Shanghai resta chiusa: l'ondata di Covid non si ferma. Casi di bambini separati dai genitori
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Chiusa, ancora, fino a data da destinarsi. Il lockdown in due fasi - prima la parte est di Pudong e poi quella ovest di Puxi - sarebbe dovuto finire questa mattina. Invece a Shanghai, la capitale finanziaria della Cina, epicentro di questa nuova ondata di Covid, i casi continuano a salire: dopo i circa 9mila di ieri, quelli di oggi hanno superato i 13mila (13.086 asintomatici e 268 sintomatici). E così la metropoli da 25 milioni di abitanti, dopo i tamponi a tappeto per tutti, resta chiusa.
In queste ore si stanno rivedendo scene che ricordano quelle di due anni fa: già 38mila tra medici, personale sanitario e militari sono arrivati i…
PECHINO - Chiusa, ancora, fino a data da destinarsi. Il lockdown in due fasi - prima la parte est di Pudong e poi quella ovest di Puxi - sarebbe dovuto finire questa mattina. Invece a Shanghai, la capitale finanziaria della Cina, epicentro di questa nuova ondata di Covid, i casi continuano a salire: dopo i circa 9mila di ieri, quelli di oggi hanno superato i 13mila (13.086 asintomatici e 268 sintomatici). E così la metropoli da 25 milioni di abitanti, dopo i tamponi a tappeto per tutti, resta chiusa.
In queste ore si stanno rivedendo scene che ricordano quelle di due anni fa: già 38mila tra medici, personale sanitario e militari sono arrivati in città da altre 15 regioni del Paese per combattere “la guerra contro il virus”. La più grande operazione medica a livello nazionale dalla chiusura di Wuhan all'inizio del 2020, come scrivono i media statali. All’epoca nella città dello Hubei ne furono mandati 42mila.
Decine di migliaia di residenti sono stati già spediti nelle strutture per la quarantena, soprattutto nei padiglioni dell’ex zona Expo, dove i cinesi iniziano a lamentarsi: disorganizzazione, mancanza di aiuto, a volte non c’è acqua per lavarsi, i bambini vengono separati dai genitori, asintomatici messi assieme ai sintomatici. Un residente ha raccontato ad un giornale locale che la struttura dove si trova è stata ricavata da un container ed è stato costretto a dormire sul pavimento assieme ad altre dieci persone. Da giorni in città circolano voci su casi e decessi non segnalati nelle strutture di assistenza agli anziani. Crescono le chiamate ai centri di salute mentale. Chi soffre di altre malattie spesso non viene ammesso in ospedale: la settimana scorsa è morta un’infermiera di asma, dopo che le era stato negato il ricovero nell’ospedale dove lavorava. Anche tra chi sta chiuso in casa, ad aspettare gli ordini delle autorità, cresce l’insofferenza: molti sui social lamentano di non avere abbastanza da mangiare e di non riuscire ad ordinare cibo online.
Una situazione che sta testando la strategia del governo: la tolleranza zero contro il Covid per eliminare i focolai appena si verificano. Che fino ad ora ha tutto sommato funzionato, ma che le nuove varianti di Omicron stanno mettendo a dura prova. Il Partito va avanti per la propria strada: sabato, in visita in città, la vicepremier Sun Chunlan ha sottolineato che la strategia zero-Covid non è in discussione. L’ondata a Shanghai è dominata dalla sottovariante Omicron BA.2, più veloce nel diffondersi. “Molti operatori sanitari - scrive la rivista Caixin - stanno affrontando un nemico completamente nuovo con vecchie armi che hanno perso la loro efficacia”. A Suzhou, non lontano da Shanghai, è stata identificata un’ulteriore sottovariante: la BA1.1. Una fase in cui si inizierà a “convivere con il virus” è al momento fuori discussione. Il governo a Pechino ha bene in mente la situazione ad Hong Kong, dove nelle ultime settimane i decessi hanno superato gli 8mila, soprattutto tra gli anziani non vaccinati: facendo le proporzioni con la Cina continentale potrebbe significare, secondo il pensiero dei dirigenti comunisti, decine di migliaia di morti. Le critiche, dagli scienziati, però non mancano. Nel weekend sui social sono circolate le registrazioni tra un paziente e Zhu Weiping, dottoressa del centro di prevenzione delle malattie di Pudong, Shanghai. "Ci stanno facendo impazzire", dice Zhu, secondo le registrazioni circolate online. "Nessuno ascolta i professionisti. Ora questa malattia è diventata un virus politico, con tante risorse spese. È la prevenzione dell'influenza. Quale paese vedi prevenire un'influenza come questa?".
Intanto i regolatori cinesi hanno dato l’ok a CanSino e Cspc affinché portino avanti i loro test clinici per i vaccini con tecnologia mRna (che nella Cina continentale non sono disponibili). La Cina ha finora fatto affidamento sui vaccini con tecnologia sul virus inattivato. E un gruppo di scienziati dell’Università di Pechino, dell’Accademia cinese delle scienze mediche e del Peking Union Medical College di Pechino sta sperimentando un nuovo siero a Rna circolare. Venerdì scorso, durante il meeting Ue-Cina, l’Unione europea ha promesso di condividere le proprie informazioni sui vaccini mRna. L’87% dei cinesi è oggi vaccinato e già un terzo della popolazione ha già ricevuto il richiamo. Il problema riguarda invece gli anziani. Soltanto la metà degli over 80 ha ricevuto due dosi e meno del 20% ha fatto il richiamo. Secondo i dati della Commissione nazionale sulla salute, ci sono ancora 52 milioni di persone oltre i 60 anni che non hanno completato il ciclo di vaccinazioni. I vaccini cinesi (nonostante la protezione inferiore rispetto a quelli occidentali) hanno in ogni caso funzionato bene per prevenire stadi gravi della malattia e la morte, ma “non sono sufficienti per battere la variante Omicron”, ha dichiarato Ding Sheng, preside della Scuola di Scienze Farmaceutiche dell'Università Tsinghua di Pechino.
Casi, pochissimi, anche nella capitale Pechino. Che in ogni caso da giorni ha iniziato a chiudere chirurgicamente strade e palazzi residenziali dove vengono trovati dei postivi. Dieci quelli segnalati ieri, otto dei quali nel distretto di Chaoyang, tutti legati ad un negozio che importa vestiti dalla Corea del Sud. Le autorità continuano a dire, come fanno da mesi, di non lasciare la città se non strettamente necessario.