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Ucraina-Russia, cosa è successo oggi: Russia fuori dal Consiglio dei diritti umani Onu, la Ue chiede blocco import di gas e petrolio

La sessione delle Nazioni Unite con il voto sulla sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani
La sessione delle Nazioni Unite con il voto sulla sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani (reuters)
La decisione alle Nazioni Unite senza l'appoggio della Cina, mentre l'Unione Europea ha approvato la risoluzione sul blocco delle importazioni dei combustibili dalla Russia. Sul fronte militare, i vertici ucraini lanciano l'allarme sulla situazione a Odessa e Mariupol, mentre il sindaco di Dnipro ha invitato gli abitanti ad andarsene 
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 New York. Oggi è il giorno delle Nazioni Unite e del Parlamento europeo. Mentre la Russia è stata sospesa dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede il blocco delle importazioni di gas, petrolio, carbone e combustibile nucleare dalla Russia. La decisione dell’Onu è stata votata a maggioranza dall’Assemblea generale, che ha approvato la richiesta americana con 93 voti a favore. La Cina ha votato no. Nella bozza di risoluzione, che ha tra i ‘co-sponsor’ l’Italia, si chiedeva di “sospendere il diritto della Russia di far parte” del Consiglio. L’ambasciatore dell’Ucraina, Sergiy Kyslytsya, aveva invocato un “buon voto con un buon risultato”.

E’ stato accontentato, ma dal fronte arrivano notizie drammatiche. L’avanzata della Russia dal fronte orientale ha ripreso forza, probabilmente, come sostiene il ministero della Difesa di Kiev, perché i russi “stanno imparando” a contrastare gli ucraini. Tra gli scenari possibili, l’attacco chimico. L’Organizzazione mondiale della Sanità sta valutando “tutti gli scenari e sta mettendo a punto eventuali piani di emergenza”. Mariupol distrutta, Odessa sotto attacco, Dnipro a rischio.

Bucha continua a contare i suoi morti e ad alimentare polemiche, ma intanto il sottosegretario generale alle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha annunciato il “prossimo passo”: l’apertura di una indagine sui massacri di Bucha. L’appello a “fare luce su crimini di guerra” è arrivato anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi.

Da Dnipro a Odessa, le ore più difficili

A Odessa la situazione si fa più drammatica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato l’allarme: “Mariupol è quasi distrutta, ora rischia Odessa”. Il sindaco di Dnipro, Borys Filatov, ha detto che donne, bambini e anziani devono lasciare la città perché i combattimenti si intensificheranno nei prossimi giorni. “Tutti quelli che ne hanno la possibilità - ha dichiarato - devono andarsene”. Dnipro, che ha quasi un milione di abitanti, finora era stata risparmiata dagli orrori della guerra. 

Kiev ammette, “i russi cominciano a capire meglio come contrastarci”

La Russia è pronta a riprendere gli attacchi a Kiev se riuscirà a ottenere il controllo totale delle regioni orientali di Donetsk e Luhansk. Lo ha detto il vice capo delle forze di terra ucraine, Oleksandr Gruzevich. “E’ probabile - ha dichiarato durante un briefing online - che il nemico non abbia riunciato a un secondo attacco a Kiev”. L’ipotesi è confermata dalla vice ministra della Difesa, Hanna Malyar, secondo la quale l’obiettivo a lungo termine del Cremlino è prendere tutta l’Ucraina. “Volevano farlo velocemente - ha aggiunto - ma hanno fallito. La Russia però non ha abbandonato i suoi piani”. La strategia, ora, sarebbe quella di puntare a “piccoli obiettivi” in modo da mostrare “qualche successo” e riportare entusiasmo tra i soldati, stremati, a corto di rifornimenti, e decimati dalla resistenza ucraina. “Il nemico - ha concluso la ministra - sta imparando a combatterci. Nei primi giorni erano disorientati, ora stanno aggiustando tattica e strategia, e stanno prendendo tempo in modo da capire meglio come affrontarci”. 

Il fronte diplomatico

Dal fronte diplomatico arrivano notizie contrastanti. Uno dei personaggi di punta della delegazione ucraina, il consigliere Mykhailo Podolyak, ha detto che l’”ostilità verso i media” da parte di Mosca deve essere ridotta, altrimenti il dialogo non potrà partire. Podolyak ha accusato i propagandisti russi di essere “responsabili delle atrocità commesse in Ucraina” al pari dei soldati. Al tavolo delle trattative ora non siede nessuno, ma le candidature non mancano. Una di queste fa discutere. Il controverso presidente russo Alexander Lukashenko, fedele alleato di Putin, ha dichiarato che il suo Paese “deve essere coinvolto” nei negoziati per mettere fine al conflitto in Ucraina. “Non ci può essere accordo senza l’appoggio della Bielorussia - ha aggiunto - dal momento in cui ci avete chiamato in causa, la nostra posizione deve essere ascoltata”. Il ministro degli Esteri, Vladimir Makei, ha proposto la presenza di Lukashenko alle ultime fasi dei negoziati. 

Mosca condanna sanzioni a figlie di Putin, “decisione difficile da capire”

Il Cremlino ha definito “difficili da capire e da comprendere” la nuova ondata di sanzioni decise dagli Stati Uniti, e che mirano a colpire anche le figlie di Vladimir Putin, Maria Vorontsova e Katerina Tikhonova. “Ovviamente - attacca il Cremlino - consideriamo queste sanzioni essere una conferma di una posizione assolutamente rabbiosa. La linea in atto di imporre restrizioni contro i familiari si commenta da sola”. “Questa - ha aggiunto il governo russo - è qualcosa di difficile da comprendere e spiegare. Sfortunatamente, abbiamo a che fare con avversari simili”.