Mélenchon il populista sogna l’Eliseo, ma può favorire Le Pen
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI. Spera di essere l'invitato a sorpresa nel duello annunciato per l'elezione presidenziale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. "Ho una possibilità molto seria di riuscirci", ripete in queste ore Jean-Luc Mélenchon. In terza posizione nei sondaggi, il leader della gauche più radicale continua a sognare di potersi ritrovare lui al ballottaggio: nel 2017 ci era arrivato vicino (19,7%). E come allora il populista di sinistra è riuscito una rimonta dei sondaggi (è passato dall'11 al 17% in tre settimane) grazie alla sua capacità di fare campagna. Anche i suoi avversari, gli riconoscono una straordinaria capacità di arringare le folle. A ogni tappa della campagna elettorale, il candidato settantenne ha radunato decine di migliaia di persone, riproiettando i suoi comizi in altre città con un sistema di ologrammi già sperimentato cinque anni fa. Mélenchon tenta di imporsi come l'uni…
PARIGI. Spera di essere l'invitato a sorpresa nel duello annunciato per l'elezione presidenziale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. "Ho una possibilità molto seria di riuscirci", ripete in queste ore Jean-Luc Mélenchon. In terza posizione nei sondaggi, il leader della gauche più radicale continua a sognare di potersi ritrovare lui al ballottaggio: nel 2017 ci era arrivato vicino (19,7%). E come allora il populista di sinistra è riuscito una rimonta dei sondaggi (è passato dall'11 al 17% in tre settimane) grazie alla sua capacità di fare campagna. Anche i suoi avversari, gli riconoscono una straordinaria capacità di arringare le folle. A ogni tappa della campagna elettorale, il candidato settantenne ha radunato decine di migliaia di persone, riproiettando i suoi comizi in altre città con un sistema di ologrammi già sperimentato cinque anni fa. Mélenchon tenta di imporsi come l'unico candidato capace di qualificarsi per il ballottaggio in una sinistra avviata verso la catastrofe.
Nelle intenzioni di voto per il primo turno di domenica nessun candidato della gauche supera il 10 per cento, né l'ecologista Yannick Jadot (6%), né la socialista Anne Hidalgo (2%), il comunista Fabien Roussel (3,5%), né i due candidati trotskisti Philippe Poutou e Nathalie Arthaud intorno all'1%. "Anche sommando le preferenze sui vari nomi, la sinistra non è stata mai così bassa dai tempi di Pompidou", osserva il politologo dell'Ifop, Frédéric Dabi, riferendosi all'elezione del 1969. Nei sondaggi, il pacchetto dei candidati non arriva al 30 per cento, meno del totale delle preferenze per i leader dell'ultradestra Marine Le Pen ed Eric Zemmour.
Ex senatore e ministro socialista, è uscito dal Ps nel 2008 fondando il suo movimento. La France Insoumise oggi governa in alcune città con socialisti e Verdi, ma Mélenchon ha sempre rifiutato l'idea di una primaria aperta per la presidenziale. E ora si presenta come unico salvatore possibile della sinistra. Céline Bracq, direttrice di Odoxa, sostiene che la progressione di Mélenchon negli ultimi giorni sia legata alla tentazione degli elettori di sinistra di un "voto utile" per tentare di rappresentare la gauche al ballottaggio. "Ma mi sembra complicato che succeda davvero", aggiunge Bracq.
Mélenchon ha un punto debole, il suo elettorato è giovane e spesso vota meno di quanto dichiara nei sondaggi. Se poi davvero riuscisse l'exploit di andare al duello contro Macron i sondaggi lo danno perdente con uno scarto più alto di quello di Le Pen. "Non ha un'immagine presidenziale", commenta Brice Teinturier, direttore dell'Ipsos.
Mélenchon aveva perso qualche punto nei giorni dell'invasione dell'Ucraina. Dopo Zemmour, è il leader che ha più sofferto nei sondaggi per la sua posizione nei confronti di Vladimir Putin. Ma l'effetto guerra sta svanendo nella campagna elettorale e lui ora cavalca la paura di vedere Le Pen arrivare all'Eliseo. Nei suoi ultimi discorsi si è rivolto con benevolenza agli elettori di estrema destra, definiti "fachés mais pas fachos", arrabbiati ma non fascisti. C'è una porosità tra i due estremi populisti: circa un terzo dei mélenchonisti è pronto a votare Le Pen in caso di ballottaggio contro Macron.
Promette di "rompere" con il liberalismo economico, preferendo una "società di mutuo soccorso". Ha previsto di convocare un'assemblea costituente per una Sesta Repubblica più parlamentare e partecipativa, sviluppando servizi pubblici e aumentando le tasse sui più ricchi.
Mélenchon cita spesso l'Italia quando spiega le ragioni della sua uscita dal partito socialista. "Ho voluto difendere la tradizione della sinistra francese affinché non venisse cancellata, com'è successo per i compagni italiani". L'anagrafe suggerisce che sia la sua ultima presidenziale. E se non passerà il primo turno si aprirà la domanda su cosa diventerà la France Insoumise, movimento politico costruito sulla sua persona.
Domenica sera comincerà il momento di verità per tutta la sinistra francese. Con un partito socialista che rischia di non superare neanche la soglia del 5%, necessaria ad ottenere i rimborsi elettorali. Ogni partito dovrà pesarsi e vedere chi è in grado di diventare forza trainante per una nuova "cosa" di sinistra.