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Emmanuel Macron: "Voglio restare presidente della Francia contro l'estremismo di destra e sinistra"

Il presidente francese Emmanuel Macron (afp)
Alla vigilia delle elezioni presidenziali, il bilancio del primo mandato e le prospettive per la rielezione dell'inquilino dell'Eliseo. Con la certezza che le frange estreme, pur nella loro differenza, "propongono risposte semplicistiche e contro-verità che coltivano le paure"
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Nel 2017, lei disse che voleva “fare di tutto” perché non ci fosse più “alcun motivo per votare gli estremi”, eppure la somma delle intenzioni di voto a favore di Zemmour-Le Pen-Mélenchon supera il 40 per cento. Qual è la sua parte di responsabilità?

"In questi ultimi cinque anni, siamo riusciti ad affrontare alcune dei temi - disoccupazione, lavoro, deindustrializzazione - sui quali ho avuto un chiaro mandato dai francesi. Ma, quando si guida, si governa o si presiede, si ha sempre una parte di responsabilità. Nel campo dell'immigrazione, i risultati sono insufficienti, ma abbiamo rafforzato la protezione delle frontiere e inasprito le condizioni per l’ingresso nel nostro territorio in un contesto in cui i flussi sono notevolmente aumentati in seguito al deterioramento del contesto internazionale". I flussi e la pressione tra il 2017 e il 2019 sono stati quindi più forti che tra il 201…

Nel 2017, lei disse che voleva “fare di tutto” perché non ci fosse più “alcun motivo per votare gli estremi”, eppure la somma delle intenzioni di voto a favore di Zemmour-Le Pen-Mélenchon supera il 40 per cento. Qual è la sua parte di responsabilità?

"In questi ultimi cinque anni, siamo riusciti ad affrontare alcune dei temi - disoccupazione, lavoro, deindustrializzazione - sui quali ho avuto un chiaro mandato dai francesi. Ma, quando si guida, si governa o si presiede, si ha sempre una parte di responsabilità. Nel campo dell'immigrazione, i risultati sono insufficienti, ma abbiamo rafforzato la protezione delle frontiere e inasprito le condizioni per l’ingresso nel nostro territorio in un contesto in cui i flussi sono notevolmente aumentati in seguito al deterioramento del contesto internazionale". I flussi e la pressione tra il 2017 e il 2019 sono stati quindi più forti che tra il 2015 e il 2017. Su questo è nata un'ansia: non sono riuscito a calmarla e ha alimentato molto i partiti estremisti. Ma il nostro paese non è sommerso, come alcuni sostengono, e “l'immigrazione zero” non è né realistica, né auspicabile. E il progetto che propongo rafforzerà la lotta contro l'immigrazione illegale e faciliterà il ritorno degli stranieri senza permesso di soggiorno al loro paese d'origine".

Lei parla degli “estremi”, al plurale. Mette sullo stesso piano l'estrema destra e l'estrema sinistra?

"No, faccio una distinzione profonda, perché vengono da movimenti molto diversi. Ma, rispetto allo schieramento repubblicano, propongono risposte semplicistiche e contro-verità che coltivano le paure. Il loro rapporto con la nostra Repubblica e i suoi valori è un rapporto di marginalità".

Come definisce l'estrema destra che dice di combattere oggi?

"C'è una storiografia costante su questo argomento e i fondamenti attuali dell'estrema destra sono sempre gli stessi: attacchi e rifiuto della Repubblica, una base di antisemitismo - se non rivendicato, almeno coltivato -, una xenofobia molto chiara e un desiderio di ultra-conservatorismo".

In questo paesaggio, la destra e la sinistra tradizionali lottano per esistere...

"Come avevo constatato nel 2017, questa opposizione non corrisponde più alla realtà delle divisioni e ogni elezione nazionale lo ha dimostrato. Non corrisponde più alle aspettative dei francesi, che vogliono meno false divisioni e più risposte concrete. Ecco perché credo profondamente nel superamento delle divisioni e nell'unione. I due vecchi grandi partiti repubblicani sono diventati dei partiti di eletti locali. Se dovessi dare un’immagine di quello che stiamo facendo dal 2017, parlerei di raggruppamento della socialdemocrazia, dell’ecologia del progresso che rifiuta la decrescita, del centro politico, dei radicali, della destra orleanista e di una parte della destra liberale e bonapartista".

Spera nell'appoggio di Nicolas Sarkozy e sarebbe pronto a lavorare con lui?

"Al di là della natura personale delle elezioni presidenziali, c'è una nozione del mandato che è essenziale. Sono quindi pronto a lavorare con tutti coloro che credono nel mio progetto e vogliono aiutarmi a realizzarlo. Sull'immigrazione, per esempio, voglio difendere l'asilo costituzionale, ma voglio anche proteggere meglio le nostre frontiere, riformare Schengen e rompere le filiere illegali. Sulla questione del lavoro e del merito, per fare solo un esempio, sono d'accordo con quanto sostiene il presidente Sarkozy".

Se sarà rieletto, la sua futura maggioranza prenderà la forma di una coalizione o dovrà riunirsi in un grande partito centrale?

"Credo profondamente che si risponda alle ansie con misure concrete ed efficaci. Se vogliamo farlo in modo chiaro, non dobbiamo ricreare la Quarta Repubblica nella Quinta Repubblica. Sono quindi a favore dell'unità, della riunione e della chiarezza".

Ci sarà posto per Edouard Philippe e il suo partito Horizons?

"Certamente. Nel 2017, feci la scelta senza precedenti di nominare un primo ministro che non era al mio fianco durante la campagna elettorale, e che non era della mia famiglia politica. Ho poi fatto la stessa cosa con Jean Castex. Sono molto contento, a livello politico, di questi anni di lavoro insieme. Entrambi si sono uniti a questa famiglia".

Questo significa che nominerà un terzo primo ministro che viene dalla destra?

"È sempre necessario scegliere colui o colei che si presenti come il più compatibile con ciò che si desidera fare in un dato momento. In ogni caso, questo significherà continuare ad andare avanti nel processo di superamento. Poi ci sarà la questione del governo, in cui saranno presenti figure che possono continuare a dare una dinamica e in cui voglio anche continuare a far emergere una nuova generazione. Avremo bisogno di una sferzata di energia dopo le elezioni presidenziali per dare un nuovo slancio".

Questo balzo in avanti potrebbe arrivare prima del previsto, con le elezioni legislative anticipate?

"La guerra in Ucraina e la situazione internazionale stanno avendo un impatto sulla vita dei nostri compatrioti e sulle nostre imprese. In questo contesto, penso che sia importante poter convocare il Parlamento in caso di emergenza, cosa che non sarebbe possibile in caso di scioglimento. Inoltre, non dobbiamo dare ai nostri compatrioti la sensazione che stiamo giocando con il calendario elettorale. Tanto più che questo calendario è stato fissato dal presidente uscente della Repubblica. Infine, uno scioglimento anticiperebbe le elezioni di soli quindici giorni".

Teme che questa strana campagna possa indebolire il suo mandato?

"No. Prima di tutto, le campagne in cui un presidente uscente si ricandida sono sempre diverse. In secondo luogo, mi sono dichiarato in ritardo più o meno come i miei predecessori. E infine, non ho potuto partire così rapidamente come avrei voluto a causa della fine dell'epidemia e dell'inizio della guerra. È così, fa parte dei doveri. Per il resto, considero che le questioni affrontate in questa campagna sono tutt'altro che secondarie o meschine! Discutere di guerra, geopolitica, energia, potere d'acquisto o lavoro non è né una sotto-campagna, né una non-campagna. E i francesi dovranno fare una scelta forte e consapevole".

Dovremmo passare al proporzionale per risolvere il divario democratico?

"Penso che la rappresentanza proporzionale abbia un vantaggio: permette di far emergere le tensioni che esistono nella società all'interno del parlamento. Sono favorevole perché preferisco avere le divisioni nell'Assemblea Nazionale piuttosto che in strada. Ma sono a favore a condizione che non paralizzi l'esecutivo. La Quinta Repubblica ci ha dato una stabilità e un’efficienza che devono essere preservate".

E il ricorso ai referendum?

"Sono favorevole ai referendum, a condizione che siano separati dalla personalità del Presidente della Repubblica. Prendiamo l'esempio del fine vita, che è un tema estremamente complesso e al quale sono molto sensibile. Uno dei modi migliori per far maturare questo tema potrebbe essere un convegno pubblico, dove gli esperti spiegherebbero gli aspetti tecnici di questo tema ai cittadini presenti. Poi, alla fine di questo processo, che permetterebbe di raggiungere un consenso tra i cittadini, si potrebbe indire un referendum, sul modello di quello irlandese".

Questa è quella che lei chiama “sovranità popolare”?

"Sulla questione dei referendum, la sequenza 2005-2007 è stata traumatica (quando il Paese disse di no alla Costituzione europea prima che il trattato di Lisbona la riprendesse, ndr). Non sono a favore di un referendum di iniziativa popolare, ma non è un caso che l'argomento sia entrato a far parte del dibattito pubblico. Abbiamo affidato a delle autorità amministrative indipendenti decisioni a volte pesanti. Bisogna rivedere questo tema perché alla fine nessuno è responsabile. In una democrazia, un'autorità tecnica non ha un mandato. Dobbiamo dare un nuovo significato al mandato democratico. È il popolo che dà il mandato e, se non è soddisfatto, ti sanziona. Dobbiamo riprendere il controllo e ripristinare la legittimità politica. È quello che stiamo facendo, e anche a livello europeo, per esempio. La questione dell'energia era nelle mani dei tecnici, abbiamo preso decisioni sovrane per mettere in atto scudi energetici per proteggere il potere d'acquisto. Ovunque, dobbiamo ripristinare la sovranità popolare".

A proposito dell'affaire McKinsey, pensa di aver fugato ogni dubbio su un possibile contraccolpo?

"Lo chiamano “l'affaire McKinsey”, ma questa società di consulenza rappresenta solo il 4 per cento dei contratti assegnati. C’è una sorta di antiamericanismo primitivo in questa faccenda. Mettiamo le cose nel giusto ordine. Prima di tutto, McKinsey è sotto inchiesta da parte della procura finanziaria nazionale. Questa è una buona cosa, perché alla fine di questo processo giudiziario sapremo se c'è o no una frode fiscale da parte di questa società. Se c'è, sarà ovviamente condannata e dovrà pagare. In caso contrario, non è meno scioccante che una tale azienda non paghi le tasse ed è per questo che ho portato a livello internazionale la tassa minima sulle aziende che sta per essere attuata. In secondo luogo, non è il presidente della Repubblica che firma i contratti o dà istruzioni per firmarli. La responsabilità è delle amministrazioni, dei ministri e degli operatori. Inoltre, tre quarti degli studi commissionati riguardano dei servizi informatici. Questo è stato fatto per impostare dei sistemi di informazione per affrontare il Covid e mettere in atto delle difese cibernetiche. Non ho esaminato ogni contratto singolarmente, ma se ci sono procedure aberranti, ci devono essere dei procedimenti e un controllo parlamentare. Ci sono dei controlli e in caso di infrazione esistono dei procedimenti. Infine, la risposta politica di chi dice: “Con me non si farà più ricorso a consulenze esterne” è assurda, per non parlare del fatto che viene anche da coloro che ne fanno un uso massiccio".

Perché non ricorrere, invece, a dei funzionari pubblici?

"Se quello che si ottiene dalle società di consulenza è ridondante rispetto a quello che si ha, si fa un cattivo uso del denaro pubblico. Ma prendiamo l'esempio della vaccinazione: fare ricorso una società di consulenza che ha messo in atto una procedura efficace in un Paese e importare la sua pratica è utile. Avere aziende che hanno competenze tecniche che non abbiamo e che ci permettono di formare il nostro personale è rilevante. E a volte è più rilevante che assumere persone a vita creando migliaia di posizioni di dipendenti pubblici. Lo Stato attira persone formidabili capaci di innovare, ma con il vincolo della norma. Molti dei problemi che abbiamo oggi, tuttavia, richiedono di poter lavorare molto rapidamente su situazioni complesse a livello internazionale. Il Covid è stato questo. C'era bisogno non solo di persone che sapessero amministrare, ma anche di talenti che capissero che cosa stavano facendo i cinesi o gli israeliani, gli sviluppi più avanzati a livello scientifico e in termini di innovazione. Questi non erano necessariamente i profili più comuni nell’amministrazione pubblica. Ecco perché voglio che lo Stato lavori molto di più in “équipe di progetto” e non in una rigida amministrazione".

Alcune brochure elettorali dei candidati alla presidenza (afp)

La Costituzione le impedisce, se venisse rieletto, di ripresentarsi per un terzo mandato. Il Macronismo le sopravvivrà, e attraverso chi?

"Per scaramanzia e rispetto per gli elettori di cui cerco la fiducia, non comincerò a chiedermi quali problemi potrei avere tra cinque anni. Chiedo la fiducia dei nostri compatrioti perché ho acquisito esperienza nelle crisi, esperienza internazionale, e ho anche imparato dai miei stessi errori. Le crisi mi hanno temprato, ho ancora un'energia intatta, che mi permette di fare le cose in modo più chiaro e deciso di cinque anni fa. Questo è ciò che conta per me. Voglio convincere i miei concittadini che la Francia ha il suo posto nella risposta alle sfide del mondo contemporaneo. Non sono mai stato disfattista, ma non sono nemmeno ottimista. Non ho mai sottovalutato le nostre difficoltà. I grandi disordini colpiscono tutte le società. Ma, grazie ai nostri valori, siamo tra i meglio attrezzati per affrontarli".

In che senso?

"L'attaccamento della Francia alla libertà è un tesoro. Di fronte al terrorismo e alle pandemie, siamo stati capaci di dotarci di meccanismi di protezione efficaci senza mai cadere nella trappola dell'illiberalismo che tenta molti Paesi, anche in Europa. Il nostro impegno per l'uguaglianza è anche una formidabile risposta alla crisi del capitalismo. Perché il capitalismo si è guastato. Con l'iper-finanziarizzazione, ha creato squilibri all'interno delle società. Abbiamo iniziato a rispondere a questo con le nostre politiche sul lavoro, la reindustrializzazione, il potere d'acquisto e la tassazione equa. Il nostro rapporto con la fraternità è anche una leva formidabile per la nostra società, che aspira a trovare il tessuto che forgia una nazione. Infine, credo che la laicità francese sia la migliore risposta a queste sfide globali. È per tutte queste ragioni che la Francia, come nazione, può dare una risposta unica ed efficace ai disordini del mondo".

Qual è il suo più grande rimpianto rispetto a questi  cinque anni di mandato?

"Il tempo. Le cose vanno così in fretta, così in fretta! Rimpiango di non aver avuto cinque anni fa l'esperienza che ho oggi. Senza dubbio, mi è mancato il tempo a causa della sequenza degli eventi, della tirannia dell'immediatezza e a volte per errori o indisciplina. Forse ho dedicato troppo tempo a cose secondarie. Voglio dedicarmi a progetti essenziali e dedicare meno tempo ad altri. Bisogna riuscire a trovare questo tempo lungo per le cose essenziali che lasciano il segno, altrimenti passa tutto troppo in fretta, non si lascia traccia".

Vuole mettere in atto un nuovo metodo per fare le riforme. Quale?

"Prendiamo la salute. Stiamo facendo un piano storico. Dalla creazione dell'ospedale, non c’erano mai stati così tanti investimenti. È la concertazione che abbiamo chiamato “Ségur de la Santé”. Più di 11 miliardi di euro all'anno per migliorare i salari e 19 miliardi di euro in investimenti. L'ospedale va radicalmente meglio oggi? No. Perché no? Delusione. Perdita di significato. Burocrazia. Quindi c'è un problema di metodo. Quando abbiamo combattuto durante la crisi sanitaria, abbiamo recuperato delle libertà che non avevamo più. È questo ciò che voglio recuperare".

Come si fa?

"Per esempio, la scuola. Siamo uno dei Paesi che investono di più nell'educazione e abbiamo pessimi risultati nei test Pisa con alunni sfiduciati, genitori poco contenti e insegnanti non riconosciuti. Se ne rendono conto tutti. E se ci diciamo che il sistema funziona bene e che dobbiamo metterci più denaro pubblico, non stiamo affrontando il problema. Nei primi mesi del mandato quinquennale, fisseremo il quadro nazionale. Ci sono pietre miliari intangibili: mezz'ora di sport quotidiano nella scuola primaria, rimettere la matematica nel curriculum di base fino alla maturità... Ma dobbiamo fare un patto con gli insegnanti. Chiediamo agli insegnanti di lavorare di più. Alcuni di loro lo fanno già oggi, ma non sono riconosciuti. Voglio rispondere alla sindrome della sala insegnanti, dove chi lavora molto viene a volte deriso da chi fa il minimo sindacale. Lavori svolti a casa, attività extracurricolari, supporto più individualizzato nelle scuole secondarie, supplenze... Tutto questo deve essere remunerato. Il mio obiettivo è che gli insegnanti siano più riconosciuti, i genitori rassicurati e gli alunni preparati meglio. Voglio quindi dare più libertà ai direttori scolastici, più libertà nella gestione del bilancio. Dobbiamo uscire da un sistema troppo centralizzato che porta molti insegnanti ad andare nel settore privato. Lascio quindi delle leve a livello locale, mettendo intorno a un tavolo il sindaco, il preside della scuola, gli insegnanti, i genitori, le attività extrascolastiche senza dimenticare, quando si tratta di scuole superiori o scuole medie, i rappresentanti degli studenti. E per fare tutto questo, ci vorrà una maggiore trasparenza del sistema e sui suoi risultati. Il cantiere per l'istruzione, che è al centro del mio progetto per far progredire il Paese, sarà una priorità e deve poter essere affrontato subito dopo le elezioni".

Quando e come esattamente lancerà la sua riforma delle pensioni?

"Voglio aprire i grandi cantieri (scuola, salute, pensioni, autonomia e giustizia) nel primo anno. Dobbiamo anche continuare la riforma del mercato del lavoro. Per le pensioni, ci sarà una fase di consultazione con le parti sociali. Non lo farò per decreto. Ma il mandato è chiaro, l'ho esposto in tutta la sua trasparenza. Bisognerà iniziare dal prossimo autunno".

Perché affrontare prima di tutto i sussidi pubblici?

"Riuniremo l'RSA [revenu de solidarité active – sussidi al lavoro], l'APL [aide personnelle au logement – sussidi alla casa] e la maggior parte dei sussidi pubblici come gli assegni familiari, che oggi sono molto eterogenei. Abbiamo intenzione di rendere più chiaro il sistema in modo che sia più facile da capire per tutti. Combatteremo l'ingiustizia del “non ricorso”: persone che hanno diritto ai sussidi ma non li richiedono. Non credo alle cifre folli sulle frodi sociali di cui parlano alcuni, ma automatizzando l'intero sistema, saremo in grado di cacciare le persone colpevoli di abusi. Ne guadagneremo in efficienza".

La sicurezza è il punto debole del macronismo?

"In due anni, abbiamo messo in campo 10.000 agenti di polizia e gendarmi in più. Ho dato alla giustizia i mezzi per andare più veloce con un aumento storico del suo bilancio (30 per cento) e riforme strutturali come la digitalizzazione delle procedure. Questo quinquennio era piuttosto ingrato in questo senso, perché abbiamo riparato molto. All'inizio del mandato, abbiamo investito molto nell'antiterrorismo e nell'intelligence. Me ne assumo tutta la responsabilità. Accanto a questo, ho promosso una riforma approfondita che permetterà alla polizia di risparmiare tempo sul campo. Abbiamo cambiato le macchine, i locali, ci siamo dotati di telecamere. Duecento brigate di polizia saranno aperte nelle zone rurali nei prossimi tre anni. In quartieri molto difficili, stiamo schierando una forza d'intervento per un periodo tra i sei e i diciotto mesi che coinvolge tutti gli attori: polizia, giustizia, ma anche educazione. La società è più violenta, questo è un fatto. Le risposte sbrigative e demagogiche che consistono nel dire che il nostro problema è lo Stato di diritto, in particolare nel rispondere ai problemi di insicurezza, sono false. L'autodifesa o la fine delle libertà per rispondere a un problema di sicurezza quotidiana è una cattiva risposta".

Lei ha denunciato le manipolazioni politiche che circondano la morte di Jérémie Cohen. Questa tragedia non dimostra, nonostante tutto, l’estrema violenza che dilaga nel Paese?

"Il mio pensiero va alla famiglia di Jèrémie Cohen, alla quale voglio assicurare il mio sostegno e il mio affetto. La giustizia è al lavoro e deve poterlo svolgere serenamente: come Presidente della Repubblica, io ne sono il garante. Quando si aspira a responsabilità di primo piano, non si dovrebbe strumentalizzare la violenza, ma dire come la si combatte. Ho menzionato il mio programma per la sicurezza, per combattere la violenza a ogni livello. Potrei anche sottolineare l’attivazione in questo quinquennio dei nostri poliziotti, gendarmi e magistrati per stabilire la natura razzista o antisemita dei crimini e dei delitti. Vorrei anche dire che la riduzione della violenza deve essere raggiunta attraverso un intervento alla radice. Dobbiamo lottare contro i contenuti di odio sui social network che corrompono l’anima dei giovani. Ecco perché attiveremo il controllo parentale di default su tutti i dispositivi. Fare dei repubblicani, insegnare il rispetto, questo sarà al centro del lavoro per la scuola".

Come possiamo ridurre il debito nazionale?

"Ho un progetto di sviluppo che si finanzia senza aumentare il debito o le tasse. Il progetto che propongo garantisce una parte dell’economia, le cui leve sono la piena occupazione, la pensione a 65 anni e la riforma dello Stato. Si può fare! La prova: con tutte le crisi che abbiamo affrontato da metà mandato, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di ridurre la disoccupazione. Dobbiamo continuare. Il modello in cui credo è quello di un miglioramento della nostra crescita potenziale. Il problema francese è la disoccupazione di massa e la deindustrializzazione. Poi c'è stato lo short termism nei bilanci. Abbiamo fatto tagli e aumenti di tasse. Sono il primo da molto tempo ad aver ridotto il deficit pur riducendo le tasse. Credo in questo modello in cui continuiamo a ridurre le tasse sui fattori di produzione e a investire massicciamente sui principali fattori produttivi (educazione, salute, industria). Credo in un modello in cui si riducono le spese correnti per investire di più. Coloro che sono a favore dei tagli permanenti si sbagliano".

La reazione dell'Europa è commisurata all'emozione e all'orrore per i massacri di Bucha?

"Dall'inizio di questa guerra, l'Europa si è allineata alle sanzioni. A livello economico, finanziario, energetico o politico, non abbiamo mai preso decisioni così rapide e forti. Quello che sta succedendo a Bucha, dove centinaia di civili sono stati barbaramente uccisi, è un massacro insopportabile. È molto verosimile che lì sia stato commesso un crimine di guerra e i responsabili ne dovranno rispondere davanti alla giustizia internazionale e alla storia. Non resteremo indifferenti. Sono a favore di una nuova serie di sanzioni europee contro la Russia per porre fine a questi abusi. Vorrei aggiungere che sono profondamente disgustato dal fatto che i candidati presidenziali stiano minimizzando questo problema. Equivale a uccidere queste persone innocenti una seconda volta. Per me, è un atteggiamento indegno e squalificante per chiunque pretenda di esercitare delle responsabilità".

traduzione di Luis E. Moriones

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