Sondaggi Francia, Le Pen può vincere le elezioni e battere Macron?
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - A quattro giorni dal voto per la presidenziale francese, tutti gli istituti di sondaggi registrano un’ascesa di Marine Le Pen e un calo di Emmanuel Macron. Lo conferma Brice Teinturier, direttore dell'istituto Ipsos che pubblica dei rolling quotidiani con le ultime proiezioni in vista del primo turno di domenica.
Il ballottaggio tra Le Pen e Macron è ormai scontato?
“Lo scenario non è completamente stabilizzato, ma sta diventando più chiaro. C'è una crescita delle intenzioni di voto in favore di Le Pen, che va di pari passo con la battaglia che ha vinto su Eric Zemmour. Retrocedendo Zemmour al 10-12%, recupera un numero sufficiente di elettori per essere intorno al 20% e in fase ascendente. Quindi sono segnali che vanno in favore dell'ipotesi Le Pen al secondo turno. Le intenzioni di voto nei confronti di Macron, invece, si stanno erodendo e scendono intorno al 27%. Ricordiamo che all'inizio della guerra in U…
PARIGI - A quattro giorni dal voto per la presidenziale francese, tutti gli istituti di sondaggi registrano un’ascesa di Marine Le Pen e un calo di Emmanuel Macron. Lo conferma Brice Teinturier, direttore dell'istituto Ipsos che pubblica dei rolling quotidiani con le ultime proiezioni in vista del primo turno di domenica.
Il ballottaggio tra Le Pen e Macron è ormai scontato?
“Lo scenario non è completamente stabilizzato, ma sta diventando più chiaro. C'è una crescita delle intenzioni di voto in favore di Le Pen, che va di pari passo con la battaglia che ha vinto su Eric Zemmour. Retrocedendo Zemmour al 10-12%, recupera un numero sufficiente di elettori per essere intorno al 20% e in fase ascendente. Quindi sono segnali che vanno in favore dell'ipotesi Le Pen al secondo turno. Le intenzioni di voto nei confronti di Macron, invece, si stanno erodendo e scendono intorno al 27%. Ricordiamo che all'inizio della guerra in Ucraina era salito ad un livello molto alto”.
Jean-Luc Mélenchon potrebbe sorprendere tutti e arrivare al secondo turno?
“Sta progredendo anche lui, ma rimane molto sotto Le Pen. È tre o quattro punti indietro. Ha ancora qualche spazio di crescita: potrebbe prendere voti al comunista Fabien Roussel e all'ecologista Yannick Jadot. Forse anche nel bacino degli astensionisti. Ma Le Pen è in uno slancio favorevole da alcune settimane e i nostri indicatori mostrano che è in ottima forma nell'opinione, con alcuni marcatori che le sono favorevoli”.
Quali sono i marcatori favorevoli di cui parla?
“Agli occhi di una parte dei francesi appare meno pericolosa, meno estrema e disposta a cambiare davvero le cose. Sono tre marcatori importanti. Inoltre dispone di una riserva di voti che non aveva nel 2017. C'è un'estrema destra al 32-33%, unendo voti Le Pen, Zemmour e Dupont-Aignan. Rispetto a cinque anni fa, Le Pen potrebbe avere una base molto più forte nel ballottaggio”.
Una vittoria di Le Pen è possibile?
“Non mi piace parlare del secondo turno quando non si è ancora svolto il primo turno. Le intenzioni di voto possono cambiare considerevolmente da lunedì prossimo in poi. Macron sarà qualificato per il ballottaggio, ne sono convinto. Ma potrebbe avere una percentuale di voti inferiore a quanto previsto. È un dato che conterà. Bisognerà vedere come si comporteranno gli elettori di sinistra, soprattutto i mélenchonisti. Oggi, uno su due dice che resterebbe a casa, poco più del 20% sostiene che voterebbe per Macron e la stessa percentuale per Le Pen. Per quanto riguarda gli elettori di Valérie Pécresse, la metà è divisa tra l'astensione e il voto per Le Pen, e l'altra metà è per Macron”.
Può nascere un asse populista, con gli elettori di Mélenchon che si uniscono a quelli di Le Pen?
"Gli elettori di Mélenchon non hanno le stesse preoccupazioni di quelli di Le Pen. Naturalmente condividono un'opposizione al sistema e una sfiducia nelle élite, ma non hanno la lotta contro l’immigrazione tra le loro priorità, hanno un atteggiamento di fiducia verso gli altri, mentre gli elettori di estrema destra sono molto più diffidenti, non solo verso gli stranieri. Quindi non ci sono gli stessi sistemi di rappresentanza né le stesse aspettative. La cosa diversa oggi è piuttosto la debolezza della destra governativa, accompagnata a frange radicalizzate. Quando la destra è debole, l'estrema destra è forte".
Perché Zemmour si è improvvisamente sgonfiato?
“Con una certa rigidità di pensiero, si è conquistato un'immagine inquietante mentre il contrario è successo a Le Pen. Anche nel Rassemblement National, un terzo degli elettori dice che non voterà per Zemmour in nessun caso perché è antipatico. Al livello di contenuti non ha saputo parlare del potere d'acquisto, diventato un problema centrale per i francesi. E infine sulla guerra in Ucraina, mentre Le Pen ha capito subito che i francesi erano massicciamente a favore dell'accoglienza dei profughi, anche tra i suoi elettori, Zemmour ha fatto dichiarazioni ostili che hanno scioccato.Le Pen si è dimostrata più duttile, intelligente. Non ha rinunciato ai suoi fondamentali, ma ha saputo adattarsi alla situazione. Questo rassicura i francesi”.
La candidata socialista Anne Hidalgo oscilla tra il 2 o 3%. Il Ps si prepara a una storica débâcle?
"Non avrei mai pensato di vedere un candidato socialista superato da quello comunista (Fabien Roussel al 3,5%, ndr). È chiaramente in gioco la sopravvivenza del partito socialista. La prima ragione è che non ha mai voluto fare un bilancio complessivo del quinquennio di Hollande, negli errori ma anche negli aspetti positivi come il fatto che la sinistra abbia fatto politiche redistributive o sia stata capace di ridurre i deficit. Poi in questa campagna elettorale il Ps ha rinunciato a proporre soluzioni su ambiente, sicurezza e immigrazione. Hidalgo è rimasta sui principi classici della socialdemocrazia: laicità, universalismo, uguaglianza”.
Per Macron l'effetto di popolarità dovuto alla guerra è svanito?
“Penso che l'aumento delle intenzioni di voto per Macron sia stato dovuto al fatto che fosse percepito come la persona giusta per gestire una grande crisi. Il rischio ora per lui è dare l'impressione che si preoccupi più della scena internazionale che dei francesi stessi. Si vede che sta cercando di correggere questo aspetto, di avvicinarsi al popolo, di discutere, di rientrare nel calderone francese. Essere il presidente uscente è stato inizialmente un vantaggio per lui, ora non più”.
Una presidenziale che si svolge dopo due anni di Covid e nel mezzo di una guerra, cambia tutto?
“Questa successione di crisi ha cambiato il rapporto dei francesi con le elezioni e forse con la democrazia. Lo vediamo chiaramente nelle loro aspettative nei confronti del Presidente della Repubblica. La prima aspettativa è che il presidente sia in grado di capire i loro problemi e di rispondervi. La seconda aspettativa è la capacità di affrontare gravi crisi. Il mondo sembra essere sempre più minaccioso. Da questo punto di vista è un vantaggio per Macron, perché i francesi credono che abbia una maggiore capacità di gestire le crisi rispetto ad altri”.
Rimane dunque il favorito?
“Dare per scontato la rielezione di Macron, com'è successo negli ultimi mesi, è molto pericoloso. Più del 90% dei francesi dice che il capo di Stato si qualificherà per il secondo turno e il 72% che sarà rieletto. Un'elezione a scatola chiusa, in cui i giochi sembrano già fatti, non è mai buona per il candidato favorito. Mi ricorda un po' quello che è successo 21 aprile 2002. Gli elettori di sinistra erano così sicuri che il socialista Lionel Jospin si sarebbe qualificato per il secondo turno che si sono astenuti o hanno votato per altri candidati. E così Jean-Marie Le Pen è passato al ballottaggio. Mancano pochi giorni di campagna e non possiamo escludere movimenti dell'ultimo minuto”.
Quali sono i temi che condizionano di più il voto dei francesi?
“Tutto ciò che è legato al potere d'acquisto. È una preoccupazione aumentata fortemente e diventata ormai la questione dominante. C'è anche l'ambiente, che rimane un'emergenza importante agli occhi dei francesi, anche se non sanno bene come affrontarla. Per quanto riguarda l'Ucraina, non è un tema trainante ma resta una grande preoccupazione. Ma se queste elezioni presidenziali interessando così poco ai francesi è anche perché le visioni politiche sono poco definite, con qualche eccezione”.
Per esempio?
“Le Pen ha una visione. Si capisce il tipo di società che propone, con l'autorità, il rifiuto dell'immigrazione, la protezione. Possiamo vedere il modello di Mélenchon. Il suo Graal è una società di armonia tra le persone, più umana. Con Macron, c'è anche una visione, anche se è un po' più difficile da definire. Una combinazione di una società aperta, di fiducia, responsabilità e libertà. Penso che ci sia un argomento che può giocare un ruolo importante: la riforma delle pensioni. E' un argomento che divide i francesi e riassume il rapporto non solo con il lavoro, ma tra l'individuo e la collettività”.