Sempre più rabbia contro il lockdown anti-Covid a Shanghai: "Manca il cibo, siamo alla fame"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Se il supermercato è chiuso, cosa compro? Cosa mangio? Cosa bevo? State portando le persone alla morte. Vivo a Putuo, Shanghai. I miei genitori sono chiusi in casa da due mesi per colpa vostra. Come hanno vissuto in questi due mesi? Mia nonna vive da sola, nessuno si prende cura di lei. Ci avete rinchiusi. Governo di Shanghai, siete umani? State incitando le persone normali alla rivolta”. E’ lo sfogo di un ragazzo ripreso da una telecamera di sorveglianza di un cortile di un edificio residenziale a Shanghai e postato su Twitter questa mattina. Nelle immagini, mentre il ragazzo parla al telefono con qualcuno, ad un certo punto si vede arrivare una ragazza che cerca di calmarlo. Ma lui continua: “Il governo non sta facendo niente. Avevo preparato le scorte fino al 5 aprile (il giorno in cui il lockdown sarebbe dovuto finire, ndr), non ho più soldi. Il mio negozio rimane chiuso, ma i miei dipendenti hanno bisogno di mangiare. Non me ne fre…
PECHINO - “Se il supermercato è chiuso, cosa compro? Cosa mangio? Cosa bevo? State portando le persone alla morte. Vivo a Putuo, Shanghai. I miei genitori sono chiusi in casa da due mesi per colpa vostra. Come hanno vissuto in questi due mesi? Mia nonna vive da sola, nessuno si prende cura di lei. Ci avete rinchiusi. Governo di Shanghai, siete umani? State incitando le persone normali alla rivolta”. E’ lo sfogo di un ragazzo ripreso da una telecamera di sorveglianza di un cortile di un edificio residenziale a Shanghai e postato su Twitter questa mattina. Nelle immagini, mentre il ragazzo parla al telefono con qualcuno, ad un certo punto si vede arrivare una ragazza che cerca di calmarlo. Ma lui continua: “Il governo non sta facendo niente. Avevo preparato le scorte fino al 5 aprile (il giorno in cui il lockdown sarebbe dovuto finire, ndr), non ho più soldi. Il mio negozio rimane chiuso, ma i miei dipendenti hanno bisogno di mangiare. Non me ne frega niente: che il Partito comunista mi venga a prendere! Dov’è il Partito? Dov’è il comunismo? Bastardi! Il governo sta mentendo. Come possono le persone normali vivere così?”.
Nella Shanghai sigillata in un lockdown che sembra non finire più, si lotta per il cibo. E non solo. I casi nella capitale finanziaria della Cina - metropoli da 25 milioni di abitanti - continuano a salire per il sesto giorno consecutivo: oggi 19.982 (322 sintomatici). E allora il blocco totale che doveva terminare due giorni fa è stato esteso, sine die. E ripartono i tamponi a tappeto. Con la gente confinata in casa che si lamenta perché scarseggia il cibo, manca da mangiare: la distribuzione va a rilento viste le restrizioni che stanno bloccando i camionisti, le consegne a domicilio a singhiozzo, le app sovraccariche e ci si azzuffa all’alba per accaparrarsi le provviste portate dai volontari. Girano video sui social di residenti, frustrati, che se la prendono, picchiando, con gli operatori sanitari che devono far rispettare il lockdown.
I funzionari del governo continuano a ripetere che la città ha abbastanza scorte pur ammettendo le difficoltà e i ritardi nella distribuzione. Questa mattina, durante una conferenza stampa, il vicesindaco Chen Tong ha promesso che avrebbe cercato di riaprire alcuni mercati all'ingrosso e negozi di alimentari, e che avrebbe permesso a più fattorini di uscire dalle aree bloccate. Sui social crescono le testimonianze di chi si sveglia all’alba pur di riuscire a ordinare qualcosa e farselo portare a casa, ma spesso le consegne vanno esaurite in pochi secondi. La città ha ancora circa 11mila corrieri per la consegna di cibo in servizio ogni giorno, ha detto ieri un funzionario del governo. I corrieri di società come Meituan e Ele.me, di proprietà di Alibaba, si vedono ancora in giro per le strade, ma alcuni sui social media hanno messo in dubbio come così pochi corrieri possano servire una città enorme come Shanghai.
Intanto il Partito, che non intende spostarsi di una virgola rispetto alla strategia della tolleranza zero contro il Covid, ha pubblicato una lettera rivolta ai compagni-funzionari della città per aiutare gli operatori sanitari in prima linea in questa guerra contro il virus. “Dobbiamo avere il coraggio di sguainare le nostre spade e lottare contro tutti i tipi di comportamenti che interferiscono e minano la situazione generale della lotta contro l’epidemia”.
Epicentro di questa nuova ondata di Covid che sta colpendo tutta la Cina, a Shanghai dal primo marzo a oggi si sono registrati già 114mila casi: numero più alto rispetto ai due anni passati messi assieme.