorso giurava che non avrebbero invaso. «Le versioni ridicole del Cremlino non meritano neanche una smentita», dice a Repubblica, Vadym Denysenko, advisor del ministro dell’Interno ucraino. «Loro parlano ai loro, per mantenere saldo il fronte interno. Per questo abbiamo aperto il canale Telegram “Come back alive” in cui postiamo le foto dei soldati russi morti, così che le loro mamme e i loro figli abbiano almeno la possibilità di sapere cosa gli è accaduto».
Negare tutto, finanche l’evidenza, è un trito canovaccio a cui Putin e il suo governo hanno abituato il mondo. Se fosse per lui neanche potremmo parlare di guerra o di invasione, al massimo di una legittima operazione speciale di denazificazione. Fabbricare spericolate narrazioni alternative è un’altra delle specialità della casa. Al secondo giorno di conflitto fonti ministeriali di Mosca avevano diffuso la notizia falsa secondo cui l’intera aviazione e la contraerea ucraina erano già state annientate. Il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, accreditava nel frattempo la tesi che Zelensky fosse fuggito in Polonia. Smentito nel più banale dei modi da un selfie del presidente scattato davanti a palazzo Mariinskij, sua residenza a Kiev. Anche le teorie più strampalate trovano ascolto nella patria della verità unica. Come quella dell’ambasciatore Vasily Nebenzya, che davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu svela un piano segreto di Kiev per contagiare i russi con armi biologiche da diffondere con uccelli migratori, pipistrelli e insetti.
Marina Avdeeva, direttrice della European Expert Association, think tank di Kharkiv che si occupa di sicurezza internazionale e di disinformazione, nota un errore di prospettiva degli osservatori occidentali. «Ai vostri occhi appaiono inverosimili esercizi di ribaltamento della realtà, e in effetti lo sono, però la propaganda del Cremlino non cerca di convincere voi ma il popolo russo. Crea bugie colossali per propinarle ai propri cittadini. Esattamente come faceva Goebbels nel regime nazista».
Viene bombardato il teatro di Mariupol con centinaia di sfollati dentro e le scritte “bambini” ben visibili dall’alto: da Mosca prima sostengono che è stato colpito perché lì si nascondeva il battaglione Azov, poi negano di essere gli autori dell’attacco. Lo stesso per l’ospedale ridotto in macerie. «C’era l’Azov«, si giustificano, mentre donne incinte terrorizzate e ferite vengono portate via dai soccorritori.
Diceva ieri, su Rossia-1, il famoso anchorman Vladimir Solovyov: «Con Bucha giocano la carta Srebrenica, ma è una provocazione inventata coi britannici». E di giochi con le carte dalle parti del Cremlino ne sanno qualcosa. Ne hanno estratta una notevole dal cilindro: un presunto certificato del governo di Kiev che attesta il conferimento di medaglie al valor militare “ai soldati che hanno invaso la Crimea”. Apparso sul web e sui media. In calce, il documento riporta la sigla del presidente, “V.A. Zelensky”. Peccato però che in ucraino il secondo nome si scriva con la “o”, Oleksandrovych. Aleksandrovich, con la “a”, è come lo scrivono a Mosca.