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I mercenari del Cremlino, ora la Wagner è nel Donbass: raduna una legione straniera per rimpiazzare i caduti russi

I soldati di ventura chiamati in causa per gli eccidi finora hanno avuto un ruolo limitato. Adesso reclutano veterani all'estero per conto di Mosca
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Il primo è stato fotografato a Donetsk, la capitale della repubblica secessionista, in un luogo simbolico: l'albergo che un tempo ospitava gli osservatori internazionali incaricati di monitorare il conflitto nel Donbass. Più dello stemma con il teschio sul braccio, a testimoniarne l'identità è il suo equipaggiamento: un Kalashnikov personalizzato con silenziatore, l'arma tipica dei mercenari della Wagner. 

LA MAPPA DEL CONFLITTO

I soldati di ventura russi sono stati evocati spesso nel corso della guerra in Ucraina e indicati come responsabili di eccidi brutali: vengono citati pure nelle intercettazioni degli 007 tedeschi sui massacri di Bucha. Ma sul loro ruolo nel conflitto gli analisti sono divisi. La "compagnia militare privata" fondata dall'ex colonnello Dimitry Utkin e posseduta da Yeugeny Prigozhin, così vicino a Putin da venire chiamato "il cuoco del Cremlino", negli ultimi anni &egra…

Il primo è stato fotografato a Donetsk, la capitale della repubblica secessionista, in un luogo simbolico: l'albergo che un tempo ospitava gli osservatori internazionali incaricati di monitorare il conflitto nel Donbass. Più dello stemma con il teschio sul braccio, a testimoniarne l'identità è il suo equipaggiamento: un Kalashnikov personalizzato con silenziatore, l'arma tipica dei mercenari della Wagner. 

LA MAPPA DEL CONFLITTO

I soldati di ventura russi sono stati evocati spesso nel corso della guerra in Ucraina e indicati come responsabili di eccidi brutali: vengono citati pure nelle intercettazioni degli 007 tedeschi sui massacri di Bucha. Ma sul loro ruolo nel conflitto gli analisti sono divisi. La "compagnia militare privata" fondata dall'ex colonnello Dimitry Utkin e posseduta da Yeugeny Prigozhin, così vicino a Putin da venire chiamato "il cuoco del Cremlino", negli ultimi anni è diventata lo strumento chiave della politica d'espansione russa: permette a Mosca di intervenire nel mondo senza un coinvolgimento ufficiale. Dalla Siria alla Libia, dal Sudan al Mali, questi mercenari hanno garantito grandi risultati con un impegno limitato: "Siamo l'altra faccia della medaglia", è il loro motto. Per le sue operazioni la Wagner attinge dai ranghi delle truppe scelte russe: ex paracadutisti, fanti di marina, commandos delle forze armate e dei servizi segreti. Militari di mestiere, che dopo avere completato il periodo di ferma passano alla "libera professione" con la Wagner. Ma restano riservisti, ossia possono venire richiamati nei reparti dell'esercito regolare.

Per questo molti ritengono che la presenza in Ucraina dei mercenari sia stata minima e che comunque non abbiano operato in maniera autonoma: se erano a Bucha, agivano all'interno dell'esercito. Anche le notizie sul trasferimento di personale e armamenti dalla Libia e dal resto dell'Africa finora non hanno trovato riscontri. D'altronde i generali di Mosca diffidano di questi "guerrieri a pagamento", poco disciplinati e abituati al saccheggio. Un'antipatia ricambiata, come emerge dalle chat e persino dalle canzoni messe in rete dai reduci della Wagner: accanto alla stella rossa sovietica esibiscono lo stemma delle Waffen Ss e una runa vichinga che - sottolineano - "vuol dire bottino, soldi e godimento". Perché "quando diventi un mercenario, non puoi tornare indietro. Sarà impossibile stare in ufficio seguendo gli ordini di bastardi in giacca e cravatta. Capirai di amare la guerra e non cercare altro". Postano video in cui, assieme alle battaglie tra le case di Palmira e di Tripoli, ostentano le torture e le esecuzioni dei jihadisti catturati: "Uccidili tutti e fottiti!", scrivono sulla fiancata dei lanciarazzi, da loro ribattezzati "l'orchestra della buona musica".

Ma la situazione in Ucraina sta cambiando rapidamente. Davanti alle perdite disastrose, il Cremlino ha bisogno urgente di rinforzi: non reclute inesperte, ma veterani pronti per la prima linea. Per questo sta incentivando con premi in denaro e altre agevolazioni - si vocifera di un'amnistia dei reati precedenti e dell'immunità per quelli futuri - il ritorno dei riservisti in caserma, inclusa parte di quelli della Wagner, che provengono dalle brigate d'élite decimate negli scontri alla periferia di Kiev.

Questo momento di crisi però sta facendo emergere un altro ruolo della compagnia privata. Nelle sue squadre ci sono pure mercenari di quindici paesi diversi, tra cui serbi, ucraini di etnia russa, kazaki, armeni, moldavi, ungheresi, slovacchi, montenegrini e macedoni. In più, hanno combattuto fianco a fianco con i miliziani siriani e africani: sanno di chi fidarsi. Ed ecco che nella nuova fase del conflitto, la Wagner sembra avere la missione di raccogliere all'estero le risorse umane qualificate per la carneficina di Putin, senza intaccare le forze di Mosca, destinando al fronte caldo del Donbass militari di altre nazionalità: la Wagner insomma si sta trasformando nella "legione straniera" del Cremlino. Non a caso, parecchi dei suoi combattenti sono proprio ex legionari francesi d'origine slava: "mastini della guerra" - l'unico slogan che hanno preso dai contractor occidentali - che non vedono l'ora di tornare in trincea.